DA INTOCCABILE A CAPO DI STATO

L’India sceglie un dalit come nuovo presidente

di Gianluca Di Donfrancesco

Il neo presidente indiano Ram Nath Kovind

2' di lettura

È un «dalit», un «intoccabile», il nuovo presidente dell’India. Ram Nath Kovind, candidato del partito nazionalista hindu del premier Narendra Modi (Bjp), è stato eletto oggi (20 luglio) dal collegio elettorale che riunisce Parlamento e assemblee statali, in tutto 4.896 persone (le operazioni di voto lunedì 17). Kovind ha surclassato la rivale Meira Kumar, prima donna presidente del Parlamento e sostenuta dal partito del Congresso. E anche lei una dalit.

Esclusi dalle quattro caste che compongono l’organizzazione sociale induista, i dalit hanno subito per migliaia di anni discriminazioni e povertà estrema. Nonostante le caste siano vietate dalla Costituzione e malgrado 70 anni di politiche di sostegno, con quote riservate per l’accesso a scuole e lavoro, i dalit restano tuttora ai margini della vita economica, sociale e politica, finendo per svolgere le mansioni più umili e degradanti agli occhi degli induisti ortodossi, che li considerano appunto «intoccabili», «impuri». Secondo la Commissione nazionale per i diritti umani, ogni 18 minuti un dalit è vittima di un crimine e ogni giorno tre donne dalit vengono stuprate e due uccise.

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Che entrambi i candidati siano membri di questa classe deve però stupire solo fino a un certo punto. Il Congresso, di ispirazione più laica, si è sempre posto come punto di riferimento per i dalit: 200 milioni individui e di voti potenziali. Ma lo stesso Bjp, da almeno un decennio, cerca di far breccia in questo decisivo bacino elettorale, anche se con coerenza e sorti alterne. Da quando il partito nazionalista hindu ha assunto la guida del Paese, nel 2014, le violenze nei loro confronti - e dei musulmani - sono andate aumentando. Così, la scelta di Kovind come candidato per la più alta carica dello Stato è stata considerata da diversi osservatori come un tentativo di migliorare l’immagine del partito e di difenderlo dall’accusa di non tutelare le minoranze sociali e religiose.

Kovind, che succede a Pranab Mukherjee, non è neanche il primo presidente dalit dell’India: da questi ranghi proveniva anche KR Narayan, eletto nel 1997. E nel 1947, il Governo indiano diede proprio a un dalit, BR Ambedkar, il compito di guidare il comitato incaricato di redigere la Costituzione.

Kovind (71 anni), ex governatore del Bihar, è un membro del gruppo oltranzista e paramilitare hindu, Rashtriya Swayamsevak Sangh (Rss), dalle cui fila uscì l’assassino di Gandhi e che è stato messo al bando per tre volte dalla vita pubblica: la prima, appunto nel 1948, quando Nathuram Godse uccise il Mahatma; poi nella seconda metà degli anni ’70, durante lo stato di emergenza nazionale dichiarato da Indira Gandhi; infine nel 1992, dopo la distruzione della moschea di Babri Masjid, che diede il via a una serie di scontri tra musulmani e hindu con circa 2mila morti, soprattutto tra i primi. Anche il premier Modi fa parte della Rss, che ha forti legami ideologici con il Bjp.

In India, il presidente resta in carica 5 anni ed è il garante della Costituzione ed è una figura preminentemente di rappresentanza. Può giocare un ruolo importante quando in Parlamento non ci sia una maggioranza chiara.

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