commercio estero

L’export spinge Sace a risultati record

di Celestina Dominelli


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3' di lettura

Boom di risorse targate Sace a sostegno dell’export e dell’internazionalizzazione. La controllata di Cassa depositi e prestiti, guidata da Alessandro Decio, ha chiuso infatti il 2016 con 22 miliardi di euro a supporto delle imprese italiane che si muovono oltreconfine, in crescita del 30% rispetto al 2015: «il livello più alto nella storia», fa notare l’azienda che ieri ha approvato, a valle del board presieduto da Beniamino Quintieri, il suo bilancio consolidato.

«Risultati importanti raggiunti in uno scenario complesso - ha commentato l’ad Decio - con cui Sace dimostra di saper coniugare il crescente impegno a fianco delle imprese a una grande solidità patrimoniale e buoni livelli di redditività. I risultati 2016 superano in tutte le dimensioni gli obiettivi del piano industriale» del polo dell’export e dell’internazionalizzazione, nato, su input del management della Cassa, con il conferimento del 76% di Simest a Sace, perfezionato nei mesi scorsi.

LA RIPARTIZIONE DELLE RISORSE

In miliardi di euro (Fonte: Sace)

La fetta principale ha sostenuto le esportazioni: 11,6 miliardi, con un progresso del 42% rispetto al 2015, attraverso garanzie e contributi in conto interesse su finanziamenti erogati ad acquirenti esteri di beni e servizi italiani e assicurazione dal rischio di mancato pagamento. Il grosso delle risorse ha riguardato paesi come gli Stati Uniti, che rappresentano mercati dall’altro potenziale, ma anche geografie emergenti (Russia, Brasile, Messico, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita), come pure aree di “frontiera”, con il baricentro puntato in particolare sull’Africa, a cominciare da Kenya e Camerun.

L’impegno a favore delle attività di internazionalizzazione delle aziende italiane si è attestato a 2,2 miliardi (a fronte dei 2,3 miliardi del 2015, -7%), con un 53% di risorse destinato alle garanzie su finanziamenti erogati a imprese italiane per il loro sviluppo internazionale, il 32% a cauzioni per gare e commesse internazionali, mentre il restante 15% a finanziamenti agevolati e partecipazioni di capitale.

Il bilancio 2016 di Sace ha poi segnato anche un incremento del factoring con le imprese italiane che sono riuscite a trasformare in liquidità 2,7 miliardi di crediti (+9% sul 2015), ai quali si affiancano ulteriori 1,8 miliardi smobilizzati in sinergia con le altre società del gruppo. In progresso sono risultate altresì le attività di assicurazione del credito a breve termine e le cauzioni: su questo fronte, le risorse mobilitate si sono attestate a 5,9 miliardi di euro (+25%), a favore di piccole e medie imprese. Un target, quest’ultimo, che Sace e tutto il polo dell’export e dell’internazionalizzazione, come aveva spiegato lo stesso ad di Sace Decio al Sole 24 Ore (si veda l’intervista del 25 gennaio), sono intenzionati a consolidare. «Oggi - aveva sottolineato Decio in quell’occasione - serviamo in maniera continuativa una media azienda esportatrice di beni d’investimento su quattro, ma crediamo che, potendo disporre di un maggior numero di colleghi sul territorio e fornendo loro soluzioni propositive per aumentare la propensione all’export potremo quasi raddoppiarle. Sulle aziende di minori dimensioni, invece - aveva precisato l'ex banchiere - arriviamo con la semplificazione dei prodotti sia da un punto di vista tecnico che di accessibilità e lavorando in partnership con il canale bancario».

Tornando ai numeri, il portafoglio delle operazioni complessivamente assicurate ha raggiunto gli 87 miliardi di euro (+6%). Quanto agli indicatori economico-finanziari, la società ha archiviato l’anno, con un incremento dei premi lordi, pari a 534,2 milioni (+10%), e dei sinistri liquidati (344,1 milioni, +33%). Bene anche l’attività di recupero crediti da controparti sovrane: 731,4 milioni, più del 70% dei quali dall’Iran (526,5 milioni).

In crescita, poi, il patrimonio netto, pari a 4,5 miliardi (+6%), con un solvency capital ratio (cioè l’indicatore patrimoniale che misura la solvibilità) del 154%, in miglioramento rispetto all’asticella 2015 (135%). L’utile netto, infine, è pari a 303,5 milioni, in calo del 25% perché impattato sia dal risultato della gestione finanziaria (per via dell’andamento dei mercati) sia dal rafforzamento delle riserve tecniche (+12%), mentre l’utile netto consolidato è stato di 481,9 milioni (+56%).

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