congiuntura

L’export di orologi resta in calo ma contiene le perdite grazie alla Cina (+78%)

A settembre le vendite del polo produttivo svizzero a -12% rispetto allo stesso mese 2019. Nei primi nove mesi l’Italia si conferma al decimo posto nonostante una flessione del 38%

di Lino Terlizzi

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(AFP)

A settembre le vendite del polo produttivo svizzero a -12% rispetto allo stesso mese 2019. Nei primi nove mesi l’Italia si conferma al decimo posto nonostante una flessione del 38%


2' di lettura

Si stabilizza a livelli più contenuti rispetto alla prima metà dell'anno la flessione dell'export di orologi svizzeri. Nel mese di settembre le esportazioni di segnatempo elvetici sono state di 1,60 miliardi di franchi (1,49 miliardi di euro), il 12% in meno in rapporto a un anno prima. In agosto il calo era stato dell'11,9%, in luglio del 17%, in giugno del 35%. Nei primi nove mesi del 2020, l'export rossocrociato si porta così a 11,41 miliardi di franchi (10,66 miliardi di euro), il 28,3% in meno rispetto a dodici mesi prima; nei primi sei mesi dell'anno il calo era stato del 35,7%.

La Cina resta nettamente il traino

Il mercato cinese rimane l'unico tra i maggiori mercati con il segno positivo. Gli effetti economici del coronavirus si fanno ancora sentire, seppur meno che nel primo semestre, in quasi tutte le altre parti del mondo. Nel dettaglio, a settembre l'andamento per i dieci mercati principali è stato: Cina +78,7%, sull'onda sua ripresa economica e del fatto che i suoi abitanti ora acquistano più in patria che all'estero; Stati Uniti -13,8%, Hong Kong -15,8%, Regno Unito -10,3%, Giappone -26,8%, Singapore -24,7%, Germania -26,2%, Emirati Arabi -27,8%, Francia -31,3%. L'Italia cala del 28,4% nel mese, ma riesce a mantenere il decimo posto. L'Olanda conquista il dodicesimo posto con un +23,3%, legato secondo la Federazione dell'industria orologiera svizzera (Fh) ad acquisti per riesportazioni verso altri Paesi.

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Tiene la fascia di prezzo tra 500 e 3mila euro

In settembre è lievemente aumentato in valore l'export della fascia medio-alta, cioè degli orologi con prezzo tra 500 e 3.000 franchi; la gamma alta, sopra i 3.000 franchi, ha contenuto la flessione, che è stata più forte per le gamme media e di base, sotto i 500 franchi.Per il periodo gennaio-settembre 2020, questo è il quadro dei dieci maggiori mercati: Cina +10,6%, Stati Uniti -22,9%, Hong Kong -44,9%, Giappone -32,6%, Regno Unito -32,3%, Singapore -30,5%, Germania -25,4%, Emirati Arabi – 27,2%, Francia -39,2%. Di nuovo, l'Italia riesce a tenersi il decimo posto nonostante un forte calo, pari al 38,3%.

Il polo svizzero vale più di metà del fatturato mondo

I dati sull'export forniti da Fh sono un indicatore importante per l'intero settore. L'industria svizzera degli orologi rappresenta infatti oltre la metà del fatturato mondiale del settore ed esporta oltre il 90% della sua produzione. Considerando le cadute delle economie dovute agli effetti del coronavirus, il presidente della Fh, Jean-Daniel Pasche, a metà anno ha parlato di una possibile contrazione dell'export di orologi elvetici pari al 25-30% per l'intero 2020. René Weber, managing director ed esperto del settore per la banca zurighese Vontobel, dal canto suo ha indicato una possibile flessione di circa il 25% per quest'anno. I dati di fine settembre mostrano che per i primi nove mesi il polo elvetico è in effetti nel raggio di cifre come queste. La sfida dell'ultimo trimestre per l'industria svizzera degli orologi è riuscire a contenere ulteriormente il calo dell'export in questo 2020 ancora segnato dal coronavirus.

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