AVANGUARDIA DELLA CRESCITA

L’export ancora decisivo per le Pmi delle Marche

Al Convegno Confindustria-Audi di Montelabbate le prospettive delle imprese del territorio. Tardini (Piccola Industria Marche): è stata l’ancora di salvezza in questi anni di crisi. Fabrizio Longo (direttore di Audi Italia ), Carlo Robiglio (presidente della Piccola Industria di Confindustria) e Fabiana Scavolini (ad di Scavolini) a confronto

di Michele Romano


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2' di lettura


«Le Marche sono la regione del bello e ben fatto e l’export continua a essere il fattore trainante del nostro sistema produttivo, l’ancora di salvezza in questi anni di turbolenza dovuti alla crisi economica e, ancora oggi, supporta il mercato interno». Sfoglia i numeri dell’export Gianni Tardini, presidente della Piccola Industria regionale, che mettono la regione all’ottavo posto in Italia nel rapporto tra fatturato estero e Pil, individuano 6.645 operatori che operano fuori dai confini nazionali (il 4,9% del totale italiano) e valgono il 2,6% delle esportazioni di made in Italy. Se ne discuterà il 20 novembre al convegno Audi-Confindustria
di Montelabbate (PU) a cui parteciperanno anche l presidente della Piccola di Confindustria, Carlo Robiglio, il direttore di Audi Italia, Fabrizio Longo,
il vice Presidente Entrepreneurship & SME Committee Business Europe, Diego Mingarelli e l’amministratore delegato di Scavolini, Fabiana Scavolini.

La crescita del 2019
Nel primo semestre di quest’anno e dopo un 2018 in frenata (-0,9%), il fatturato è cresciuto del 3,6% rispetto al 2,7% della media italiana, soprattutto grazie al contributo di settori molto fluttuanti come farmaceutico e produzione di navi, anche se a livello merceologico il primato dell’export va al settore macchinari ed apparecchi (che pesa per il 16,4% sul totale), seguito da articoli in pelle e calzature (14,9%).
Nonostante la crescita del peso dei paesi emergenti tra le destinazioni commerciali delle produzioni marchigiane, il 59,9% delle esportazioni è diretto verso i paesi dell’Unione Europea, con Germania (10,9%), Francia (9,7%) e Belgio (8,4%) primi tre mercati di sbocco; subito dietro ci sono gli Stati Uniti (7,1%), mentre la Cina ha ancora un peso marginale (2,5%), analogo a quello della Turchia (1,8%).

La nuova fase
«Siamo però all’inizio di una nuova fase internazionale, che potrebbe minare le basi di quel multilateralismo commerciale che fa la fortuna anche delle Marche, con i valori identitari dei nostri prodotti che hanno un richiamo straordinario sui mercati mondiali», spiega Tardini con un riferimento ai «dazi americani, alle contro-sanzioni della Russia, alle incertezze legate alla Brexit e alle debolezze che stanno emergendo nell’economia tedesca e innescate dall’indebolimento dell’automotive». Motivo in più «per guardare oltre chi ci sta vicino, lavorando seriamente nella filiera delle aziende leader che hanno una maggiore propensione all’export, cogliendo le opportunità offerte dall’adozione delle tecnologie 4.0 e avendo meno diffidenza verso i mercati digitali».

Il deficit delle infrastrutture
Resta aperto, infine, il nodo infrastrutturale: le merci devono viaggiare velocemente, ma il tratto marchigiano dell’A14 è al collasso, Quadrilatero e Fano-Grosseto sono ancora da completare, il raddoppio della linea ferroviaria da Falconara a Orte è solo una promessa, l’uscita dal porto di Ancona un’utopia che dura da trent’anni e mentre sul porto di Ancona pubblico e privato spenderanno 170 milioni per trasformarlo in uno scalo moderno e green, l’aeroporto di Falconara fatica ad attirare compagnie ed agganciare nuove rotte nonostante l’avvento di una nuova proprietà. Un controsenso per una regione che deve aumentare ancora la sua vocazione all’estero.

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