arte

L’incommensurabile ambizione di Gauguin

di Nicol Degli Innocenti


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3' di lettura

Paul Gauguin sarebbe stato felice di sapere quanto è diventato famoso dopo la sua morte. Gli artisti sono spesso egocentrici, ma pochi sono stati concentrati su se stessi e ansiosi di successo come il pittore francese. Il suo posto nella storia dell'arte è assicurato da oltre un secolo, eppure fino a oggi non c'era mai stata una mostra dedicata ai suoi ritratti.
Ci ha pensato la National Gallery londinese, che giustamente apre e chiude la mostra con un autoritratto.

La prima sala è dedicata tutta agli autoritratti, che rivelano la personalità e l'ambizione di Gauguin. Nel primo convenzionale quadro si presenta orgogliosamente come un artista, di fronte alla tela con tavolozza e pennelli in mano. Presto però Gauguin abbandona le convenzioni e si ritrae come artista tormentato e sofferente, accanto al Crocefisso in un quadro, addirittura nei panni di Cristo in altri, nel Giardino degli Ulivi e sul Golgota, un martire per la sua arte.

I ritratti di Paul Gauguin alla National Gallery

I ritratti di Paul Gauguin alla National Gallery

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Nella sala successiva si passa ai ritratti della famiglia, ma non c'è niente di convenzionale o zuccheroso in questi quadri inquietanti. L'elegantissima moglie distoglie il viso per non guardarlo. Aline, la figlia bambina, viene relegata sullo sfondo del quadro, a testa bassa, mentre il primo piano è occupato da arance gigantesche. Clovis, il figlio preferito, dorme con la testa sul tavolo sovrastato da uno sfondo misterioso e opprimente, che rappresenta i suoi sogni o incubi.
Non sorprende sapere che Gauguin poco dopo decise di abbandonare la vita “borghese” e la famiglia per diventare un artista a tempo pieno e vivere in un ambiente più semplice, reale e “primitivo”, prima in Bretagna e poi a Tahiti. Nei suoi ritratti di artisti e altri amici mette sempre qualcosa di sé – un suo quadro, una sua scultura, una sua ceramica sullo sfondo, un riferimento alla sua persona. Una delle gioie inattese della mostra è che la National Gallery è riuscita a raccogliere numerose sculture in legno e ceramica dell'artista, molto meno note dei suoi quadri.
“Gauguin ha avuto un approccio completamente nuovo al ritratto ed è riuscito ad arricchire immensamente una delle forme artistiche più antiche e sperimentate,” spiega Christopher Riopelle, co-curator della mostra.

Andato a Tahiti per scoprire un'arte nuova, Gauguin ritrae le giovani bellezze dell'isola. Sono i suoi quadri più celebri e vivi, saturi di colore. La mostra ne presenta alcuni spettacolari esempi, ma non indugia sul tema, forse per rispetto alle sensibilità attuali sul colonialismo e lo sfruttamento sessuale di ragazzine locali da parte di uomini bianchi molto più anziani.
A Tahiti però Gauguin ha sempre avuto in mente il mercato parigino, secondo Riopelle, calcolando che la curiosità per l'esotico dei francesi gli avrebbe garantito il successo. Tornato a Parigi, si è sistemato in uno studio dipinto di giallo vivace e pieno di souvenir e sculture polinesiane, presentandosi come artista barbaro, selvaggio e originale.
C'è una grande assenza nella mostra: Vincent van Gogh. Ci sono solo due riferimenti all'intensa amicizia e rivalità tra i due artisti, che tanto si sono influenzati a vicenda. Uno è il disegno di Gauguin che ritrae Madame Ginoux, che van Gogh ha poi utilizzato per il suo celebre quadro L'Arlesienne. L'altro è “Natura morta con speranza”, un quadro di Gauguin del 1901, undici anni dopo il suicidio di van Gogh, che ritrae i girasole tanto amati dall'artista olandese. Un “ritratto surrogato” e un omaggio tardivo, secondo Riopelle.
La mostra chiude con l'ultimo autoritratto dipinto da Gauguin poco prima della morte a 55 anni. E' l'immagine più semplice di tutte, ridotta all'essenziale, di un uomo malato e sfinito ma non pentito, che da dietro gli occhiali guarda direttamente chi lo osserva. Non un martire ma un artista, dall'inizio alla fine.

Gauguin Portraits – the Credit Suisse Exhibition
Fino al 26 gennaio 2020
National Gallery, Londra

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