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L’export di orologi frena la caduta a giugno

Le vendite di segnatempo elevetici sono scese del 35,1%, un calo ridotto rispetto al -67,9% di maggio e al -81,3% di aprile, grazie al forte rimbalzo delle esportazioni verso la Cina

di Lino Terlizzi

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(Fxquadro - stock.adobe.com)

Le vendite di segnatempo elevetici sono scese del 35,1%, un calo ridotto rispetto al -67,9% di maggio e al -81,3% di aprile, grazie al forte rimbalzo delle esportazioni verso la Cina


2' di lettura

Si fa meno pesante il calo dell'export di orologi svizzeri. Nel mese di giugno le esportazioni di segnatempo elvetici si sono attestate a 1,1 miliardi di franchi (1,02 miliardi di euro), il 35,1% in meno rispetto a un anno prima. Gli effetti del coronavirus si fanno ancora sentire, ma la caduta dell'export in giugno è minore rispetto a quelle registrate in maggio (-67.9%) e in aprile (-81,3%). L'attenuarsi della discesa è dovuto in larga misura al forte rimbalzo delle esportazioni in giugno verso la Cina.

Per l'insieme dei primi sei mesi del 2020 l'export di orologi svizzeri è di 6,8 miliardi di franchi (6,3 miliardi di euro), il 35,7% in meno rispetto allo stesso periodo del 2019. Questo l'andamento dei primi dieci mercati nel mese di giugno: Cina +47,7% (la ripresa delle attività economiche è stata ampia), Hong Kong -54,6% (qui continuano a pesare anche le tensioni politiche), Stati Uniti -57%, Germania -21,3%, Singapore -26%, Regno Unito -44,7%, Giappone -50%, Francia -39,6%, Italia -29,5%, Corea del Sud -50%. Tra i primi trenta mercati, oltre alla Cina solo altri tre hanno registrato il segno positivo in giugno: Arabia Saudita (+41,3%), Oman (+18,6%), Bahrain (+11,5%). In Europa, Italia e Germania nel mese hanno limitato nettamente il calo. Lo stesso ha fatto Singapore in Asia.

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Nel mese di giugno tutte le fasce di prezzo hanno registrato cadute nell'export rispetto a un anno prima. La contrazione più consistente è stata però quella degli orologi della gamma di base (sotto i 200 franchi, -48,1%), mentre la più contenuta è stata quella degli orologi di gamma alta (sopra i 3 mila franchi, -33,1%).

Per quel che riguarda l'insieme dei primi sei mesi del 2020, questo è l'andamento per la top ten dei mercati: Stati Uniti -31,2%, Cina -14,6%, Hong Kong -52,8%, Giappone -35,4%, Singapore -31,7%, Regno Unito -44,5%, Germania -32,1%, Emirati Arabi -35,6%, Francia -43%, Corea del Sud -36,9%. L'Italia è undicesima nella classifica semestrale, con -43,3%. Tra i primi trenta mercati solo due hanno il segno positivo per i sei mesi: Oman (+75,4%) e Irlanda (balzo da 0,6 a 67,3 milioni di franchi).

L'export elvetico è un indicatore rilevante per l'intero settore. Il polo svizzero degli orologi rappresenta infatti oltre il 50% del fatturato mondiale del settore ed esporta oltre il 90% della sua produzione. Jean-Daniel Pasche, presidente della Federazione dell'industria orologiera svizzera (Fh), nelle settimane scorse ha affermato che per l'intero 2020 si può prevedere un calo del 25-30% dell'export di segnatempo elvetici, a causa naturalmente dell'effetto coronavirus. I dati di fine giugno in effetti confermano il contenimento della discesa e danno spazio alla prospettiva delineata da Pasche, sempre virus permettendo.

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