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L'incertezza permea ogni cosa

di Armando Torno

(FOTOGRAMMA)

2' di lettura

Bertrand Russell non era un bigotto, anzi fu critico con le religioni rivelate. Nel suo saggio “La moralità e l'individuo”, che fa parte di quei libri rivolti a un vasto pubblico, scrisse: “Senza moralità civile le comunità periscono; senza moralità privata la loro sopravvivenza è priva di valore”.
Parole che vale la pena ripensare oggi, tempo in cui si parla sovente di etica, o di varie etiche (ce ne sono a decine, a seconda della necessità), e si evita volentieri persino un semplice cenno alla morale.

Forse perché l'etica si può fabbricare con un po' di filosofia e qualche ragionamento, mentre la morale ha bisogno di un rimando che va oltre le cose. Giovanni Reale, uno dei grandi storici della filosofia antica, scomparso nel 2014, amava ricordare che non è possibile vivere una morale senza un riferimento divino, perché chi cercasse di farlo assomiglierebbe a un tale finito nelle sabbie mobili che spera di salvarsi tirandosi per i capelli.
Comunque, se la religiosità in crisi del nostro tempo ha esiliato la morale e non sa come recuperarla, dobbiamo accontentarci dell'etica. I filosofi possono aiutarci, ammesso che sappiano pensare. Se vi siete posti il problema, forse è il caso che leggiate un libro di Zygmunt Bauman, intellettuale polacco morto nel 2017, dal titolo “Di nuovo soli. Un'etica in cerca di certezze” (Castelvecchi, pp. 66, euro 10).

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Bauman ci ricorda che il mondo in cui stiamo vivendo è caratterizzato da frammentazione, discontinuità, in particolare da mancanza di logica. L'incertezza permea ogni cosa: dagli atti di governo al posto di lavoro, dal sistema per difendere eventuali risparmi ai nostri sentimenti. Tutto muta e tutto si adegua, cambia, si rovescia. Come comportarsi? Bauman afferma che in una situazione del genere è saggio, anzi a volte indispensabile, non fare progetti a lungo termine, meno che mai investire in un futuro troppo lontano. E ancora: è bene non legarsi a un luogo, né a un gruppo di persone; è opportuno non dedicarsi a una causa, ed è consigliabile non fissare una certa immagine di se stessi.

Le scelte? Per il pensatore polacco conviene lasciar cadere quei desideri che cercavano di stabilire certezze per il tempo a venire, il quale ormai non accetta più ipoteche. Essere previdenti oggi significa evitare di assumere particolari impegni; è bene muoversi liberamente e attendere un'opportunità che bussa alla porta. Ovviamente sapendo che potrebbe smettere di farlo in poco tempo.
Tutto questo discorso, in soldoni, significa che siamo più soli in una società che comunica con sempre maggior frequenza e velocità. Per questo conviene adottare un'etica e rispettarla. E' il caso di accontentarsi. La morale? Abbiate pazienza, ma occorre un'altra situazione per richiamarla dal suo esilio. Qualche decennio fa degli intellettuali bene informati avevano dichiarato che Dio non era necessario. Peccato che non si siano accorti, come direbbe un proverbio tedesco, di aver gettato via con il bagno anche il bambino.

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