La guerra in Europa

L’incrociatore Moskva come il Kursk: in Russia monta la rabbia delle famiglie

I russi negano che ci siano stati morti, ma i parenti parlano ormai apertamente di decine di vittime. E cresce la richiesta di verità e risposte

L’incrociatore Moskva mentre affonda

3' di lettura

«Dedicherò tutta la mia vita perché la verità prevalga»: Dmytro Shkrebets, padre di Yegor, marinaio del Moskva dato per disperso, prende l’iniziativa e si fa portavoce delle famiglie dei membri dell’equipaggio dell’incrociatore lanciamissili russo affondato nel Mar Nero. I russi negano che ci siano stati morti, ma i parenti parlano ormai apertamente di decine di vittime in questa tragedia sempre più simile a quella del sottomarino Kursk che 22 anni fa sollevò un’ondata di indignazione e proteste che investì direttamente Vladimir Putin, da poco salito alla presidenza.

Assenza di informazioni

Come scrive Alberto Zanconato dell’Ansa, in Russia sembra crescere la richiesta di verità e informazioni da parte soprattutto delle famiglie di militari che non fanno ritorno a casa. Le cause dell’affondamento del Moskva, fiore all’occhiello della flotta del Mar Nero, rimangono misteriose, scrive Zanconato. Nemmeno una fotografia e un video di tre secondi circolati in rete, che mostrano la nave piegata su un fianco con una densa colonna di fumo nero che si alza da poppa, consentono di valutare se sia l’Ucraina a dire la verità, quando afferma di aver colpito l’unità con missili Neptune, o la Russia, quando dice che il Moskva è andato a picco a causa dell’esplosione di un suo deposito di munizioni durante una tempesta.

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L’unica cosa chiara - sempre ammesso che le immagini siano autentiche - è che non si vede traccia di maltempo. Mosca non ha parlato di vittime, ma in rete circolano dichiarazioni di persone che si presentano come parenti di morti o dispersi. Il Guardian scrive che Yulia Tsyvova, la madre di un marinaio di leva di 19 anni, ha ricevuto direttamente dal ministero della Difesa la notizia della morte del figlio Andrei. Varvara Vakhrusheva, moglie del guardiamarina Iva Vakhrushev, 41 anni, annuncia il decesso del marito, scrivendo su un social network che è morto da «eroe, facendo il suo dovere».

Contraddizioni e domande senza risposta

Il bilancio sarebbe di 40 morti e molti feriti stando alla testimonianza di una donna che si presenta come la madre di un marinaio sopravvissuto, ma non fornisce il suo nome, citata dalla Novaya Gazeta Europe. Emblematica delle contraddizioni della società russa è la reazione di Dmytro Shkrebets. Da un lato l’uomo sostiene quella che le autorità chiamano «l’operazione militare speciale» arrivando ad affermare che «l’Ucraina non dovrebbe esistere». Ma dall’altro fa sentire la sua protesta. «Ho chiesto direttamente perché voi ufficiali siete vivi e mio figlio, appena arruolato, è morto?», afferma l’uomo, citato dal sito indipendente Meduza.

Le altre tragedie nascoste

La reazione ricorda quella dei parenti dei 118 membri dell’equipaggio del sottomarino nucleare Kursk (affondato nel Mare di Barents nell’agosto del 2000) che Putin incontrò nella base della Marina di Vidyayevo dieci giorni dopo la tragedia.

Madri e mogli dei marinai gridarono tutta la loro rabbia contro il presidente, eletto per la prima volta solo cinque mesi prima, protestando per i ritardi nei soccorsi e la mancanza di spiegazioni. Ma non si era trattato della prima oscura tragedia nella storia della Marina russa. Nel 1961 un sottomarino sovietico K-19 aveva subito un guasto al reattore e diversi membri dell’equipaggio erano stati colpiti da radiazioni letali. Mosca nascose la tragedia per quasi 30 anni, prima che diventasse di pubblico dominio e ispirasse anche il film The Widowmaker («Il fabbricatore di vedove») del 2002, con protagonista Harrison Ford.

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