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L’idrogeno ricavato dall’acqua di mare diventa accumulatore efficiente di energia

La stratup toscana Nemesys si aggiudica Next Energy con una cella elettrolitica che produce idrogeno con recupero di energia. E non si ferma qui

di M.Cristina Ceresa

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La stratup toscana Nemesys si aggiudica Next Energy con una cella elettrolitica che produce idrogeno con recupero di energia. E non si ferma qui


2' di lettura

La transizione energetica a un sistema pulito è una priorità che il Green Deal europeo incoraggia, anzi sollecita, in vista della scadenza del 2050 in cui in Europa le emissioni dovranno essere azzerate.

L'idrogeno, in questo scenario, potrebbe essere finalmente una fonte energetica da cui trarre soddisfazioni. Sempre che inizi a rispettare i parametri di Sostenibilità produttiva, ambientale ed economica.

Marco Matteini (a sinistra) e Alessandro Tampucci, cofondatori di NEMESYS

Intanto, però qualcosa si sta muovendo: lo conferma il fatto che un'iniziativa di Open Innovation a sostegno degli obiettivi della transizione energetica come Next Energy ha dato fiducia a una startup che ha fatto dell'idrogeno il fulcro della sua proposta.

Si tratta di Nemesys, startup toscana specializzata in tecnologie innovative per la diffusione dell'uso dell'idrogeno che si è aggiudicata la quarta edizione di Next Energy, il programma promosso da Terna, Fondazione Cariplo e Cariplo Factory che punta a sostenere lo sviluppo di progetti innovativi, startup e imprese focalizzate su tematiche attinenti allo sviluppo del sistema energetico.

A convincere la giuria è stata l'idea innovativa di Nemesys: una cella elettrolitica che consente un recupero di energia elettrica durante il processo di produzione dell'idrogeno, superando gli obiettivi di efficienza Eu al 2030 (48kWh/kgH2). Il prototipo non utilizza metalli preziosi, né costose membrane Pem (polymer-electrolyte membrane) come avviene invece nelle attuali soluzioni di mercato e, per questo, assicurano in Nemesys, ha un costo di realizzazione inferiore e più competitivo.

Inoltre, la soluzione studiata dalla startup è in grado di utilizzare anche l'acqua marina nel processo di generazione dell'idrogeno, evitando di “sprecare” acqua dolce – che sarà sempre più preziosa in futuro – per la produzione energetica che, a questo punto, potrà diventare competitiva e conveniente anche nei Paesi in via di sviluppo, in quelle zone in cui energia e acqua scarseggiano.

Le celle elettrolitiche sviluppate con questa tecnologia, se le aspettative di studio preliminari saranno confermate, potranno ottenere un grande vantaggio competitivo nel mercato degli elettrolizzatori per la produzione di idrogeno verde nel prossimo futuro - secondo gli scenari Decentralizzato e Centralizzato elaborati da Terna e Snam per la transizione energetica, si prevede una produzione di idrogena che va da 1,2 a 3 miliardi di m3 al 2030.

Ma Marco Matteini, startupper classe 1958 e cofondatore con Alessandro Tampucci ci tiene a chiarire: «Sono ben cinque i filoni di ricerca che stiamo sviluppando in Nemesys tutti sotto brevetto o know how segreto».

Per ora l'interesse di Terna è sulla capacità dell'idrogeno di saper svolgere un'ottima funzione di accumulatore di energia che, secondo Matteini «è un ottimo vettore energetico per stoccare grandi quantità di energia sui lunghi periodi».

La startup che conta a oggi 5 soci e tre professionisti, tra cui Francesco Ciardelli, professore onorario di chimica all'Università di Pisa, si porta a casa un voucher di 50mila euro che potrà utilizzare in servizi finalizzati al processo di accelerazione e di go to market del progetto. La sede dell'azienda è a Pontedera proprio dove per anni la Piaggio ha sviluppato i prototipi della Vespa che una delle due ruote più diffuse: sarà di buon auspicio anche per la diffusione dell'idrogeno?

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