Dibattito a Kyoto

L’Icom non raggiunge un accordo sulla nuova definizione di Museo

Com'è cambiato il Museo e cosa rappresenta oggi per la società: se lo chiede l'Icom, che sta cercando di comporre una nuova definizione nel rispetto delle funzioni tradizionali di questa istituzione, ma anche del ruolo politico che ha assunto nella società moderna. Intervista a Tiziana Maffei, presidente Icom Italia

di Roberta Capozucca


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6' di lettura

Quando si pensa ai musei, si immaginano luoghi custodi delle testimonianze del passato o delle opere dell'ingegno del presente. Nonostante la cultura materiale sia ancora la componente chiave attorno cui ruotano le narrazioni museali, negli ultimi decenni una maggiore enfasi è stata posta sul pubblico, aprendo il dibattito alla domanda: quale ruolo ha il Museo nella società moderna?

Proprio di questo si è discusso alla 25ª Conferenza generale del Consiglio internazionale dei musei ( Icom ) riunitasi a Kyoto dal 1-7 settembre, dove i rappresentanti di 119 paesi hanno dibattuto sul ruolo del Museo contemporaneo, cercando di approvarne un nuova definizione. Dopo circa 12 anni e in questa complessa congiuntura storica, l'Icom ha infatti suggerito ai suoi membri una revisione della definizione di Museo; l'ultima risale al 2007 e dichiara: «il Museo è un'istituzione permanente, senza scopo di lucro, al servizio della società, e del suo sviluppo, aperta al pubblico, che effettua ricerche sulle testimonianze materiali ed immateriali dell'uomo e del suo ambiente, le acquisisce, le conserva e le comunica e specificatamente le espone per scopi di studio, educazione e diletto».

Grazie al lavoro del Committee on Museum Definition, Prospects and Potentials , tra il 2017 e il 2019 sono state raccolte circa 269 definizione alternative proposte sia dai Comitati dell'Icom che dalle singole istituzioni museali, confluite poi nella proposta di Kyoto che enuncia: «Museums are democratising, inclusive and polyphonic spaces for critical dialogue about the pasts and the futures. Acknowledging and addressing the conflicts and challenges of the present, they hold artefacts and specimens in trust for society, safeguard diverse memories for future generations and guarantee equal rights and equal access to heritage for all people. Museums are not for profit. They are participatory and transparent, and work in active partnership with and for diverse communities to collect, preserve, research, interpret, exhibit, and enhance understandings of the world, aiming to contribute to human dignity and social justice, global equality and planetary wellbeing». Ma questa formula, che si distacca totalmente dalle definizioni precedenti , ha spaccato a metà l'opinione dei membri del Consiglio Generale, che hanno chiesto il rinvio dell'approvazione per poter continuare a lavorare sul tema insieme a tutti gli organi dell'Icom. Secondo alcuni, infatti, la proposta rappresenterebbe una degna dichiarazione di missione che finalmente riconosce ai musei un ruolo attivo nella società civile, mentre altri hanno espresso preoccupazione per il fatto che la definizione non tenga conto delle funzioni tradizionali di un museo, condannandone il tono politico. Per approfondire la questione abbiamo parlato con Tiziana Maffei, presidente di Icom Italia e direttore della Reggia di Caserta .

Tiziana Maffei

Qual è il senso di trovare una definizione di Museo condivisa a livello internazionale?
Dare una definizione significa circoscrive un'entità concettuale attraverso gli elementi che la qualificano, definire il museo consente quindi di caratterizzarlo rispetto ad altri istituti culturali, stabilendone i campi di azione sia sul piano sociale che professionale. A ciò si deve aggiungere il valore che la definizione assume nel momento in cui entra nelle legislazioni nazionali e conduce a conseguenze non sottovalutabili anche dal punto di vista operativo. Icom, che è la più grande rete internazionale di musei e professionisti museali, opera proprio attraverso la definizione di standard e pratiche riconosciute in tutti i paesi che ne fanno parte; i suoi documenti sono, infatti, espressione di un lungo lavoro di condivisione, aggiornamento e affinamento, funzionale a un applicazione diffusa in tutti i contesti culturali e normativi interessati.
La definizione attuale, che risale al 2007, riassume concetti ancora oggi fondamentali per un Museo come il suo essere istituto permanente al servizio della società, anche in rapporto ai poteri politici del momento; è evidente, però, che i grandi cambiamenti del XXI secolo richiedono una diversa considerazioni di tematiche che emergono con sempre maggiore potenza in ogni settore di attività come l'accessibilità, l'inclusività, la partecipazione, la tutela attiva e, a mio avviso, la responsabilità sociale.

Una delle questioni cruciali che riguarda il Museo contemporaneo è il tema della sostenibilità, cosa ne pensa?
Innanzitutto, bisogna ricordare che il concetto di sostenibilità non è riferito esclusivamente agli aspetti economici, ma piuttosto al rapporto costi e benefici. Credo sia ormai chiaro che il valore prodotto da un istituto museale non si misuri solo in termini di redditività, ma anche d'impatto sociale. Il museo, nella propria azione culturale, deve essere infatti capace di assicurare la propria legittimazione attraverso il perseguimento della finalità pubblica; parlare di sostenibilità economica in un museo vuol dire, quindi, utilizzare in modo efficiente le risorse di cui dispone, ancor più se pubbliche, misurando l'efficacia delle proprie azioni. Insomma, non è la parità dei conti che deve interessare, ma i risultati in termini di crescita cognitiva degli individui e della comunità. Detto questo, l'attuale mancanza di risorse ministeriali porta a fare riflessioni sulle criticità del settore, tra tutte l'allocamento delle risorse, che in primis devono tener conto delle problematiche gestionali, non solo in termini di risorse finanziare da assicurare nel tempo al museo, ma anche e, soprattutto, di risorse umane professionali, considerandole un investimento anche in termini di ricerca e innovazione.

Qual è stata la definizione proposta dall'Italia e in cosa è diversa rispetto a quella proposta da Icom?
La proposta italiana di aggiornamento si fonda su alcuni presupposti necessari affinché la definizione abbia un reale impatto nelle politiche museali: chi è il museo, come opera, cosa fa e perché lo fa. Essa enuncia: «il Museo è un'istituzione permanente, senza scopo di lucro, accessibile, che opera in un sistema di relazioni al servizio della società e del suo sviluppo sostenibile. Effettua ricerche sulle testimonianze dell'umanità e dei suoi paesaggi culturali, le acquisisce, le conserva, le comunica e le espone per promuovere la conoscenza, il pensiero critico, la partecipazione e il benessere della comunità». Nel proporre una definizione alternativa, il Comitato italiano ha deciso di mantenere le cinque funzioni museali riconosciute a livello ministeriale, ritenendole ancora attuali anche in considerazione delle professioni museali reperibili. Nella forma, invece, si è deciso di usare termini diretti e di ampio significato evitando aggettivi escludenti e verificando quanto proposto con altre lingue consapevoli, ad esempio, che il termine “wellbeing” contiene maggiori sfumature nella lingua inglese rispetto al concetto di benessere utilizzato nella versione italiana. Nell'introdurre concetti come accessibile, sostenibile, conoscenza, pensiero critico, partecipazione e benessere, il suggerimento italiano non è poi lontano dalla portata di novità introdotta a livello internazionale, ma volutamente si è fatto un processo di affinamento finalizzato ad assicurare chiarezza, traducibilità immediatezza; come più volte abbiamo ribadito, una definizione non è un manifesto di buone intenzioni.

Secondo il suo punto di vista, perché non si è raggiunti a un accordo durante la Conferenza Generale e che cosa succederà adesso?
Il principale motivo per cui non si è raggiunto un accordo è stato la mancanza di tempo. Per capire basta pensare che la nuova definizione è stata condivisa da Icom International solo il 25 luglio, neanche due mesi prima dalla presunta convalida, mentre per l'approvazione della definizione del 2007 ci sono voluti tre anni di discussione. Alla Conferenza Generale nessuno ha criticato il metodo di lavoro, ma il fatto che la proposta non sia matura perché non c'è stato un confronto reale tra tutti i Comitati , che devono confrontarsi sia sul messaggio sia sulla natura che certe parole hanno in alcuni paesi. Ora, come proposto da Suay Aksoy, presidente Icom International, si riaprirà il dibattito coinvolgendo sia il gruppo di lavoro precedente che, come molti di noi chiedono, i Comitati nazionali e Icofom , il Comitato Internazionale per la Museologia dell'Icom fondato nel 1977 al fine di promuovere la ricerca e il pensiero teorico nel mondo museale.

Quale sarà il museo del futuro?
Questa è una grande opportunità di dialogo per tutta la comunità museale internazionale; ora non dobbiamo avere fretta perché la definizione attuale già pone il Museo al servizio della comunità e quindi quella che sarà proposta potrà essere solo un miglioramento di una posizione già molto buona per l'istituzione Museo. Dobbiamo, invece, essere attenti a non compilare un distillato poetico, che racchiuda esclusivamente una visione altrimenti il nostro ruolo nel dibattito culturale internazionale sarà vano.

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