Interventi

L’importanza di promuovere un pensiero creativo

di Piero Formica

3' di lettura

Come l'umanità potrà evitare di cadere nel precipizio? Se salissimo velocemente e troppo in alto con le ali dell'intelligenza artificiale non allineata ai valori umani, precipiteremmo nel baratro. Se poi i nostri stili di vita continuassero a confliggere con la natura, la caduta rovinosa significherebbe la fine della specie umana. Il campanello d'allarme suonato da Covid-19 è un avvertimento. Lo squillo del campanello che dà il via al nuovo anno scolastico dovrebbe essere l'inizio di una incessante conversazione tra docenti e discenti su come prevenire disastri di maggiore portata nel futuro. Spetta all'istruzione suggerire comportamenti e dare strumenti culturali alle nuove generazioni affinché ragazze e ragazzi siano sollecitati a creare, sviluppare e accettare tecnologie che diano priorità alla protezione e al ben-essere dell'umanità in sintonia con la natura. Tanto si dice e si scrive sulla riorganizzazione dei luoghi dell'istruzione, mentre si trascura il ruolo da protagonista che riveste la cultura nel segno della creatività per affrontare sollecitamente le minacce tecnologiche, pandemiche e belliche. Di fronte ad una ardua scala di problemi, restiamo troppo lenti nel dare risposte culturali.
Le regole vanno violate nell'interesse della conoscenza, ammoniva il filosofo austriaco Paul Feyerabend. Oggi, la scuola è il luogo dove i discenti vengono istruiti ad assimilare le mappe della conoscenza accumulatesi nel corso del tempo, non a disegnarne di nuove che siano originali. Con le mappe sotto il braccio, ma privi di un portafoglio di idee, dalla scuola i discenti emigrano verso il mondo dell'occupazione dove molti finiscono col dire, come Mr Bowling in “Coming up for Air” di George Orwell, che, dopo aver catturato un posto di lavoro, il posto ha catturato loro. È convinzione consolidata che la creatività umana sia innata. Non è così. Due ricercatori, George Land e Beth Jarman hanno testato la creatività dei bambini in età prescolare negli anni 60, giungendo alla conclusione che il 98% ha raggiunto il “livello di genio creativo”. Al liceo, lo stesso gruppo di bambini ha ottenuto il 12%. «Quanto sta accadendo nei nostri sistemi scolastici per renderci meno creativi è incredibilmente importante, perché la creatività è alla base della risoluzione dei problemi, e oggi non mancano i problemi che hanno bisogno di soluzioni», concludono Land e Jarman. Se non soffia il vento della creatività, le attività produttive saranno tutte conformi alle regole dedotte dalle mappe cognitive oggetto dell'insegnamento.
Attività che scongiurano l'estinzione dell'umanità sono incubate dall'istruzione che esalta il potere immaginativo degli allievi, mettendoli in condizione di apprendere nel corso di esperimenti ed esplorazioni in terre ignote. Gli studenti formano una comunità di esploratori che con creatività e tenacia perseguono virtù e conoscenza sulle orme dell’Ulisse ribelle di Dante. Il processo di apprendimento prende il sopravvento sul processo di insegnamento per coltivare domande astruse che rivelano sentieri insoliti da percorrere. L’apprendimento prepara la mente a ritenere normale, piuttosto che una pericolosa deviazione dalla norma, l’ignoranza che è fonte di creatività, Gli studenti che esplorano l’ignoranza creativa provano piacere nel non trovare ciò che stavano cercando, e non hanno paura di affrontare l’incertezza che deriva dalle “incognite sconosciute”. È così che i fatti classificati come immutabili, fissati una volta per tutte, vengono sfidati e dimostrati sbagliati.
Nel Medioevo gli studenti erano in cerca di apprendimento e, per questo, si spostavano da una a un'altra città, conducendo una vita da clerici vagantes. Allora, l'Università di Bologna, fondata nel 1088, era governata dagli studenti. Spettava a loro scrivere le procedure di conduzione delle lezioni. I professori avevano l'obbligo di rispettarle. In definitiva, gli studenti erano parte attiva del processo educativo. Il formarsi di un fronte di nuove professionalità scientifiche e umanistiche richiedeva una mentalità focalizzata più sull'apprendimento che sull'insegnamento ex cathedra. Studenti e docenti sperimentavano insieme come procedere lungo quel fronte in movimento. Il cammino intellettuale non si limitava alla lezione ma si estendeva all'individuazione dei problemi seguita dal conflitto cognitivo tra le soluzioni proposte e si concludeva con l'individuazione della proposta da mettere in pratica. Vivendo nel tempo in cui le tecnologie si muovono esponenzialmente mentre la scuola procede, nel migliore dei casi, linearmente, è d'obbligo trovare nello spazio educativo la traiettoria della creatività, con l'attività della mente umana a guidare il progresso tecnologico affinché sull'umanità non cada il sipario.
piero.formica@gmail,com

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