ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùDIARIO DI BORDO DELL’ECONOMIA - CENTRO STUDI TAGLIACARNE

L’export alimentare nella morsa del conflitto

2' di lettura

La crisi russo-ucraina porta con sé questioni di vario tipo. E all’interno di queste tematiche una parte rilevante la riveste il condizionamento che l’economia può subire rispetto all’escalation delle sanzioni verso la Federazione Russa e alla ridotta domanda proveniente dall’Ucraina. Se si guarda al tema delle esportazioni, la forte centralità delle vendite all’estero verso l’Unione europea ridimensiona in modo consistente la probabilità che questi flussi possano risentire in qualche modo del conflitto e consentono di mettere al centro dell’attenzione altre questioni come, ad esempio i costi delle bollette elettriche e del gas. Tuttavia, determinati territori e filiere possono comunque essere condizionati visto che i due paesi in guerra rappresentano mercati di forte impatto. Ed il Nord-Ovest (ovvero l’unione di Piemonte, Valle d’Aosta e Liguria) rappresenta una situazione in cui questi fenomeni si verificano. L’impatto delle esportazioni dell’area verso Russia e Ucraina è stato nel 2021 del 2% (quasi 1,2 miliardi di euro in cifra assoluta) a fronte dell’1,9% nazionale. Un export quasi tutto trainato dal Piemonte (da cui arriva oltre un miliardo di vendite) e che tutto sommato non vede particolari squilibri sul territorio visto che le incidenze delle vendite verso i due paesi belligeranti rispetto al totale export sono comprese fra lo 0,4% di Verbano-Cusio-Ossola e il 3,6% della provincia di Savona. Ma a livello di filiere caratteristiche del Nord-Ovest alcune di esse potrebbero avere pesanti contraccolpi. Relativamente al sicuro sembrano essere i primi tre settori in ordine di valori assoluti esportati, ovvero macchine di impiego generale, autoveicoli e parti di accessori per autoveicoli e loro motori il cui peso in termini di export verso i paesi belligeranti è compreso fra lo 0,8 e il 2,3%. Meno al sicuro sembrano essere invece alcune filiere dell’alimentare (ed in particolare i cosiddetti altri prodotti alimentari al cui interno trova posto l’industria connessa al cioccolato) e le bevande.

LA FOTOGRAFIA
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Con riferimento al primo insieme di attività economiche il peso dell’export verso la Russia e Ucraina supera il 4% (Italia 3%) arrivando a sfiorare il 10% nella città metropolitana di Torino. Per le bevande, invece, il mercato russo-ucraino rappresenta il 5,6% delle vendite dell’area Nord-Occidentale del paese (Italia 2,9%) e arriva a costituire il 17% nella Città metropolitana di Torino. Al di fuori del perimetro dell’industria alimentare si evidenziano altre due filiere che coniugano volumi di affari elevati e incidenze dell’export verso i due paesi particolarmente rilevanti. Si tratta degli articoli di abbigliamento, ad esclusione di quelli in pelliccia, il cui peso dell’export verso Russia-Ucraina è del 4,7% sfiorando il 10% in provincia di Vercelli e degli altri prodotti chimici (esplosivi, colle, oli essenziali) che per il 4,2% vanno in
direzione dei paesi in conflitto arrivando a rappresentare il 6,6% in provincia di Savona.

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