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L’indagine sui mutui esteri agli italiani porta 150 milioni nelle casse del Fisco

L’esito della prima tranche dell’inchiesta milanese su operazioni oltreconfine. Nel mirino 220 banche che hanno acceso prestiti senza versare ritenute

di Angelo Mincuzzi


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(Africa Studio - stock.adobe.com)

2' di lettura

Decine di banche estere sono in fibrillazione in questi giorni in Svizzera, Austria, Liechtenstein, Principato di Monaco, Lussemburgo e in un’altra dozzina di Paesi sparsi in giro per il mondo. Hanno ricevuto i questionari delle Entrate che chiede loro di indicare le attività finanziarie svolte con contribuenti italiani. È la seconda tranche di una maxi indagine, partita all’inizio del 2019, che ha nel mirino 220 banche straniere che hanno concesso mutui a contribuenti italiani senza versare ritenute alla fonte. Tutte sono indagate dalla procura di Milano.

Incassati 8 milioni
La prima tranche dell’inchiesta si è conclusa con un bilancio rilevante: più di 150 milioni di euro sono stati versati dalle banche straniere al Fisco che è riuscito a far emergere flussi finanziari non segnalati per circa tre miliardi. Questo imponibile emerso garantirà all’Italia entrate costanti nei prossimi anni. Senza contare un altro obiettivo raggiunto, non di carattere fiscale ma di cui beneficeranno le banche italiane.

Il vantaggio competitivo
Gli istituti stranieri che non versavano le imposte potevano contare su un vantaggio competitivo sulle loro concorrenti italiane, che invece quelle ritenute le pagano tutte e che devono effettuare gli adempimenti previsti dalla legge, come la comunicazione all’anagrafe dei rapporti, il Mifid, i presidi antiriciclaggio. Ma la concorrenza sleale sta per finire. Il 100% delle banche finite nella prima tranche dell’indagine ha preferito raggiungere un accordo con il Fisco e pagare le imposte non versate. L’inchiesta è stata ribattezzata “Interessati”, acronimo di “Interessi a tassazione italiana”.

A Milano un pool guidato da Francesco Greco
A Milano, il procuratore della Repubblica Francesco Greco ha costituito, e coordina, un pool di magistrati che si occupa specificamente delle indagini, composto dai sostituti procuratori Danilo Ceccarelli, Francesco Ciardi, Monia Di Marco e Elio Ramondini. Il pool lavora a stretto contatto con gli uomini delle Entrate, in particolare con il Settore contrasto illeciti e con l’Unità speciale per il contrasto agli illeciti fiscali internazionali, diretti rispettivamente da Gabriele Bonavitacola e da Giuseppe Malinconico.

Con la procura e le Entrate ci sono anche gli uomini del Nucleo di polizia economico-finanziaria e del Nucleo speciale di polizia valutaria della Guardia di Finanza di Milano, e l’Unità di informazione finanziaria (Uif) della Banca d’Italia. Uno schema virtuoso che rappresenta una delle articolazioni del cosiddetto “Modello Milano”.

Ubs
Il primo caso chiuso nella maxi inchiesta è stato quello su Ubs. La banca svizzera ha versato al Fisco 101 milioni: 42,3 milioni pagati dalla capogruppo Ubs AG, 55,2 da Ubs Switzerland e poco più di 500mila euro dalla filiale del Principato di Monaco. Le tre banche hanno poi ricevuto una sanzione pecuniaria complessiva di 2,125 milioni per violazione del Dlgs 231/01 sulla responsabilità amministrativa delle società e la confisca di 8,2 milioni.

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