mobilità sostenibile

L’idrogeno pronto a scendere in mare con i traghetti nelle Orcadi scozzesi

di Elena Comelli


(ALFIO FERLITO - stock.adobe.com)

3' di lettura

Sembra un sogno per i fautori della transizione energetica: un traghetto alimentato da carburante prodotto con l’acqua, grazie all’energia del vento e delle maree. Ma se tutto andrà per il verso giusto, una flotta di questo tipo comincerà presto a fare la spola fra le isole dell’arcipelago scozzese delle Orcadi. E sarà il primo risultato tangibile di uno sforzo pionieristico per dimostrare il ruolo che l’idrogeno può svolgere in una futura economia a basse emissioni di carbonio.

Le Orcadi, del resto, non sono nuove a performance spettacolari in questo campo. Le 70 isole spazzate dal vento sono diventate uno dei principali centri britannici per l’innovazione nelle energie rinnovabili, compreso l'uso dell’idrogeno come vettore energetico per accumulare i surplus di produzione del vento e delle maree, che spesso generano più elettricità di quanto la rete elettrica locale possa accettare. Sull’isola di Eday, già nel 2017 un impianto per l’elettrolisi - che scompone l’acqua in idrogeno e ossigeno con una carica elettrica - è diventato il primo al mondo a utilizzare l’energia delle maree per produrre idrogeno. Una cella a combustibile installata su un molo di Mainland, la più grande delle Orcadi, utilizza già una parte di quell’idrogeno per generare l’elettricità che alimenta le navi attraccate. Ora si vuole fare un passo più in là e utilizzare quell’idrogeno in modo ancora più efficiente, alimentando direttamente il motore dei nove traghetti che collegano le 20 isole abitate.

A giugno un consorzio europeo guidato dal campione scozzese della cantieristica Ferguson Marine Engineering ha vinto oltre 12 milioni di euro di finanziamenti Ue per sviluppare e realizzare il sistema di alimentazione per quella che si prospetta come la prima nave passeggeri al mondo alimentata a idrogeno, con il varo previsto nel 2021. Il progetto del traghetto scozzese arriva a realizzazione proprio in un momento di grande interesse per i potenziali utilizzi dell’idrogeno come vettore di energia verde. Il gruppo sudcoreano Hyundai Motor ha annunciato il mese scorso un investimento di 7 miliardi di dollari per lo sviluppo di sistemi alimentati a idrogeno per auto, navi e droni. In settembre, i ministri dell’Energia della Ue hanno concordato, con un documento firmato da 25 Paesi, di intensificare la ricerca e l'innovazione nelle tecnologie dell’idrogeno, riconoscendo un “promettente legame” tra questo gas, che sembrava abbandonato, e i settori dell’elettricità, dell'industria e dei trasporti, nello sforzo di decarbonizzazione dell’economia europea.

Gli scienziati hanno capito già da quasi due secoli che una carica elettrica può scomporre l’acqua in idrogeno e ossigeno. La prima cella a combustibile in grado di invertire il processo, da idrogeno a energia elettrica, è stata inventata nel 1839. Ma l’alto consumo di energia necessario per produrre idrogeno su larga scala gli ha impedito di diventare competitivo con i combustibili fossili ed è rimasto indietro anche nella corsa per diventare la forma dominante di accumulo. Elon Musk, il fondatore di Tesla, ha bollato la tecnologia delle celle a combustibile, definendola una “bufala”, di “una stupefacente stupidità”, perché separare l’idrogeno dall’acqua attraverso l’elettrolisi consuma più elettricità di quella che l’idrogeno ottenuto possa produrre. Così, batterie sempre più grandi vengono integrate nelle reti elettriche per mitigare la volatilità della produzione da fonti rinnovabili.

Eppure, l’idrogeno ha diversi vantaggi. Mentre le batterie sono pesanti e consumano risorse scarse come il litio o il cobalto, l’idrogeno è l’elemento più leggero e più abbondante nell'universo. In più, non produce nient'altro che acqua quando viene utilizzato per produrre elettricità. Ecco perché i suoi sostenitori insistono a difendere il ruolo che l’idrogeno potrebbe svolgere nella corsa a ridurre le emissioni globali di gas serra, in particolare come vettore per utilizzare in modo più efficiente la produzione intermittente di energia solare ed eolica.

Le Orcadi sono il luogo ideale per testare questa impostazione. I parchi eolici dell’arcipelago generano spesso più elettricità di quella che i ventimila abitanti possano utilizzare, un problema aggravato dalle macchine per la produzione di energia dalle maree da poco entrate in funzione nell’European Marine Energy Centre. La turbina eolica che contribuisce ad alimentare l’impianto per l’elettrolisi sull’isola di Eday ha già perso oltre il 30% della sua produzione media a causa della mancanza di capacità della rete e la comunità dei proprietari è impaziente di promuovere sbocchi alternativi.

L’impianto di produzione dell’idrogeno di Eday è alloggiato in un container verde ai piedi della collina su cui gira la turbina, una posizione talmente remota e difficile che si sta dimostrando un vero test per questa tecnologia. Una delle grandi sfide è stata rendere la macchina abbastanza robusta da poter essere gestita da uno o due ragazzi della zona. Per ora si tratta di un esperimento limitato, ma il sistema potrebbe essere replicabile in tutte le isole, dove abbondano le risorse energetiche rinnovabili e i traghetti di collegamento usano quantità massicce di gasolio.

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