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L’hotel Raphaël si rinnova con la natura: e la suite di Craxi diventa ristorante «veg»

di Sara Magro


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Peter Leemann e Ettore Moliteo

2' di lettura

Il Raphaël Hotel, un cinque stelle lusso nel centro di Roma, a pochi passi da piazza Navona, era famoso nella Prima Repubblica perché era la base di Bettino Craxi. Un periodo politico su cui pende una memoria altalenante, fatta delle magnifiche speranze degli anni Ottanta e di una mentalità corrotta. E l'hotel, per quanto raffinato ed elegante con la facciata ricoperta di glicine e buganvillee, porta il peso della cornice che fu. Una svolta però doveva esserci per sbarazzarsi della vecchia atmosfera, valorizzando la posizione, la collezione d'arte con ceramiche di Picasso, i Mirò e De Chirico appesi, gli oggetti di archeologia romana.

Anche se lo stile porta in generale il segno dell'epoca in cui era in auge, alcuni cambiamenti sono stati fatti, e di sostanza. Per esempio è diventato “Biohotel Organic”, prendendo a cuore la mission di Relais & Châteaux, l'associazione di cui è membro, che richiede una crescente responsabilità nel rispetto ambientale. E la suite al sesto piano, dove soggiornava l’ex presidente del Consiglio, con terrazza su tre livelli tra le cupole, è diventata l'innovativo ristorante ecologico Mater Terrae.

Il nuovo Raphaël Hotel di Roma firmato Richard Meier

Il nuovo Raphaël Hotel di Roma firmato Richard Meier

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La ristrutturazione è firmata dall'archistar Richard Meier, che ne ha fatto uno spazio ecologico e solare con mattoni di canapa, pannelli di paglia e argilla pressata per non disperdere energia e non provocare esalazioni. Plastica, metalli e cemento sono stati eliminati. La cucina, invece, è stata affidata a Pietro Leemann, primo chef in Europa premiato con stella Michelin per l’alta cucina vegetariana, e tuttora l'unico in Italia. Essendo impegnato nel suo Joia di Milano, Leemann ha scelto a interpretare la sua lmpostazione vegetariana, biologica e biodinamica il giovane executive Ettore Moliteo.

Classe 1990 e suo allievo modello, prepara piatti romani e della sua Sicilia, e alcune ricette tecniche e complesse del maestro, come la vellutata di carote con spuma di cavolfiore e spinaci, in omaggio a Gualtiero Marchesi, e il “Sogno di una notte di mezza estate”, con ravioli di semola, cicerchie, olive e capperi, panna di sedano di Verona, cavolini di Bruxelles e chutney di rapa rossa. Evitando la focaccia al formaggio di Manuelina o la parmigiana – che delitto, però! – si può pranzare vegan, e anche molto bene. Perciò, aguzzate la vista, perché di fianco a voi potrebbe essere seduto il nostro regista Gabriele Muccino o l’attore americano John Turturro. A dimostrazione che la migliore Dolce Vita al Raphaël esiste ancora, ed è sempre più green.

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