Partito della margherita

L’ex tesoriere Lusi e il «sistema» per nascondere 25 milioni di rimborsi elettorali

di Ivan Cimmarusti

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Luigi Lusi (Ansa)


3' di lettura

Un «sistema» di società estere per dirottare circa 25 milioni di euro di rimborsi elettorali per la Margherita. Una sottrazione - riconosciuta anche dalla Corte di Cassazione - avviata a partire dal 2002, quando Luigi Lusi era stato nominato tesoriere per nomina fiduciaria del segretario Francesco Rutelli, anche lui rimasto vittima di questa maxi frode. Per queste accuse Lusi sta scontando una pena a 7 anni di reclusione. Tuttavia, se pure è stato confiscato un patrimonio per 9 milioni di euro, mancano all’appello ancora 16 milioni. Un tesoretto di cui si è persa traccia.

La segnalazione di Bankitalia
L’inchiesta inizia formalmente con una segnalazione per operazione sospetta della Banca d’Italia. L’atto, del 2012, fece luce sull’acquisto di un appartamento in via Monserrato a Roma, nelle vicinanze di Piazza Navona. Ed è nelle pieghe dei documenti di questa compravendita che sono saltate fuori due società estere, la Ttt srl e la Paradiso, attraverso cui l’allora tesoriere era riuscito a veicolare i capitali dei rimborsi elettorali con un intricato sistema di fatture per operazioni inesistenti.

Le società estere e la casa in Canada
Nel corso di un interrogatorio con i magistrati della Procura di Roma, Lusi ha ammesso di aver movimentato denaro e di aver acquistato un appartamento in uno dei quartieri più prestigiosi di Toronto. Ha raccontato, in particolare, di operazioni per circa 2 milioni di euro attraverso il conto di un parente. «Sono - ha detto - 1,6 milioni dal conto di F.P. più 273mila euro da Ttt (società, ndr). Le somme sono state prestate a Filor, altra società di diritto canadese. Si trattava, in questo caso, di un investimento privato finalizzato alla costruzione di una casa nel paese natio di mia moglie».

La condanna della Corte dei Conti
A dicembre 2013 anche la Corte dei Conti ha inflitto una pesante condanna a Lusi. In particolare ha ordinato di risarcire lo Stato con 22 milioni 810mila 200 euro, il valore preciso della truffa. Gli stessi magistrati contabili hanno riconosciuto che l’allora tesoriere aveva commesso «un numero indeterminato di delitti, di appropriazione indebita, riciclaggio, fraudolenta intestazione di valori ed altri illeciti strumentali finalizzati a realizzare una serie indeterminata e sistematica sottrazione di risorse dai conti dell'associazione Democrazia è libertà - La Margherita». In particolare Lusi avevae fatto «ripetutamente atti di disposizione del patrimonio della Margherita grazie ai quali risorse di competenza della predetta associazione politica venivano utilizzate al fine di profitto personale».

La confisca per 9 milioni
Oggi sono stati definitivamente confiscati beni per 9 milioni. Si tratta di mobili e immobili dell’ex parlamentare . Tra i beni confiscati ci sono quote sociali e l’intero patrimonio aziendale di una società di capitali, una villa a Genzano di Roma, del valore di circa 4,1 milioni di euro, 6 appartamenti, 1 box e 1 terreno ubicati a Roma e in provincia de L’Aquila, per un valore complessivo di circa 3,7 milioni di euro. E ancora: conti correnti, polizze assicurative e fondi d’investimento per circa 1,3 milioni di euro.

Margherita, confisca e donazione allo Stato attua nostra decisione
«Il collegio dei liquidatori e il comitato dei garanti della Margherita in liquidazione esprimono soddisfazione per l’esecuzione dell’ordinanza della Corte di Appello di Roma per la confisca dei beni dell’ex tesoriere Luigi Lusi. La confisca, come confermato dalla sentenza definitiva della suprema Corte di Cassazione, trova il suo fondamento nella decisione da parte della Margherita di donare allo Stato tutti i beni provenienti dalle azioni nei confronti di Luigi Lusi». I liquidatori ricordano inoltre che le azioni di risarcimento in sede civile non si esauriscono con la confisca dei beni, ma stanno continuando e continueranno nei confronti di Lusi e della moglie, sia in Italia che all'estero; anche da parte di Francesco Rutelli, calunniato dall’ex-tesoriere, come stabilito definitivamente dalla Cassazione.

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