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L’industria delle barche resiste agli effetti del lockdown e della pandemia

I dati dell’uffcio studi di Confindustria nautica registrano un 2019 che segna +12% di fatturato e le previsioni per il 2020 indicano una tenuta del comparto

di Raoul de Forcade

(© Studio Borlenghi/Stefano Gattini)

2' di lettura

L’industria italiana della nautica sembra resistere allo tsunami provocato dalla pandemia di coronavirus. Lo testimoniano i dati raccolti, anche se ancora con larghi margini di approssimazione, dall’ufficio studi di Confindustria nautica.

Sul 2020, non ci sono ancora dati certi, ma i segnali indicano una tenuta, benché la situazione sia eterogenea fra le aziende. Di sicuro il virus non ha fermato il mercato, che, anzi, ha riscoperto la barca che è stata vista da molti come il mezzo ideale per soddisfare le regole di distanziamento e la voglia di fare vacanze.

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La speranza , spiega Stefano Pagani, responsabile dell’ufficio studi, «è che ci sia una variazione minima, poco meno o poco più rispetto all’anno precedente. Contiamo che il settore tenga e questo sarebbe già un buon segnale».

Il 2019, come testimonia la pubblicazione La nautica in cifre, redatta proprio dall’ufficio studi insieme alla Fondazione Edison, è stato un anno positivo per il settore e ha segnato una crescita del fatturato del 12%, rispetto all’anno precedente: i ricavi complessivi del comparto hanno toccato i 4,78 miliardi di euro. «È il quinto anno di crescita a doppia cifra – afferma Pagani - e dai minimi del 2013 siamo risaliti del 93%, un dato molto soddisfacente».

All’inizio del lockdown, sottolinea Marina Stella, direttore generale di Confindustria nautica, «si stimava una contrazione del fatturato nell'ordine del 12-13% ma la stagione primaverile ed estiva, grazie alla ripresa delle attività (post lockdown, ndr) ha dato la possibilità alle aziende di consegnare la loro produzione, sono ripartite le attività di noleggio e locazione e c'è stato un grande utilizzo delle imbarcazioni e un notevole flusso dell’usato».

Per questo, prosegue Stella, «sulla base delle indicazioni che sono state già fornite da un campione significativo di aziende, crediamo che la contrazione accusata sia stata recuperata e l’impatto del lockdown risulti molto attutito, anche perché molte filiere produttive sono già ripartite il 27 aprile e sono riuscite a rimettere in pista il ciclo produttivo».

Le aziende, conclude Stella, «si aspettano tanto dal salone di Genova e da quello di Dusseldorf, che si terrà a gennaio, perché con questi boat show ricostituiranno il portafoglio ordini 2021. Il 2020 sarà un anno di tenuta, il 2021 è la sfida che ci troviamo davanti».

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