L’attesa per ripartire

L’industria dei matrimoni crollata sotto i colpi del coronavirus: «Realizziamo sogni, ma viviamo un incubo»

La mediazione per l’attesa riapertura è affidata al premier Mario Draghi

di N.Co.

Industria nozze al palo, crolla wedding tourism

4' di lettura

«Realizziamo sogni, ma viviamo un incubo». É molto difficile la situazione dell’industria dei matrimoni, messa in ginocchio dalla pandemia. Parole usate dagli addetti al settore per raccontare le massicce conseguenze del nuovo coronavirus su un comparto che nel 2019 contava su un business da oltre 65 miliardi nell’indotto, crollato di 20 miliardi sotto i colpi del nuovo coronavirus, con una drammatica ricaduta sul piano occupazionale che interessa 560mila addetti. Complice il crollo verticale del turismo internazionale legato alle cerimonie che portava sposi da tutto il mondo nelle location più belle del Paese: sul lago di Como, a Venezia, a Roma, in Toscana, in costiera amalfitana o in Puglia.

Nel 2019 oltre 9mila matrimoni di stranieri in Italia

Un turismo che faceva registrare numeri straordinari: 1 milione 783mila presenze nel 2019 generate dall’organizzazione di 9.018 matrimoni di stranieri in Italia, per un fatturato di 486 milioni di euro. Nei maestosi castelli, nelle ville, nelle spiagge della Penisola. Location che nel corso degli anni hanno folgorato molti vip come George Clooney, Tom Cruise, Katie Holmes. La mediazione per l’attesa riapertura è affidata al premier Mario Draghi e ci forti spinte ad anticipare al 1° giugno, anche se per ora il punto di caduta sembra il 14.

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Miccio: 80mila aziende non hanno avuto risposte

Un allarme, quello del settore, lanciato nei giorni scorsi da Enzo Miccio, il volto italiano più celebre nel settore dei matrimoni. «Non c’è nessuna programmazione possibile. Stanno disdicendo - ha spiegato Miccio - anche quei pochi impegni che avevamo in ballo. Ho chiesto a gran voce attraverso vari interlocutori di avere qualche risposta, ma niente. Si deve capire che dietro il singolo evento ci sono decine di figure interessate: i fioristi, i catering, le aziende che producono confetti, solo per citarne alcuni». Oltre 80mila aziende, dice Miccio, «che non hanno avuto nessuna risposta e nessun sostegno dal Governo».

La protesta con un flash mob a Montecitorio

Un settore «il cui valore è pari al 2,5% del Pil nazionale», spiega il celebre conduttore televisivo, scrittore e wedding planner, ma che nell’ultimo anno ha visto «un calo del fatturato del 70 per cento». Un settore che con falsi sposi “promessi”, finti preti e invitati vestiti di nero ha messo in scena il mese scorso un flash mob in piazza Montecitorio per protestare «contro la mancata indicazione della data di ripartenza per le feste, nonostante le sollecitazioni giunte da numerosi presidenti di Regione». Un comparto dimenticato, indotto compreso, dicono molti addetti ai lavori, nonostante abbia bisogno di una programmazione accurata.

Celebrazioni per ora con pochi ospiti e senza banchetto

Le forti limitazioni legate alla pandemia da coronavirus hanno comunque assicurato le celebrazioni dei matrimoni civili e religiosi, alla presenza di un ristrettissimo numero di parenti e amici. Per fare un esempio, l’accesso alla Sala Rossa del Campidoglio, che prima del Covid ospitava 20 ospiti seduti e 70 in piedi, oggi è aperta - oltre cche agli sposi, ai testimoni e all’Ufficiale di stato civile, solo a otto invitati e al fotografo autorizzato. Stessi numeri nella chiesa sconsacrata a Caracalla, la Sala Complesso Vignola Mattei, ex Santa Maria in Tempulo. E senza banchetto. E chi ha tentato di fare un ricevimento è stato pesantemente multato. E così molte coppie un po’ in tutta Italia hanno deciso di celebrare il matrimonio e rinviare il banchetto. Come hanno fatto Eliana Lobina e Sergio Rambelli a Ravenna, con un matrimonio civile con intorno solo pochissimi parenti e amici. «Avevamo deciso di sposarci nel 2021 - spiega Eliana Lobina - e lo abbiamo fatto. Il ricevimento lo faremo quando si potrà, magari in riva al mare».

Le linee guida delle Regioni

La conferenza delle Regioni intanto ha proposto un protocollo con le linee guida per far ripartire in sicurezza il settore. Ora il governo dovrà rifare il punto con il Cts e aprire ai banchetti di nozze. L’obiettivo delle Regioni sarebbe quello di permettere lo svolgimento delle cerimonie dal primo giugno. Fra le regole il tracciamento degli ospiti per 14 giorni, tavoli disposti per assicurare il distanziamento di almeno un metro privilegiando gli spazi aperti, mascherine quando non si è seduti al tavolo, buffet servito solo da personale specializzato (self service solo con monodosi), guardaroba con indumenti riposti in sacchetti porta abiti.

Riaprire come ha fatto lo Stato di New York, con regole certe

La ripartenza è stata chiesta a gran voce dagli addetti del settore, anche sull’onda dell’iniziativa del governatore dello Stato di New York Andrew Cuomo, che ha consentito i matrimoni da marzo 2021 con un massimo di 150 invitati testati. Dimenticata dal decreto ristori e da quello delle ripartenze, la filiera chiede una data certa per ricominciare. «La filiera del wedding è tra i settori a cui deve essere garantita la ripartenza al massimo dal prossimo 1° giugno. Chiediamo al Governo di rimuovere lo stop dei matrimoni in quanto diverse strutture ricettive sono in difficoltà economiche e rischiano di fallire», dice Gino Sciotto, presidente nazionale della Fapi, la Federazione autonoma piccole imprese.

La quarantena per gli ospiti dall’estero

Molto complesso in Italia avere ospiti dall’estero, anche figli, presenti al matrimonio per tutte le restrizioni anti Covid in vigore, a partire dalla quarantena. Dal 15 maggio chi arriva dai Paesi europei, dal Regno Unito e da Israele non dovrà rimanere cinque giorni in quarantena. In tasca però bisognerà avere un attestato di vaccinazione o di guarigione dal Covid o il risultato negativo di un tampone effettuato nelle 48 ore precedenti. Dal 15 giugno la regola varrà per tutti gli altri Stati con un’alta fetta di persone immunizzate. La parola è al G7 Salute del 3 giugno: dalle indiscrezioni sembra si punti al 65% dei vaccinati. E a quella data dovrebbe essere in atto anche il «pass verde» europeo in fase di sperimentazione anche in Italia.

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