tensioni in asia

L’India mette al bando TikTok, WeChat e altre 57 applicazioni cinesi

New Delhi considera queste piattaforme «impegnate in attività che pregiudicano la sovranità e l’integrità dell’India, la sua difesa interna, la sicurezza dello Stato e l’ordine pubblico»

di Biagio Simonetta

Cina, accordo con India per calo tensioni ai confini

New Delhi considera queste piattaforme «impegnate in attività che pregiudicano la sovranità e l’integrità dell’India, la sua difesa interna, la sicurezza dello Stato e l’ordine pubblico»


2' di lettura

Una scure pesantissima si abbatte sull’economy app Made in China. L’India, uno dei Paesi a maggior propensione mobile al mondo, ha deciso di bannare TikTok, WeChat e altre 57 applicazioni di produttori cinesi. La decisione è stata presa dal ministero indiano dell’Elettronica e dell’Informatica, che considera queste piattaforme «impegnate in attività che pregiudicano la sovranità e l’integrità dell’India, la sua difesa interna, la sicurezza dello Stato e l’ordine pubblico».

A monte di questa decisione, però, ci sarebbe lo scontro di qualche giorno fa tra le forze di sicurezza indiane e quelle cinesi in prossimità del confine conteso sulle montagne dell’Himalaya. Uno scontro in cui hanno perso la vita una ventina di soldati indiani.

Un guaio per TikTok

Fra le app coinvolte in questo ban, quella che potrebbe subire il danno più pesante sembra TikTok. Per il social network di proprietà della società cinese ByteDance, l’India è un serbatoio enorme. Secondo i dati forniti da SensorTower lo scorso aprile, il 30% dei 2 miliardi di download di TikTok è localizzato proprio in India. Il ban, dunque, riguarderebbe circa 600milioni di utenti indiani. Un numero veramente importante, insomma. Anche WeChat, di proprietà della società cinese Tencent, che vanta oltre un miliardo di utenti in tutto il mondo, è un’applicazione abbastanza utilizzata in India.

Il precedente

Non è la prima volta che l’India vieta TikTok. Lo scorso anno, il governo indiano ha incaricato Google e Apple di rimuovere l’app dai rispettivi store a causa delle preoccupazioni crescenti su contenuti pornografici presenti sulla piattaforma. Il divieto è stato revocato dopo circa una settimana.

Il caso WhatsApp

Giova ricordare che anche WhatsApp è finito nel mirino del governo indiano. L’app di proprietà di Facebook è stato a più riprese accusata di funzionare da piattaforma che diffonde messaggi violenti, pedofilia e pornografia. E il problema principale risiede nella crittografia end-to-end della piattaforma. Tanto che dal governo di Nuova Delhi hanno avanzato in più occasioni richiesta alla società madre (cioè a Facebook) di poter entrare nelle chat. Un controllo dei contenuti a monte, che di fatto è impossibile proprio per la tecnologia sulla quale è strutturata WhatsApp. Richieste che da Menlo Park hanno sempre negato.

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti