l’ex consigliere per la sicurezza usa

L’Fbi accusa Flynn di un piano per consegnare Gulen alla Turchia per 15 milioni di dollari

di Vittorio Da Rold

L’ex consigliere alla sicrezza Usa Michael Flynn (Reuters)

2' di lettura

Il consigliere speciale Robert Mueller sta indagando su un presunto piano che coinvolgerebbe l'ex consigliere nazionale di sicurezza della Casa Bianca Michael Flynn per estradare Fetullah Gulen, un predicatore islamico che vive da anni in auto-esilio in Pennsylvania e consegnarlo in Turchia in cambio di milioni di dollari. Lo riporta il Wall Street Journal che cita fonti ben informate sull’inchiesta ancora in corso del cosiddetto Russiagate.

Secondo la proposta, Flynn e suo figlio Michael Flynn Jr. dovevano ricevere un compenso di 15 milioni di dollari per consegnare alla Turchia Gulen. Il presidente turco Recep Tayyip Erdogan è ossessionato da questa figura, un tempo suo sodale e ora arcinemico, e vuole a tutti i costi l’estradizione di Gulen perché lo ritiene l’ideatore del golpe fallito del 15 luglio 2016.

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L'Ufficio federale di investigatori dell’Fbi ha avuto riscontri su una riunione avvenuta a metà dicembre a New York nel Club 21, tra Flynn e i rappresentanti del governo turco, dove venne discussa la possibilità di estradare Gulen. Le discussioni probilmente prevedevano la possibilità di trasportare Gulen su un jet privato per l'isola turca di Imrali, il luogo dove sorge la prigione di massima sicurezza turca dove è rinchiuso da anni il leader curdo, Ocalan.

L'inchiesta è un filone dell’inchiesta principale che l’inquirente Mueller sta conducendo su eventuali interferenze di Mosca sulla campagna elettorale presidenziale del 2016.

Michael Flynn, generale in pensione, aveva dovuto dimettersi da consigliere alla sicurezza nazionale del presidente il 14 febbraio 2017 dopo giorni di tensioni dove alla fine aveva dovuto ammettere di aver avuto diverse conversazioni telefoniche con vari interlocutori stranieri, ministri e ambasciatori «per facilitare la transizione e cominciare a costruire le relazioni necessarie tra il presidente, i suoi consiglieri e leader stranieri» definendola una «pratica standard».

Non era proprio così. E dopo aveva dovuto riconoscere che «per via della veloce sequenza di eventi, ho inavvertitamente comunicato al vicepresidente (Pence, ndr) eletto e altri informazioni incomplete sulla mia telefonata con l'ambasciatore russo». In sotanza Flynn aveva dovuto ammettere che aveva avuto delle conversazioni tenute con l’ambasciatore russo negli Usa prima ancora che l'amministrazione Trump si insediasse e in cui aveva parlato delle sanzioni contro Mosca. Cosa che non avrebbe dovuto fare e che poi aveva cercato di non far trapelare. Ora giunge questa nuova tegola che era stata in qualche modo annuancita da altre fughe di notizie sempre sul caso Gulen. Tutto questo giunge in un momento difficile nei rapporti tra Stati Uniti eTurchia che sono addirittura sfociati, dopo l’arresto di un funzionario del consolato americano di Istanbul da parte della polizia turca, in un periodo di congelamento nella concessione di alcuni tipi di visti tra i due paesi formalmente alleati nella Nato. E proprio oggi che in Turchia si commemorava con una grande partecipazione di popolo il 79esimo anniversario della morte del fondatore della Turchia moderna e laica, Mustafa Kemal Ataturk avvenuta il 10 novembre del 1938.

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