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L’export di vino italiano nell’Europa dell’Est limita i danni del 2020

Il calo delle esportazioni (-4,6%) è stato più contenuto rispetto a Paesi come la Francia (-18%) anche grazie alla tenuta in Polonia e all’exploit in Ucraina (+38%)

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3' di lettura

Un vento dell’Est (Europa) soffia sul vino italiano. Il 2020 e l’emergenza Covid hanno avuto effetti devastanti anche per uno dei settori più dinamici dell’agroalimentare italiano e dell'intero made in Italy: il vino. Un settore che ha pagato a caro prezzo soprattutto la chiusura di ristoranti e bar. Tuttavia a conferma della dinamicità del comparto, qualche segnale positivo è emerso anche in un anno difficile come quello appena trascorso. Molte imprese, in particolare quelle più strutturate sia private che cooperative sono riuscite a limitare i danni riposizionando la propria offerta (rafforzandola sugli scaffali della grande distribuzione) o esplorando nuovi sbocchi di mercato all’estero.

I dati dell’export

Secondo le stime effettuate dall’Osservatorio Vinitaly-Nomisma Wine Monitor per il Sole 24 Ore, a fine 2020 il vino registrerà un calo delle esportazioni in valore del 4,6% (a 6,1 miliardi di euro). Un risultato negativo ma migliore rispetto al trend globale (-10,5% gli scambi internazionali di vino) e rispetto al risultato del principale competitor, la Francia, costretta a rinunciare al 17,9% delle proprie esportazioni. Tra le diverse tipologie perderanno il 5,7% gli spumanti simbolo del fuori casa e della festa, che per la prima volta dopo 11 anni di crescita ininterrotta faranno peggio dei vini fermi (-4,5%).

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All'interno di questo calo c’è tuttavia, anche nella crisi da Covid 19, un’area del mondo che non ha invertito il proprio trend di crescita della domanda. Si tratta dei dieci paesi dell'Est Europa (Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria, Romania, Bulgaria, Ucraina, Estonia, Lettonia, Lituania) che negli ultimi anni hanno visto lievitare la domanda di vino in generale e italiano in particolare.

Nel 2019 il valore degli acquisti globali di questi paesi di vino dall’estero era ammontato a 1,335 miliardi di euro. Di questi, 351 milioni (pari al 26% del totale) hanno riguardato vino made in Italy. Negli ultimi 5 anni (2014-2019) la domanda enologica dall’Est Europa è cresciuta a valore del 34%. Ancora meglio (+43%) è andata per le vendite di vino tricolore.

«Nei primi nove mesi del 2020 – spiega il responsabile di Wine Monitor di Nomisma, Denis Pantini – l’export di vino italiano in questi paesi è cresciuto del 4,3% trainato dagli spumanti (+9,1%), mentre calano i vini sfusi (-24,1%) a conferma di una tendenza che evolve verso i prodotti di qualità a fascia medio-alta. I vini Dop rappresentano oltre la metà dell’export italiano con in prima fila Prosecco (+14,3% e che rappresenta oltre il 40% delle vendite made in Italy), seguito dall’Asti (con una quota del 14,5%) e dai rossi toscani.

Exploit dell’Ucraina tra i top buyer a +38%

La fetta maggiore degli acquisti dell’Est Europa è effettuato dalla Polonia (con una quota del 26,4%). In forte crescita la Lettonia (con quasi il 20% del totale grazie al ruolo di hub verso la Russia). Vero e proprio exploit dell’Ucraina (+38%) che ha superato la Repubblica Ceca tra i top buyer».

«Nella nostra analisi sui mercati emergenti – ha aggiunto il direttore generale di Veronafiere-Vinitaly, Giovanni Mantovani – quelli dell’Est Europa rappresentano forse la destinazione con le maggiori potenzialità di crescita. Stiamo parlando di un’area di quasi 150 milioni di abitanti dove il vino italiano vanta una leadership anche grazie a fattori logistici e culturali che ci avvantaggiano. Una crescita di interesse testimoniata anche dall’incremento, negli ultimi anni, dei buyer dell’Est Europa alle nostre manifestazioni Vinitaly e wine2wine».

Le valutazioni che emergono dalle stime effettuate da Wine Monitor di Nomisma per Vinitaly sono confermate anche dalle imprese. «I dati di vendita di vino in Polonia, Repubblica Ceca e paesi baltici sono molto interessanti – spiega il ceo di Bertani Domains (460 ettari di vigneti, 3,6 milioni di bottiglie prodotte per un giro d’affari di 20 milioni di euro), Ettore Nicoletto – e credo che quest’area possa rappresentare uno sbocco sempre più significativo in futuro. Si tratta di paesi che stanno irrobustendo le proprie economie e nei quali aumenta la presenza della grande distribuzione organizzata. Paesi inoltre dell’Unione europea il che ci avvantaggia sul piano logistico e burocratico. Paesi che vantano significativi flussi turistici e una dinamica demografica in crescita. Insomma aree alle quali guardare con sempre maggiore attenzione».

Verdicchio riserva esaurito

Tra i vini italiani che stanno crescendo nell’Est Europa oltre a Prosecco, Asti e ai rossi toscani c’è anche il marchigiano Verdicchio. «Mercati che persino nel 2020 hanno mostrato un’inaspettata vivacità – spiega Michele Bernetti responsabile di Umani Ronchi (200 ettari di vigneti, 3 milioni di bottiglie prodotte e 12 milioni di fatturato) – e nei quali sta rapidamente crescendo una cultura del vino visto l’incremento delle vendite di vini di maggior pregio rispetto al passato. Come testimoniato anche dai vini bianchi per i quali di solito i consumatori meno evoluti ricercano bottiglie solo dell'ultima annata. Mentre quest’anno nell’Est europeo è andato esaurito il nostro Verdicchio riserva che è almeno del 2018».

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