La vicenda

L’inchiesta «stroncata» dalla Cassazione e il processo a Mimmo Lucano

di Ivan Cimmarusti

La Cassazione su Mimmo Lucano: nessuna frode su appalti

2' di lettura

Tra stroncature dell’indagine, sia del gip sia della Cassazione, e numerose polemiche, il Tribunale di Locri ha disposto il rinvio a giudizio di Mimmo Lucano, il sindaco di Riace simbolo dell’accoglienza accusato di truffa e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina. «La gestione opaca dei fondi destinati all’accoglienza di cittadini extracomunitari» e «matrimoni combinati» sono le accuse sostenute dai pm di Locri. Una impostazione che troverà numerosi ostacoli in sede di processo, perché già il terzo grado ha smentito buona parte di queste accuse.

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Il rinvio a giudizio
Il gup del Tribunale di Locri Amelia Monteleone ha deciso per il rinvio a giudizio del sindaco di Riace dopo ben sette ore di camera di consiglio. Il prossimo 11 giugno inizierà il processo che si annuncia esplosivo. Perché di fatto Lucano ha già un giudicato della Cassazione in suo favore, anche se emesso in sede cautelare. Un atto che inevitabilmente avrà un peso nella decisione del Tribunale di Locri.

Le ricostruzioni della Procura e la stroncatura del gip
La Procura della Repubblica di Locri accusa il primo cittadino - simbolo di accoglienza - di favoreggiamento all’immigrazione clandestina: avrebbe promosso una associazione per delinquere, allo scopo di catalizzare fondi destinati al finanziamento dei centri Sprar, Msna e Cas per farli arrivare ad associazioni a lui vicine, come Città Futura. Le ipotesi, però, sono state stroncate anche dal gip Domenico Di Croce, che nell’ordinanza ha ridotto l’associazione a un «diffuso malcostume che non si è tradotto in alcuna delle ipotesi delineate dagli inquirenti». Ben sette reati, relativi alla turbativa dei procedimenti per l’assegnazione dei servizi di accoglienza sono stati rigettati, così come 14 richieste di arresto che i pm non sono riusciti a ottenere. Per il gip, buona parte dell’indagine - che riguarda fatti avvenuti tra il 2014 e il 2017 - sarebbe basata su congetture, errori procedurali e inesattezze. Secondo il giudice, infatti, le ipotesi sui servizi di accoglienza sono così «vaghe e generiche» da rendere il capo d’imputazione «inidoneo a rappresentare una contestazione».

Per quanto riguarda l’accusa di truffa aggravata, il gip ha ritenuto che il contenuto delle intercettazioni «lascia trasparire una modalità quanto meno opaca delle somme destinate agli operatori privati» ma, al di là di questa considerazione, gli inquirenti «sembrano incorsi in un errore tanto grossolano da pregiudicare irrimediabilmente la validità dell'assunto accusatorio». Di fatto, dice sempre il gip, viene individuato l’ingiusto profitto nel totale delle somme incassate dalle cooperative, quando invece andava individuato nella differenza tra il totale e le spese realmente sostenute».

La Cassazione: nessuna irregolarità
Come detto, la Corte di Cassazione, nel decidere sulla misura cautelare, ha emesso un giudizio di rilievo sull’indagine. A Riace - dice la Corte - Mimmo Lucano non ha compiuto alcuna irregolarità nell’assegnazione degli appalti né ci sono elementi per dire che abbia favorito presunti «matrimoni di comodo». È quanto ha stabilito nelle motivazioni con cui nel febbraio scorso i giudici hanno ha annullato il divieto di dimora a Riace per il sindaco calabrese.

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