ISTAT

L’export argina la crisi con auto, farmaci e food. Boom in Cina

A luglio calo annuo ridotto al 7,3% con volumi quasi doppi rispetto ad aprile. Boom in Cina, bene Germania, Francia e Usa

di Luca Orlando

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(Afp)

A luglio calo annuo ridotto al 7,3% con volumi quasi doppi rispetto ad aprile. Boom in Cina, bene Germania, Francia e Usa


2' di lettura

Un dato brutto, certo. Ma in fondo quasi normale. Il calo annuo del 7,3% dell’export italiano a luglio non rappresenta in effetti più un’anomalia assoluta rispetto ai trend passati, in altri mesi di periodi pre-covid si è visto di peggio.

Se ancora non si può parlare di ritorno alla normalità pare però evidente la progressiva stabilizzazione della situazione. Passata per l’export dal quasi dimezzamento dei volumi di aprile, il mese più duro della crisi, ad un più confortante calo contenuto in una singola cifra.

Segno meno che in termini settoriali peraltro presenta qualche eccezione. Come il settore alimentare e l’elettronica, in progresso di oltre un punto. Ma soprattutto le auto, crollate di quasi 30 punti nel primo semestre e ora in ripresa del 5,7%. Mini-rimbalzo, d’accordo. Ma pur sempre un’inversione di trend, da qualche parte si deve pur ricominciare.

Lo scatto più robusto è però per il comparto farmaceutico, in progresso del 12,8%, dato in grado di migliorare la già scintillante performance del primo semestre.

Tessile-abbigliamento e meccanica restano in calo deciso, ma in quasi tutti i settori (l’eccezione è la chimica) il dato tendenziale di luglio presenta un miglioramento rispetto alla media precedente. Capita ad esempio per l’area ampia di macchinari e attrezzature, giù di quasi 20 punti nel primo semestre, solo di 8,3 nell’ultima rilevazione. Nel complesso le vendite di luglio, oltre 42 miliardi di euro, sono quasi il doppio rispetto a quanto realizzato ad aprile.

In termini geografici il -7,3% è quasi equamente ripartito tra Europa (-6,4%) e mercati extra-Ue (-8,1%), con risultati significativi in termini di miglioramento in particolare per Germania e Francia, i nostri primi mercati di sbocco, dove il calo è ora limitato a 5-6 punti, meno della metà rispetto alla media precedente.

Deciso passo in avanti anche nelle vendite verso gli Stati Uniti, dove il calo è del 5,4%, anche in questo caso frenata dimezzata rispetto al primo semestre.

Ma il vero “botto” è in Cina, la cui economia evidentemente è ripartita alla grande, a giudicare dal +14% nelle nostre vendite, grazie tra l’altro ad un raddoppio dell’area dei metalli, a dieci punti di crescita nei macchinari, ad un balzo superiore per chimica e farmaceutica.

I progressi di luglio abbattono anche la frenata media del made in Italy nel 2020, scesa ora al 14%. Già a questo punto, e senza contare i possibili progressi dei prossimi mesi, si tratta comunque di un risultato migliore rispetto a quanto accaduto nel disastroso 2009, quando la crisi innescata da Lehman Brothers cancellò un quinto delle nostre vendite. Insomma, se oggi siamo messi male, in passato siamo risaliti quando le cose andavano anche peggio.

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