INDAGINE EY E VC HUB ITALIA

L'impatto del Covid-19 sulle startup: l'ecosistema ha tenuto ma serve liquidità

E’ questo il messaggio contenuto in una recente indagine realizzata da EY e VC Hub Italia che ha analizzato l'impatto del Covid-19 sulle startup e sui fondi di venture capital

di Gianni Rusconi

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E’ questo il messaggio contenuto in una recente indagine realizzata da EY e VC Hub Italia che ha analizzato l'impatto del Covid-19 sulle startup e sui fondi di venture capital


3' di lettura

L'emergenza sanitaria legata alla pandemia e le difficoltà legate alla ripresa non hanno scalfito più di tanto il processo di sviluppo dell'ecosistema dell'innovazione italiano. Lo dice una recente indagine (consultabile online a questo link) realizzata da EY e VC Hub Italia (l'associazione che riunisce il 90% degli investitori istituzionali) che ha analizzato l'impatto del Covid-19 sulle startup e sui fondi di venture capital della Penisola. Indagine che ha, per l'appunto, evidenziato indicatori positivi di varia natura, come l'incremento del personale (registrato dal 58% delle nuove imprese) o la crescita dei ricavi, segnalata nel 27% dei casi. Un altro importante parametro di valutazione riguarda l'aumento della domanda, che ha premiato circa un terzo delle startup oggetto di studio (fra realtà nate negli ultimi cinque anni e scale-up più mature e destinatarie di finanziamenti più ingenti), due terzi delle quali operano in prevalenza sul mercato nostrano e la gran parte ha sede in Lombardia.

Una su 10 tornerà ai livelli pre Covid entro un anno

In generale c'è, come detto, forte ottimismo e lo dimostra anche il fatto che, per un'azienda su due, la situazione di incertezza attuale durerà al massimo sei mesi mentre l'85%, una volta terminata l'emergenza sanitaria, è convinta che la propria attività tornerà ad essere come prima della diffusione della pandemia. La grande discontinuità provocata dal lockdown, insomma, sembra non aver intaccato più di tanto il cammino in avanti delle startup ed è sicuramente incoraggiante rilevare come il 46% creda in un aumento del fatturato nei prossimi 12 mesi e come il 13% pensi di tornare in tempi brevi ai livelli pre Covid. Lo smart working ha aiutatoAnche il 55% delle startup che segnala di non aver avuto problemi con i fornitori è quindi un ulteriore indice di una significativa resilienza che ha interessato nel complesso tutto l'ecosistema, limitando gli effetti negativi del blocco delle attività a livelli decisamente meno gravi rispetto a quelli registrati da diverse imprese tradizionali. La pratica dello smart working ha sicuramente aiutato a non compromettere la produttività, interessando il 62% delle realtà osservate, e fa specie (ma non sorprende) evidenziare come il 67,5% non abbia sostenuto alcun investimento per agevolare il lavoro da remoto di founder e collaboratori, anche perché molte si erano già dotate degli strumenti per operare in tal senso.

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Un'impresa su due ha chiesto la Cassa

Fin qui le indicazioni positive tratte dall'indagine, ma non sono ovviamente mancati elementi di criticità e di difficoltà legati allo stato di emergenza. Il 68% delle startup ha dichiarato infatti di aver subito una riduzione della domanda, il 22% ha sofferto di problemi di liquidità, l'80% ha ridotto fino al 15% il salario del proprio personale e il 55% è dovuto ricorrere alla cassa integrazione. Il 41% sta inoltre valutando il venture debt (finanziamento del debito) mentre il 16% si è già mosso in tal senso o è in trattativa per farlo.

I venture capital chiedono decreti legislativi

Dal punto di vista dei gestori dei fondi di venture capital, la crisi ha lasciato qualche scoria e problematica maggiore. Una parte di loro ha registrato problemi di liquidità e il 54% si sta preparando a ricercare nuovi finanziamenti per ripartire, anche per ovviare fallimento di una o più startup presenti all'interno del proprio portafoglio. Solo il 20% dei VC, inoltre, ha visto le imprese sulle quali ha investito registrare un aumento della domanda superiore al 50%, mentre il 53% ha dovuto fare i conti con una contrazione inferiore al 50%. La delicata fase di ripartenza, e lo dicono in coro sia le startup sia i fondi, va ora affrontata con il supporto del Governo attraverso misure dedicate e un alleggerimento della burocrazia. In particolare, l'appello che arriva dai protagonisti dell'innovazione (lato imprese) è in direzione di investimenti utili a potenziare la dotazione infrastrutturale del Paese, con particolare attenzione al digitale, una ridefinizione della legislazione sul lavoro (con un focus sullo smart working) e sussidi sia diretti che indiretti (dagli sconti in bolletta agli sgravi fiscali). Due terzi circa dei Venture Capital, invece, ritengono che lo strumento più adatto sia quello dei decreti legislativi, il 15% chiede in alternativa maggiore concessione di credito da parte delle banche e il 23% vede come possibile soluzione la ricerca di nuovi investitori privati. Uno scenario già visto, in definitiva, e ribadito con decisione anche da Francesco Cerruti, Direttore Generale di VC Hub Italia, secondo cui la capacità delle startup di “navigare anche controvento lascia intravedere enormi margini di miglioramento dell'intero ecosistema ma solo in presenza di norme che ne agevolino l'operatività. Il momento per intervenire e ridurre il divario che abbiamo con altri Paesi europei è adesso: molto è stato fatto – ha ammonito il manager - ma purtroppo è ancora troppo poco rispetto a quel che viene fatto altrove”.

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