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L'importanza e il ruolo dei “trasformatori”

Intelligenza artificiale, scienza dei dati, tecnologie mobili, internet delle cose e tante altre novità sono energie che innescano processi originali. I loro protagonisti non sono i riformisti, ma i rivoluzionari

di Piero Formica

(AdobeStock)

3' di lettura

Intelligenza artificiale, scienza dei dati, tecnologie mobili, internet delle cose e tante altre novità sono energie che innescano processi originali. I loro protagonisti non sono i riformisti, ma i rivoluzionari. Diamo loro il nome di trasformatori, in analogia con il trasformatore elettrico, perché muovono quelle energie verso l'utilizzo. Il trasformatore si comporta come Richard Feynman, pioniere nel campo dell’informatica quantistica: «penso che la mia vita sia più piena perché mi rendo conto di non sapere che cosa sto facendo. Sono incantato dall'ampiezza del mondo». Il saper immaginare è in cima ai loro pensieri. Rifiutano gli standard della società attuale, credendo che le norme sociali imposte e le aspettative coltivate siano diventate obsolete. Li si potrebbe definire ‘dadaisti'. Tra loro, alcuni rappresentano la trasformazione da molteplici di punti di vista per inquadrarla in un contesto più ampio. Sono assimilabili ai ‘cubisti'. Altri, al pari dei ‘surrealisti', disegnano la trasformazione con scene illogiche, strane creature, elementi sorprendenti e accostamenti inaspettati. Dunque, modi di pensare e poi di agire divergenti, come accade frequentemente. Curtis Carlson, l’imprenditore che ha contribuito a realizzare l’assistente vocale Siri dell’iPhone, chiede spesso a gruppi di aspiranti innovatori di scrivere la loro definizione di “innovazione” su dei post-it. Le definizioni non sono mai concordi. Come giungere ad un accordo di cui c'è bisogno?

Per aver successo, la trasformazione richiede un vocabolario condiviso affinché sia agevole per le idee comunicare tra loro. Altrimenti, diventando estremamente faticoso avanzare lungo il sentiero della trasformazione, le probabilità di buon esito si riducono al lumicino. Qui i trasformatori fanno loro il pensiero di Bertrand Russell: «è meglio un disaccordo intelligente rispetto a un accordo passivo. Sarà il primo a condurre verso un successivo accordo positivo». Il linguaggio dell'incertezza a loro comune facilita il raggiungimento del consenso. Tutti i trasformatori, infatti, hanno familiarità col mondo soggettivo e qualitativo della possibilità, non con quello matematico e statistico della probabilità. “Non posso calcolare la probabilità che la trasformazione che ho in mente avvenga o meno, ma per quanto possa essere improbabile è possibile che essa giunga in porto e abbia successo”: nell'incertezza che li circonda, è questa la comunanza di linguaggio.

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Come valutare i trasformatori in corso d'opera? Cambiano le tecnologie e, conseguentemente, le metriche di valutazione. Ci viene incontro il modello, disegnato dal Santa Fe Institute, di valutazione delle classifiche ispirato alla fisica. Secondo Cantwell e Moore, due ricercatori di quell'Istituto, un problema delle classifiche è che di solito sono discrete, cioè seguono i numeri interi: 1, 2, 3 e così via. Questo ordinamento suggerisce che la distanza tra il primo e il secondo classificato sia la stessa tra il secondo e il terzo. Ma non è così. È meglio ricorrere a un sistema che valuta le classifiche adottando la numerazione continua. Una classifica potrebbe assegnare qualsiasi numero reale – numero intero, frazione, decimale ripetuto all’infinito – a un trasformatore. I numeri continui sono più facili da usare, spiega Cantwell, e anche essere tradotti in classifiche discrete (Newsletter, Santa Fe Institute, 3 giugno 2002 – santafe.edu). Nuove tecnologie e nuove metriche; imparare ad apprendere e sperimentare l'arte della trasformazione; trasformatori in grado di utilizzare le prime ed essere valutate con le seconde per arrestare il pensiero sempre più somigliante alla pianta parassitaria della consuetudine morbosa. Non c'è altra alternativa alla regressione verso la mediocrità.

piero.formica@gmail.com

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