L’immobiliare alla prova del Covid

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L’immobiliare alla prova del Covid

di Laura Cavestri, Paola Dezza, Nicol degl'Innocenti

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Nel primo trimestre di quest’anno (in particolare in UK, Germania e Svezia), in Europa gli investimenti nei mercati immobiliari hanno generato un volume di circa 85 miliardi di euro, il 46% in più rispetto al primo trimestre 2019. Ma da marzo la frenata per arginare la pandemia da coronavirus ha fermato il settore e raffreddato le aspettative.
In attesa che la ripartenza prenda vigore si inizia a ragionare di come sarà il mondo del dopo-Covid. Da Schroders fanno sapere che il futuro farà perno sulle città globali, che continueranno a prosperare nonostante il Covid-19.
«La pandemia di Covid-19 ci ha spinto verso il futuro digitale, con il lavoro da remoto destinato a diventare la norma per molti – dicono Hugo Machin, Fund Manager Global Cities e Tom Walker, Co-Head of Global Real Estate Securities, Schroders –. Tuttavia, anche se meno persone si sposteranno verso le città ogni giorno, le interazioni tra colleghi e clienti nel cuore urbano delle città – la parte più connessa – saranno di importanza maggiore. Quindi, invece che diminuire il potere delle città globali, questi cambiamenti potrebbero potenzialmente accrescerne il valore».
Il Covid-19 ha accelerato tendenze già in atto: meno interesse per i centri commerciali, una contrazione della domanda per uffici e logistica in crescita. E nel residenziale desiderio di case più grandi e con spazi esterni che cambierà la domanda.
Gli edifici verranno riadattati quindi in base alle nuove esigenze. Nel mondo i data centre e i magazzini hanno già rimpiazzato i centri commerciali. La realtà che è che i depositi stanno iniziando a rimpiazzare anche i negozi fisici: il valore di avere un magazzino nelle vicinanze di un centro urbano molto popoloso è ora maggiore rispetto ai punti vendita fisici. Gli uffici in sedi secondarie, fuori dal centro urbano, saranno più a rischio. Con un numero maggiore di persone che lavorano da casa, per le aziende avrà sempre meno senso mantenere questo tipo di uffici.
Un dato positivo è ancora una volta il basso livello dei tassi di interesse, dicono da Savills, che sosterranno una buona domanda immobiliare come asset class, con una mancanza di corrispondenza tra gli asset più liquidi e la mancanza di offerta di qualità, mantenendo alta la competizione e bassi i rendimenti. Savills afferma che gli investitori, per mitigare il rischio del loro portafoglio, continueranno ad adottare strategie di diversificazione e di pricing, e nonostante le circostanze eccezionali che hanno caratterizzato il 2020 vedremo molti concentrarsi sul “flight to quality” privilegiando uffici prime e logistica nelle principali città come Parigi, Los Angeles, New York, Sydney e Tokyo. Tuttavia, a lungo termine, le città più piccole e innovative come Barcellona e Stoccolma diventeranno “armi di difesa” per gli investitori core, così come le opportunità nel multy-family e nel settore immobiliare operativo, poiché le tendenze demografiche in tutto il mondo continueranno a guidare la domanda di tali asset.
Simon Hope, Head of Global Capital Markets di Savills, commenta: «La pandemia di Covid-19 non ha influito in modo significativo sulle strategie degli investitori; sta però accelerando alcune tendenze che si stanno sviluppando già da anni. Una attenta selezione e diversificazione degli asset, insieme all'attribuzione del giusto prezzo al rischio a lungo termine, determinerà i vincitori».

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