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L’Harlem Cultural Festival che ha incantato il Sundance

“Summer of Soul”, debutto alla regia di Questlove, ha vinto sia il premio della giuria che quello del pubblico al Sundance

di Filippo Brunamonti

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Sly Stone. Courtesy of Mass Distraction Media

“Summer of Soul”, debutto alla regia di Questlove, ha vinto sia il premio della giuria che quello del pubblico al Sundance


3' di lettura

Park City – “Conosco ogni evento musicale al mondo ma non avevo mai sentito parlare dell'Harlem Cultural Festival. Com'è possibile che un esperto di musica come me si sia lasciato sfuggire la cosiddetta Black Woodstock?”.

A parlare con noi è Ahmir “Questlove” Thompson; batterista, DJ, produttore e membro dei Roots. Per cinque anni ha ricoperto il ruolo di direttore musicale del Tonight Show Starring Jimmy Fallon. Il documentario Summer of Soul, debutto alla regia di Questlove, ha vinto sia il premio della giuria che quello del pubblico al Sundance, un'edizione frammentata su una piattaforma web interattiva, a tratti illusoria (dagli chalet virtuali alla Main Street navigabile da casa), e con proiezioni fisiche “estremamente limitate” nello Utah.

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Il lavoro, acquistato da Searchlight Pictures e Hulu dopo l'anteprima al Sundance per la cifra record di 12 milioni, ci riporta all'estate del ‘69, nel Mount Morris Park tra la 120ma e 124ma Strada, in un bacino di scisto e sudore. Alla Black Woodstock si esibiscono Nina Simone, Stevie Wonder, Sly and the Family Stone, B.B. King, the Staple Singers, the 5th Dimension, e Gladys Knight and the Pips. Fa la sua apparizione anche l'allora sindaco di New York, John V. Lindsay, un maverick del ‘racial unrest', atletico e buoyant.

Un festival della controcultura? Non secondo lo scrittore Raymond Robinson che nell'ottobre del '69 sulle pagine del New York Amsterdam News, il black newspaper più letto in città, pose una questione: “L'Harlem Cultural Festival è stato un evento dalla portata significativa, ma chi lo ha apprezzato veramente?”. Il regista di Summer of Soul, Questlove, sembra non insistere troppo sul parallello con la Woodstock “bianca” che liberava la coscienza del rock e quella di una generazione in preda alla conquista dello spazio, lo sbarco sulla Luna e la guerra in Vietnam, ma restituisce in codice una profezia che parla tanto ai militanti Black Lives Matter quanta alle Black Panthers.

Mavis Staples e Mahalia Jackson. Courtesy of Mass Distraction Media

Cinquant'anni dal festival di Harlem

Sono trascorsi cinquant'anni dal festival di Harlem e quel footage è stato recuperato da un sottoscala solo poco tempo fa. Perché tenerlo nascosto? “Con Summer of Soul volevo ricreare un tableau politico, culturale e urbano, dove la città di New York non diventa solo contesto ma protagonista” spiega Questlove.

“Quello che è stato organizzato a Harlem è un concerto-manifesto contro le ingiustizie, una protesta pacifica in tempi in cui il razzismo era dilagante. Tutto è stato filmato come si filma un concerto su vasta scala, multi-angolazioni, suono in presa diretta, salvo poi svanire in uno scantinato. Il footage è rimasto sepolto per più di cinquant'anni, prima di essere recuperato. Il mio occhio ripercorre la storia della musica afroamericana e la storia - con la s maiuscola - dell'America degli anni Sessanta-Settanta. Vediamo immagini straordinarie di Stevie Wonder che si esibisce da solo alla batteria e un duetto tra Mahalia Jackson e Mavis Staples. Se non fosse stato per i miei produttori, David Dinerstein e Robert Fyvolent, che conservavano gelosamente questo materiale d'archivio nelle loro tasche, io non ne avrei mai sentito parlare”.

Courtesy of Mass Distraction Media

Martin Luther King Jr

Al concerto parteciparono 300mila persone, mentre Woodstock prendeva corpo 100 miglia più a nord. Il setting è la Harlem post-'68, nel segno della morte di Martin Luther King Jr, “la fine di una stagione di speranza” per la lotta all'eguaglianza. Mentre il festival occupa sei settimane d'estate a Harlem, conclude il filmmaker, “si ha la sensazione di vivere l'esperienza afroamericana definitiva, oltre al potere, quasi subumano, esercitato dal soul sulla cultura pop. La voce gospel di Mahalia Jackson, simbolo dei diritti civili, ne è la testimonianza”. Miss Jackson, schiacciata dai problemi di cuore, perseverò fino alla fine e disse: “Non ho figli però nutro speranza che il mio canto riesca a spezzare l'odio e la paura che dividono i bianchi dai neri”.


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