Riconversioni

L’industria della cosmetica rinasce con e-commerce e gel

di Marika Gervasio

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In prima linea. L'industria cosmetica ha sempre garantito senza interruzioni l'accesso ai beni essenziali di igiene personale e la fruizione dei servizi di cura alla persona secondo i più alti standard di sicurezza


3' di lettura

Solidale, responsabile, resiliente: così Renato Ancorotti, presidente di Cosmetica Italia, l’associazione di categoria delle imprese del beauty definisce un settore che durante la pandemia sta dando il massimo, nonostante le difficoltà: «In questa situazione di grave emergenza e con pieno spirito di responsabilità, la nostra industria non si è mai tirata indietro e ha lavorato con grande impegno per garantire, senza interruzioni, l’accesso ai beni essenziali di igiene personale e la fruizione dei servizi di cura alla persona secondo i più alti standard di sicurezza. Per uscire da questa crisi c’è bisogno dell’impegno di tutti e la cosmesi vuole fare la sua parte e continuare ad essere un’industria che fa bene al Paese, contribuendo in modo concreto alla definizione di misure economicamente e socialmente sostenibili per il contrasto alla pandemia».

L’industria cosmetica ha e sta, infatti, giocando un ruolo fondamentale in questa pandemia: diverse aziende hanno riconvertito parte della produzione per fabbricare gel e detergenti igienizzanti, come è successo per le lodigiane Icr e L’Erbolario, come racconta il suo fondatore Franco Bergamaschi: «Durante il lockdown l’Erbolario avrebbe potuto rimanere sempre aperto ma, per tutelare la salute di tutti i dipendenti abbiamo deciso di bloccare la produzione per un mese. Poi ci siamo accorti di avere 38mila flaconi inutilizzati e abbiamo deciso di riaprire, contando sulla collaborazione di colleghi volontari, per confezionare gel igienizzanti per le mani da donare a ospedali, Croce Rossa, Croce Bianca, Ordine dei medici, Medici Senza Frontiere, forze dell’ordine e strutture carcerarie». Gel che l’azienda aveva già prodotto in occasione della Sars e che continua a produrre tutt’ora.

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«Abbiamo registrato un calo delle vendite del 15% da gennaio a ottobre - continua Bergamaschi -, ma la speranza è di recuperare a Natale anche grazie a una serie di iniziative nei nostri negozi che sono stati chiusi per due mesi, dal 10 marzo al 18 maggio, per garantire la sicurezza di chi ci lavorava. Questo ci ha permesso di riorganizzarci in modo rigoroso e oggi sono tutti aperti. Così come abbiamo dovuto riorganizzare il nostro e-commerce che durante il periodo di chiusura è cresciuto del 400%».

E aggiunge: «Oggi le vendite online continuano a performare bene, ma non dimentichiamo che uno degli imperativi è l’omnicanalità anche facendo formazione sul natale al tempo del Covid per suggerire ai nostri clienti rivenditori tutte le attività che possono garantire la sicurezza nei punti vendita».

Tra i consigli “salva Natale” che l’azienda ha inviato, tra l’invito ad attuare l’ orario continuato e offrire servizi di shopping personalizzato su appuntamento, anche l’utilizzo di social e whatsapp per avere un filo diretto con i clienti, informarli sui servizi offerti e sulle novità, raccogliere ordini e prenotazioni. Il catalogo di Natale si trasforma in un vero e proprio strumento anti-assembramento: una volta pronta la lista dei regali, non resta che concordare data e ora del ritiro o della consegna a domicilio. Infine, avere un quantitativo di confezioni regalo già pronte.

«Difficile fare previsioni per fine anno - conclude Bergamaschi -: gli ordinativi di Natale stanno arrivando alla spicciolata, al contrario di quanto succede normalmente, ma i riordini stanno fioccando il che ci fa ben sperare».

Prevede invece di chiudere con una flessione del 42-44% Icr, azienda che crea profumi e che, durante l’emergenza sanitaria, ha conversione due linee semiautomatiche per la produzione e il riempimento di gel igienizzante donati agli ospedali. «Il settore cosmetico ha performato in maniera diversa a seconda della tipologia di prodotti - commenta il presidente Roberto Martone -: make-up e fragranze sono quelli andati peggio, ma confidiamo di riprenderci. Il 2021 sarà ancora un anno molto difficile: stimiamo una ripresa del 30% rispetto al 2020, mentre nel 2022 torneremo sui livelli pre-pandemia. Proprio per questo abbiamo deciso di mantenere tutto il nostro personale, 600 persone, perché pensiamo che fra due anni torneremo a lavorare come prima».

L’azienda non si è fermata, nonostante il periodo difficile. «Con le mie due figlie Giorgia e Ambra circa un mese e mezzo fa abbiamo aperto l’e-commerce di LabSolue che sta andando abbastanza bene e la scorsa primavera abbiamo inaugurato a Roma il secondo negozio dopo quello di Milano».

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