l’approccio

L’incubatore del Politecnico riscopre il valore della lentezza

L'I3P di Torino riconosciuto migliore acceleratore pubblico 2019: si occupa di start up ad alto valore tech. Per crescere le imprese necessitano di tempo e buoni contatti con l'industria

di Filomena Greco

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L’incubatore del politecnico di Torino con vent'anni di storia alle spalle, nel 2019 l'incubatore ha accolto 22 aziende

L'I3P di Torino riconosciuto migliore acceleratore pubblico 2019: si occupa di start up ad alto valore tech. Per crescere le imprese necessitano di tempo e buoni contatti con l'industria


5' di lettura

Una sessantina di aziende incubate, 22 quelle che hanno iniziato il loro percorso nel 2019, con vent’anni di storia alle spalle e la sfida di diventare un player internazionale. L’I3P del Politecnico di Torino è stato riconosciuto l’anno scorso come miglior incubatore pubblico, su scala globale, secondo Ubi Global World Rankings of Business Incubators and Accelerators. E ha ha un business model ben preciso: attenzione verso aziende ad alto valore tecnologico, dall’aerospazio al biomedicale passando per fintech e Ict, approccio non profit e attenzione al territorio. «La nostra mission è sviluppare l’ecosistema» sottolinea Giuseppe Scellato, da un anno alla guida della Spa I3p. Un obiettivo che diventerà sempre più strategico, a cominciare dalla fase post emergenza sanitaria dei prossimi mesi. Tra i maggiori successi nella sua storia, ci sono Ennova, società cresciuta a 60 milioni di euro e circa 2mila dipendenti, Electro Power System, entrata nel Gruppo Engie, e ancora Wave for Energy, che oggi lavora con Eni alla produzione di energia elettrica dal moto delle onde. L’emergenza Covid-19 ha fatto emergere la storia di ComeHome, azienda che ha sviluppato una piattaforma per eventi e feste sul modello di Airbnb, con host e ospiti, e che dall’11 marzo ha messo in pista decine di eventi rigorosamente smart, modificando radicalmente la sua offerta.

I numeri dell’incubatore
«Tutte le nostre start up si occupano di deep tech – racconta Scellato – e questo condiziona molto il modello di sostegno di cui necessitano per crescere e portare risultati. Serve tempo e buoni contatti con il mondo dell’industria». Qualcosa di completamente diverso, dunque, dal modello “classico” che vede la start up a caccia di un investitore per tentare di crescere tanto e in fretta. Nel caso delle start up ad alto tasso di ingegneria incubate nel polo di Torino l’obiettivo il più delle volte è incrociare e accelerare la spinta innovativa che nasce dal tessuto industriale.

In un anno 25 delle società incubate all’I3p hanno raccolto finanziamenti per circa 16 milioni di euro, con un controvalore certificato di poco più di cento milioni di euro. Mentre sono state tre le exit negli ultimi mesi: Zucchetti, tra i principali gruppi di software, hardware e servizi It, ha acquisito il 100% di Intervieweb, azienda che ha sviluppato il software In-recruiting, uno dei principali presenti sul mercato europeo, e il 51% di Fluida, piattaforma cloud di Employee Relationship Management, dopo 15 mesi dal lancio. Invece Dead Pixels, lo studio specializzato nella realizzazione di contenuti di computer grafica, realtà virtuale e aumentata e animazione, è stata acquisita da Tps Group, quotata in Borsa e attiva nel settore dei servizi tecnici, ingegneristici e multimediali.

Per start up ad alto contenuto di ingegneria come quelle di I3p, uno degli ambiti di maggiore interesse è proprio il corporate venture capital, come spiega Scellato. L’ultimo report del Politecnico di Milano, Assolombarda e Aifi rivela che in un biennio – da settembre 2017 a settembre 2019 – il numero delle quote dei soci corporate che hanno investito in startup innovative è quasi raddoppiato, da 6.727 a 12.667 unità. Il numero di startup innovative nel portafoglio del Corporate venture capitalism è passato da 2.154 a 2.657 (+23,3%). Un fenomeno in crescita dunque in Italia, che si sta imponendo di fatto come una nuova via verso l’innovazione intrapresa da aziende mature. Nelle tre regioni del NordOvest si concentrano quasi il 10% dei corporate venture capitalist e quasi l’8% delle start up partecipate da investitori industriali.

Le società incubate
Nessun settore di riferimento, dunque, per le aziende incubate in I3p ma un alto tasso di tecnologia come prerequisito. Nella famiglia di aziende incubate opera Deed,che sviluppa wearable device. Il dispositivo realizzato si chiama get™ e sfrutta la tecnologia della bone conduction, la trasmissione del suono attraverso lo scheletro: basta avvicinare il proprio dito all’orecchio per ascoltare i contenuti, rispondere a notifiche o dettare istruzioni ai differenti assistenti vocali senza auricolari o altoparlanti, permette inoltre di tracciare l’attività fisica e fare pagamenti.

Andrea Ferrero, 23 anni, è invece il founder, insieme ad altri sette soci, di Young Platform, startup che opera nel settore delle criptovalute con all’attivo tre sedi aperte (Torino, Londra e un ufficio in Estonia) e 15 persone al lavoro. Si tratta di una piattaforma exchange dove poter comprare ad esempio Bitcoin e le criptovalute in pochi minuti. A metà 2019 hanno raccolto oltre 700mila euro sulla piattaforma di equity crowdfunding inglese Seedrs.

ClearBox si è aggiudicata invece l’ultima edizione della Start Cup Piemonte Valle d’Aosta. La società si occupa di sviluppare soluzioni di Intelligenza artificiale sul modello antropocentrico. Obiettivo del team di ricercatori è analizzare e ridisegnare il rapporto tra gli essere umani e l’Intelligenza artificiale così da incrementare le sinergie attraverso nuove soluzioni applicate ai modelli di Machine Learning capaci di indagare le variabili per le quali il modello ha preso una certa decisione e in grado di correggere casi di imparzialità, imprecisione o inefficienza. Un’altra start up in ambito industriale è Enermove, che sviluppa sistemi per la ricarica wireless in movimento di carrelli elettrici per logistica e grande distribuzione, mentre la start up Usophy “promette” di rivoluzionare il mondo dello studio universitario grazie alla piattaforma digitale che consente agli studenti universitari un accesso illimitato on demand a tutti i testi accademici per mezzo di un abbonamento mensile. Una sorta di Netflix dei libri universitari.

VALORE GENERATO PER L'ECOSISTEMA
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QUALITÀ DEL PROGRAMMA DI INCUBAZIONE
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Il modello dell’innovazione
In media ogni anno sono ottocento le richieste ricevute da I3p, da questa prima linea sono nati circa 150 progetti, seguiti in una fase di preincubazione, con analisi e due diligence, da cui sono nate 40 imprese, la metà delle quali accolte l’anno scorso in I3p. «Il tema è quello di selezionare le idee innovative in base alla nostra possibilità di mettere in contatto gli startupper con i giusti laboratori di ricerca e con i partner industriali che sono abituati a lavorare con noi su progetti su cui c’è una certa densità tecnologica. Vogliamo contribuire – spiega Scellato – alla genererazione di valore di progetti che abbiamo una radice tecnologica predominante».

I3p è una Spa senza fini di lucro, i cui soci sono soggetti istituzionali, la Regione, lo stesso Politecnico e la Camera di commercio, tra gli altri. «Non investiamo direttamente nelle start up e non puntiamo a fare profitti, la nostra mission – spiega Scellato – è lo sviluppo dell’ecosistema, lavorando con fondi, investitori istituzionali e privati e imprese a cui proponiamo di investire nelle nostre start up». Il nodo per un incubatore come I3p resta quello di mettere in contatto le nuove imprese con l’interlocutore giusto, tra partner finanziari e industriali, senza logiche di concorrenza. «Siamo piuttosto degli agevolatori» dice Scellato.

Oltre i confini
I3p nasce come l’incubatore del Politecnico di Torino ma le società spin off del Politecnico, nate in seno a laboratori e dipartimenti e fondate da uno studente o un ricercatore del Politecnico sono soltanto il 15%. «Negli altri casi – spiega Scellato – si tratta di progetti che arrivano dall’esterno e anche dall’estero come stiamo osservando negli ultimi mesi».

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