Diario di bordo dell’economia

l’imprenditoria giovanile si fa spazio

di Centro studi Tagliacarne

2' di lettura

Il Sud (Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia e Sardegna) non appare particolarmente denso di attività imprenditoriali, nonostante sovente si pensi che in queste aree l’impresa sia una forma di autoimpiego per sfuggire alla scarsità di posti di lavoro alle dipendenze. Il livello di imprenditorialità dell’area (calcolata attraverso il rapporto numero di imprese sulla popolazione in età tra 15 e 64 anni) è pari a 15,6 ogni 100 abitanti (Italia: 16,0), con valori particolarmente modesti in Puglia e Sicilia che sono fra i più bassi d’Italia. È però interessante notare che i titolari e soci di impresa nati nell’area hanno una decisa tendenza a svolgere la loro attività al di fuori del Sud. Tale tendenza appare molto accentuata fra coloro che sono nati in Calabria, con quasi un terzo degli imprenditori nativi di questa terra che fa impresa fuori dal Mezzogiorno (contro, ad esempio, il 18% dei campani). Il sistema imprenditoriale dell’area presenta poi due aspetti rilevanti: una forte frammentarietà del tessuto imprenditoriale (da cui deriva una dimensione media molto minore rispetto alla media nazionale) e l’elevata incidenza delle imprese giovanili. La polverizzazione delle imprese è testimoniata dall’alta incidenza delle aziende costituite in forma individuale (57,3%) e dalla presenza di 10 province del Sud tra le prime 11 per importanza dal fenomeno (con Enna leader a quota 71,3%). L’altro aspetto, quello dell’elevato peso dell’imprenditoria giovanile, è legato anche all’effetto dell’autoimpiego. Si contano 5,9 imprese under 35 ogni 100 residenti tra i 15 e i 34 anni (contro una media nazionale di 5,2), con punte di 6,3 in Campania e Calabria. Il dato più significativo relativo ai primi semi mesi dell’anno è l’andamento della natalità imprenditoriale, dopo il forte calo registrato nel 2020 (concentratosi in gran parte nei mesi del lockdown). Il numero di iscrizioni di impresa nei primi sei mesi si è attestato nel Sud a quota 58.391, che sebbene inferiore all’analogo periodo del 2019 quando erano 62.501, è decisamente più alto rispetto alle 48.597 aperture del primo semestre del 2020. Dietro i numeri assoluti si celano però numeri relativi che si possono definire double-face. Il tasso di natalità imprenditoriale - che misura quante imprese nascono in un determinato periodo rispetto a quelle registrate all'inizio dello stesso - è di fatto in linea con quello medio italiano (3,11 contro 3,17), ma presenta una decisa variabilità fra i territori. All'interno dell'area, infatti, convivono la prima e la penultima regione italiana per livelli di natalità, rispettivamente la Puglia (3,43, guidata da Lecce che presenta un valore superiore a 4), e la Basilicata (2,73). Proiettando le informazioni a livello provinciale si osserva come la scarsa verve imprenditoriale coinvolge anche altre province dell'area, cinque delle quali si collocano fra le sei province meno performanti
del Paese. Fra queste si segnalano, in particolare, Messina e Reggio di Calabria.

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