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L'indipendenza delle banche centrali è ancora necessaria?

La politica economica è un po' come il calcio, meno ne sai più ne parli: in questo errore incorre di tanto in tanto anche familyandtrends

di Bernaldo Bertoldi

(AFP)

5' di lettura

La politica economica è un po' come il calcio, meno ne sai più ne parli: in questo errore incorre di tanto in tanto anche familyandtrends; ma non ci si poteva esimere da un argomento che dimostra come l'economia italiana precorra i tempi di quella mondiale dai tempi della creazione delle banche a Firenze. Il debito pubblico italiano, infatti, è stato “espanso” ben prima che arrivasse il QE e la politica espansiva della Fed e della BCE. Le politiche fiscali a supporto dell'occupazione, le assunzioni pubbliche e le sovvenzioni varie della Prima Repubblica possono essere considerati gli antenati di molte politiche attuali di Biden. Non ci sarebbe da stupirsi se, al permanere dell'inflazione, qualche illuminato economista americano o qualche sofisticato comitato europeo proponesse di introdurre la scala mobile.

In Italia, quel periodo di bonanza della politica finanziaria e fiscale ebbe fine nel 1981 con un breve scambio di lettere tra il ministro Andreatta e il governatore della Banca d'Italia Ciampi. Andreatta iniziava dicendo: “ho da tempo maturato l'opinione che molti problemi di gestione della politica monetaria siano resi più acuti da un'insufficiente autonomia della condotta della Banca d'Italia nei confronti delle esigenze di finanziamento del Tesoro.”; Ciampi rispondeva: “rispondo alla Sua lettera del 12 febbraio, le cui linee di ragionamento mi trovano sostanzialmente d'accordo. A conclusioni similari ero pervenuto nel preparare la conferenza del 16 febbraio all'Associazione Nazionale di Banche e Banchieri”. Con due semplici lettere e capacità di visione politica ed economica, i due statisti cambiarono il futuro del nostro Paese, con ogni probabilità in meglio.familyandtrends si chiede se al sistema economico mondiale servano oggi due letterine tipo le nostre del 1981, in base alle seguenti considerazioni:

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1Nei primi due anni di pandemia, i governi mondiali hanno avviato stimoli fiscali per 10,8 TR$, i.e. 10% del PIL globale. Una risposta forse necessaria, certamente di dimensioni enormi (eccessive?). Negli USA, almeno, l'ammontare e la velocità di esecuzione dello stimolo ha generato inflazione. La guerra russo-ucraina sta mantenendo forte il focolare dell'inflazione e non va dimenticato che fu la guerra del Vietnam il focolaio per l'epopea inflattiva degli anni 70-80.

2Come ha detto Paul Volcker, il banchiere centrale che l'inflazione (quella vera) l'ha debellata: “non ci vuole un corso di economia avanzato per capire che l'inflazione a qualcosa a che fare con troppi soldi in giro”. Lo è anche in questo caso. I soldi necessari per gli stimoli fiscali sono stati ottenuti dai governi emettendo obbligazioni sottoscritte dalle Banche Centrali. Le banche centrali di Usa, Europa, Gran Bretagna e Giappone hanno sottoscritto nello stesso periodo 9 TR$. Tutte queste banche centrali possiedono dai tempi dei primi QE una crescente quota del debito pubblico e presso alcuni stati, compreso il nostro, hanno comprato più debito di quanto ne sia stato emesso in totale. La FED tra marzo e giugno del 20 ha creato più riserve di quante ne abbia create nei primi cento anni della sua storia. La BCE possiede il 28% del debito pubblico italiano, i.e. circa il 40% del PIL.

3.Oltre a sottoscrivere tutto il debito pubblico necessario per le politiche fiscali, le banche centrali stanno pian piano ampliando il loro ambito di intervento. In Nuova Zelanda la banca centrale ha come obiettivo la stabilità del prezzo delle case. Christine Lagarde ha dichiarato la necessità di considerare il cambiamento climatico nelle scelte della BCE. La People Bank of China è da sempre uno strumento di politica economica. Si sta assottigliando il confine tra sottoscrivere debito per le politiche fiscali definite dal governo e definire direttamente le politiche fiscali.

4.Le banche centrali creano nuova moneta sottoscrivendo tutto il debito pubblico necessario alle politiche fiscali. Questo dà ai governi grande ampiezza decisionale. Si può decidere che chi vuole lavora, chi non vuole si merita un sussidio. Si possono inventare tutti i tipi di bonus. Quando arriva una crisi, economica o pandemica, la si può superare con un extra dose di QE. In casi particolarmente scellerati si possono anche finanziare attività costose e poco edificanti come le guerre. Basti ricordare che la Banca d'Inghilterra fu fondata nel 1694 per finanziare la guerra contro la Francia.

5.Sino a che i tassi sono vicino allo zero, quanto debito ci sia e chi lo possieda non ha molta importanza, ma cosa succede se l'inflazione impone alle banche centrali di aumentare i tassi, diciamo del 0,5% (numero che allo stato attuale non sembra neppure troppo alto). In Europa, l'aumento applicato su un debito di circa 2.710 B€, creerebbe 13,6B di maggior costo del servizio del debito. 3,8B andrebbero nelle tasche della BCE. I governi dovrebbero trovare i soldi per servire il debito o dai cittadini, i.e. tasse, o dal mercato finanziario, i.e. dalla BCE stessa che è uno dei maggiori finanziatori. A tassi zero banche centrali e governi possono andare a braccetto, con tassi di interesse crescenti le due istituzioni hanno obiettivi confliggenti e lì si vedrà l'indipendenza. Sempre Paul Volcker ha scritto: “Nell'arte della banca centrale…. è un fatto della vita che il rischio di alzare i tassi di interesse sembra quasi sempre più grande del rischio di abbassarli”. Quando si tratta di alzare i tassi ci vuole coraggio ed indipendenza.

Il sistema può restare in equilibrio così com'è? Una banca centrale può continuare a sottoscrivere tutto il debito che un governo desidera emettere, compreso quello che serve per pagare gli interessi sul debito posseduto in buona parte dalla stessa banca centrale? Tutto si fonda sulla credibilità, che può non essere infinita: il precedente di John Law nella Franca del 1700 Francia lo dimostra, per quanto le Banche Centrali siano più credibili della Banque Royale e della Compagnia delle Indie. John Law è certamente il caso più estremo ma dalla diminuzione del peso netto delle monete d'argento al crollo di Breton Woods la storia della moneta è ricca di sistemi che hanno perso credibilità. Il sistema attuale potrebbe incepparsi da qualche parte? Forse proprio qualche granello di inflazione potrebbe portare ad un aumento dei tassi di interesse per quel poco da mettere in crisi le finanze pubbliche? Potremmo trovarci in un “sistema di Law” globale? La storia italiana dimostra che proprio quando la stagione del “super debito” della Prima Repubblica iniziò la sua fine, si dovette sancire l'indipendenza della Banca d'Italia e dare a questa istituzione il compito di mettere in ordine i conti. Dovranno in un futuro (si spera lontano) le Banche Centrali mondiali fare qualcosa di simile? Qualcuno, ispirandosi all'esempio di Andreatta e Ciampi, dovrebbe prepararsi a scrivere due letterine?
*(Docente di Family Business Strategy, Università di Torino – bernardo.bertoldi@unito.it)

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