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L’India in frenata taglia tassi e tasse

Con il Pil in frenata, la Banca centrale abbassa il costo del denaro e il Governo abbatte le imposte sulle imprese.

di Gianluca Di Donfrancesco


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Il premier indiano Narendra Modi

2' di lettura

Con un Pil in frenata al 6%, l’India mette in campo tutti gli strumenti a sua disposizione per ridare ossigeno a un’economia che, fino a poco fa, sembrava potersi assestare su ritmi di crescita superiori al 7%. Dopo la riduzione della tassazione sui redditi delle imprese, abbattuta dal 30 al 22%, giovedì 4 ottobre è arrivato il quinto taglio consecutivo del costo del denaro.

IL PIL INDIANO

Var % annua (Fonte: Anni 2011-2018, Fmi - Previsione 2019: Banca centrale indiana)

La Banca centrale indiana (Rbi) ha portato il tasso di riferimento al 5,15% dal 5,4. E ha aperto a nuovi interventi nei prossimi mesi: il governatore Shaktikanta Das ha messo in chiaro che la Rbi manterrà la sua politica monetaria accomodante per tutto il tempo necessario a rivitalizzare la crescita, tenendo al tempo stesso sotto controllo l’inflazione.

Giovedì, la Rbi ha anche abbassato le previsioni di crescita del Pil per il 2019-2020 (l’anno di bilancio indiano inizia ad aprile e finisce a marzo) al 6,1%. È la quarta volta che la Banca centrale corregge al ribasso le sue stime: in precedenza aveva pronosticato un aumento del 6,9%. Ma l’economia è in frenata da cinque trimestri e tra aprile-giugno dell’anno in corso, la crescita si è fermata al 5%, il ritmo più basso dal 2013. Il 2018 si era chiuso con una crescita del 7,1%. Nel 2016, l’India aveva sfondato il muro dell’8% e il Governo di New Delhi puntava a raggiungere tassi di espansione a doppia crescita.

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Con l’ultimo taglio, il costo del denaro in India scende di 135 punti base da febbraio, ai minimi dal 2010.

Alla manovra monetaria espansiva, il Governo guidato da Narendra Modi ha affiancato una forte spinta fiscale. Il 20 settembre, l’Esecutivo ha annunciato un taglio delle tasse sulle imprese che vale 20 miliardi di dollari. L’abbattimento dell’aliquota di otto punti percentuali porta il prelievo ai minimi nella storia del Paese.

Per le start-up nel settore manifatturiero, che il Governo sta cercando di potenziare da anni, il trattamento sarà ancora più generoso: il prelievo, che scontava già un’aliquota agevolata del 25%, si abbasserà al 15% (il taglio si applica alle imprese avviate dopo il 1° ottobre ed entro il 31 marzo del 2023).

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La scommessa di New Delhi è che tagli di imposte e tassi di interesse possano riaccendere la fiducia delle imprese e far ripartire gli investimenti privati. Il secondo mandato di Modi, dopo la riconferma nelle elezioni di maggio, ha avuto una partenza a ostacoli, con la crisi dei consumi privati, uno dei motori della crescita degli ultimi anni.

I tagli del costo del denaro, decisi dalla Banca centrale, fanno poi fatica a trasmettersi all’economia reale: come ha spiegato la stessa Rbi, a fronte dei 110 punti base di riduzione dei tassi in pochi mesi, senza considerare il taglio di giovedì, le banche commerciali hanno abbassato i tassi sui prestiti erogati di appena 29 punti.

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