LOGISTICA

L’idrovia Mantova Venezia cresce con i trasporti eccezionali

Ad alimentare maggiormente il traffico la chimica, i project cargo e la filiera siderurgica. L'assessore De Berti: benefici in termini economici, di sostenibilità ambientale e di sicurezza

di Valeria Zanetti

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Da Mantova a Porto Marghera: 180 chilometri sull'acqua

3' di lettura

Hanno percorso circa 180 km su due enormi chiatte fluviali, da Mantova fino a raggiungere Porto Marghera. Un lungo percorso attraverso l’idrovia Fissero-Tartaro-Canalbianco (circa 120 km) attraversando 6 conche di navigazione (Valdaro, Trevenzuolo, Torretta Veneta, Canda, Bussari, Baricetta), successivamente l’idrovia Po-Brondolo (20 km), con le conche di navigazione di Cavanella d’Adige destra e sinistra e Brondolo, per entrare quindi nella Laguna di Venezia e raggiungere Porto Marghera (40 km). Due trasporti eccezionali fluviali hanno attraversato nelle scorse settimane l’idrovia Mantova-Venezia, confermando le potenzialità logistiche delle vie di navigazione interne.

Il percorso fluviale che attraversa parte della Pianura padana viene utilizzato per far arrivare nel retroporto veneziano i pezzi di grandi dimensioni, che poi vengono assemblati. Gli scali di Venezia e Chioggia sono infatti competitivi perché dispongono di ampi spazi che consentono alle aziende di insediarsi. Il traffico fluviale è in forte crescita, anche se i valori assoluti rimangono ancora bassi. Le filiere che alimentano maggiormente questo traffico sono la chimica (49%), i project cargo (26%) la filiera siderurgica (15%), in minima parte il trasporto fluviale viene usato per la movimentazione di container.

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«Questi trasporti fluviali sono la testimonianza di come le linee navigabili venete siano idonee a trasporti eccezionali della V classe Cemt – ha commentato la vicepresidente e assessore alle Infrastrutture e trasporti della Regione del Veneto, Elisa De Berti –. Il percorso fluviale ha garantito evidenti benefici alla viabilità su strada, che viene in tal modo liberata da trasporti su gomma che creerebbero condizioni di congestione al traffico. La scelta della via d’acqua comporta benefici in termini economici, di sostenibilità ambientale e di sicurezza nel trasporto delle merci».

Con l’eccezione del primo breve tratto da Mantova a Trevenzuolo di competenza di Aipo, l'intero percorso è su vie d’acqua interne gestite da Infrastrutture Venete, società di proprietà della Regione Veneto, che si occupa di sicurezza della navigazione interna e delle operazioni di manovra delle conche.

A fine anno è invece sbarcata a Porto Marghera una turbina a gas GT36 (e il suo diffusore) di ultimissima generazione, sviluppato e realizzato negli stabilimenti genovesi di Ansaldo Energia. Si tratta della turbina a gas più grande e potente mai realizzata in Italia (oltre 520 tonnellate), destinata a rendere la centrale termoelettrica Levante di Edison a Porto Marghera la più efficiente d’Europa.

II porto di Venezia è da sempre specializzato a livello italiano nei “project cargo” (grossi manufatti industriali ad altissimo valore aggiunto). Ogni anno a Venezia vengono movimentati migliaia di project cargo (53.000 tonnellate circa) con destinazione più di 40 Paesi in tutto il mondo. Gli operatori (terminalisti, trasportatori, agenti e spedizionieri) dispongono infatti di know how ed expertise consolidati. Inoltre le banchine possono raggiungere le 7 tonnellate di portata, o di più a seconda delle necessità.

Sui numeri dell’anno appena concluso si è fatta sentire la pandemia, con traffici in flessione rispetto al 2019. Il porto di Venezia perde nel complesso 2,5 milioni tonnellate (-10,3%), percentuale da ridurre al netto del carbone. Un calo che risulta inferiore al calo medio nazionale (-14,3%) per i porti italiani comparabili sotto un profilo geografico, di mercato e funzionale. Nel quarto trimestre i numeri migliorano, con la flessione che si ferma a -8,1% di tonnellate di merci movimentate rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Per quanto riguarda lo scalo veneziano, una rilevante porzione del traffico perduto nel 2020 è legata al crollo del carbone (-69,6%), causato dal graduale abbandono da parte dell’Italia di questa fonte energetica. Al netto del carbone, la flessione dei traffici del porto veneziano passerebbe dal 10,3% al 6,3%.

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