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L’Hotel Danieli compie 200 anni di ospitalità glamour

Eventi e un menù speciale celebrano i due secoli di un albergo simbolo della città, vissuto da attori, aristocratici, poeti o semplici amanti della sua bellezza

di Sara Magro

Il Piano Nobile dell’Hotel Danieli

3' di lettura

Non è un’esagerazione parlare di monumento, perché a Venezia il Danieli è famoso come la Basilica di San Marco. Fin dalla sua inaugurazione, nel 1822, se in città arrivava un vip, alloggiava nell’hotel più elegante della città, e i paparazzi si appostavano a frotte davanti alle sue porte girevoli in attesa di fotografare il re, il politico o la star di turno per giornali e rotocalchi.

Su Youtube si può vedere il video di Charlie Chaplin che si affaccia al balcone della sua stanza per salutare la folla dei fan. Ma nel tempo gli ospiti illustri non si contano: George Sand e Alfred de Musset, Gabriele D’Annunzio ed Eleonora Duse, Aristotele Onassis e Maria Callas, che proprio qui si incontrarono la prima volta, Walt Disney che soggiornò al Danieli quando venne a Venezia nel 1951 per presentare “Alice nel Paese delle meraviglie”. Sulla sua terrazza, capita sempre di incontrare qualcuno di noto, come il regista Paolo Virzì che disegna caricature su un quadernetto, Naomi Watts che chiacchiera con altre star, la giuria del Festival del Cinema, presieduta quest’anno da Julianne Moore.

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Il Danieli di Venezia compie 200 anni

Il Danieli di Venezia compie 200 anni

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Il fascino di questo albergo è dovuto senz’altro alla posizione in Riva degli Schiavoni, davanti al Canal Grande, a due passi dal Ponte dei Sospiri e da piazza San Marco. E la struttura è semplicemente straordinaria, con il cuore in Palazzo Dandolo, un edificio gotico della seconda metà del Quattrocento, evidentemente ispirato al vicino Palazzo Ducale. All’interno invece prevale lo stile neogotico e neomoresco, frutto di successivi interventi, che seguirono i passaggi di proprietà.

Nel 1822 il palazzo fu acquistato da Giuseppe Dal Niel che lo trasformò in albergo, ribattezzandolo con il suo soprannome “Danieli”. All’inizio del Novecento fu comprato dal conte Giuseppe Volpi, fondatore di Ciga, la prima, rimpianta, compagnia italiana di grand hotel di lusso. Nel 1948 l’albergo subì una modifica strutturale sostanziale con la costruzione del Danielino, raggiungendo le 204 camere attuali. Negli anni si sono avvicendati diversi passaggi di proprietà e management (ora è del gruppo Statuto e fa parte della Luxury Collection di Marriott) e grandi ristrutturazioni come quella del famoso architetto francese Jacques Garcia nel 2008, e le nuove suite (compresa la sontuosa Suite del Doge) firmate dall’altrettanto celebre collega Pierre Yves Rochon nel 2012.

A ogni intervento la sua fama è cresciuta. Per festeggiare l’importante anniversario, lo chef Alberto Fol, che lo scorso anno, alla serata organizzata dal magazine statunitense di cinema “Variety” aveva preparato una divertente cena ispirata ai piatti del film “Parasite”, in omaggio all’allora presidente di giuria Bong Joon-ho, quest’anno ha studiato il menù “Danieli 200” insieme a Samanta Cornaviera, esperta di cucina dei primi del Novecento: di sette portate, si può degustare fino a ottobre e racconta due secoli di gastronomia lagunare, con piatti come il rocchio di murena alla Bucintoro, ispirato a una ricetta del 1917.

Gli eventi celebrativi continuano fino al 24 ottobre, data effettiva dell’apertura due secoli fa, per offrire a tutti un assaggio di questa icona veneziana: dai tour guidati di tra i palazzi del professor Giacomo Caruso al ciclo di incontri ideato dallo scrittore Vincenzo Patanè sulla storia, l’architettura e gli ospiti illustri con aneddoti curiosi. Ve ne sveliamo uno delizioso: Eugenio Montale si incontrava al Danieli con la sua amante Irma Brandeis, scrittrice e critica letteraria americana, ma veniva anche con la moglie Drusilla Tanzi. Una volta, dimenticò in camera un calzascarpe, così malridotto che la cameriera lo buttò via. Un dispiacere per il poeta, che tuttavia dedicò al fatto alcuni versi tra il serio e il faceto: “L’abbiamo rimpianto a lungo l’infilascarpe,/il cornetto di latta arrugginito ch’era/sempre con noi. Pareva un’indecenza portare/tra i similori e gli stucchi un tale orrore./Dev’essere al Danieli che ho scordato/di riporlo in valigia o nel sacchetto”.

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