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L’impatto del coronavirus sui cocktailbar d’Italia

Un sondaggio evidenzia le difficoltà. Con il turismo fermo ripresa ardua: per il 44% degli intervistati il turista vale più del 50% del fatturato

di Maurizio Maestrelli

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(AdobeStock)

Un sondaggio evidenzia le difficoltà. Con il turismo fermo ripresa ardua: per il 44% degli intervistati il turista vale più del 50% del fatturato


2' di lettura

Giampiero Francesca e Massimo Gaetano Macrì sono le due anime di BlueBlazer, da cinque anni la guida di riferimento al mondo dei cocktailbar italiani che premia ogni anno una selezione dei migliori cento. Noti a un pubblico più vasto rispetto agli aficionados di Martini e Negroni grazie al programma Drink Me Out, su La7, hanno approfittato della obbligatoria chiusura dei templi dello shaker per promuovere un'indagine sulle prospettive future di un settore che, negli ultimi anni, aveva dato prova di una ritrovata e crescente vitalità.

Con un 82% di risposte il quadro che ne emerge è a dir poco drammatico. La totalità ovviamente degli intervistati accusa la crisi, poco risolvibile con il delivery per quanto questa sia una strada tentata in alcuni casi anche dai cocktailbar, e le preoccupazioni più grandi, da leggere come voci di spesa non rimandabili e non compensate dal fatturato, arrivano dagli affitti e dalle retribuzioni del personale.

Le voci di spesa che pesano di più
È un dato di fatto che buona parte degli affitti non siano mai stati sospesi, anche quando la proprietà dei “muri” è in mano alle banche, e per quanto riguarda il personale tutti cercano di stringere i denti. G estione fornitori e pagamento di finanziamenti o mutui sono le altre due voci di spesa che stanno asciugando i conti correnti dei barman e con un Italia che si avvicina a una delle stagioni estive più tristi di sempre il presumibile crollo del turismo straniero inciderà ulteriormente sulle prestazioni della maggior parte dei locali (il 92% ha dichiarato di intercettare solitamente la domanda turistica e per il 44% degli intervistati il turista “vale” più del 50% del fatturato).

Di conseguenze le previsioni in caso di possibile riapertura, con un come e un quando che possono cambiare notevolmente le carte in tavola, danno un calo del fatturato 2020 superiore al 50% per il 56% degli intervistati. Una percentuale che sale a un impressionante 79% tra gli intervistati che lavorano negli hotel bar.

Milano e Roma, le differenze
Netta differenza infine tra le due città capitali del bere miscelato: Milano e Roma. Il 30% dei barman milanesi denunciano un probabile calo del fatturato superiore al 50%, tra i romani invece la percentuale sale al 55%. Probabilmente per una maggiore attrattività turistica del Colosseo rispetto alla Madonnina del Duomo. Sta di fatto che le prospettive sono tutt'altro che rosee per il settore non solo per una ripartenza ancora non definita ma anche perché, come attualmente si sta considerando, una ripartenza condizionata a distanziamento, schermi di plexiglass, mascherine, contingentamenti all'ingresso e chi più ne ha più ne metta rischia di diventare una ripartenza azzoppata. Un po' come chiedere a Usain Bolt di correre i 100 metri con gli scarponi da sci ai piedi.

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