intervista Christian Solinas

«L’industria resta strategica in Sardegna ma pesano i vincoli»

Per il presidente della Regione non è solo il nodo Zes a frenare lo sviluppo dell'isola

di Davide Madeddu


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Christian Solinas, leader del Partito sardo d'Azione (alleato della Lega), ha vinto le regionali a febbraio sostenuto da una coalizione di centrodestra con Fi e Fdi

4' di lettura

Industria e insularità, ma anche energia e trasporti. E Zes che, nonostante i passaggi fatti dalla Regione e l’opportunità per le aziende che già operano o per nuove iniziative, ancora non parte. Christian Solinas è il presidente della Regione Sardegna. Nei giorni scorsi è stata definita la “partita” relativa alla vertenza sugli accantonamenti tra Stato e Regione.
Cosa succede ora?

L’accordo firmato con il Governo vale circa 4 miliardi di euro, fondamentali per la crescita della Sardegna. Abbiamo riallineato il contributo al risanamento della finanza pubblica a quello di altre Regioni italiane, con un risparmio di 153 milioni l’anno, e definito il contenzioso per il pregresso 2018 e 2019: con una transazione da 412 milioni. Ma la parte più importante è l’intesa su un grande piano infrastrutturale da un miliardo e 600 milioni di euro da investire su scuole, strade, ospedali e grandi opere strategiche come l’alta velocità.
C’è poi la “battaglia” per l’inserimento dell’insularità in Costituzione...

Il tema fondamentale è compensare gli svantaggi strutturali permanenti derivanti dalla condizione di insularità, che impediscono al nostro territorio e al tessuto economico produttivo di poter competere alla pari con le altre aree del Paese e d’Europa. Energia, trasporti, infrastrutture sono tutti fattori che incidono in misura maggiorata in ragione della nostra particolare condizione: occorre riconoscere strumenti che sterilizzino questo gap e rendano attrattiva l’Isola per nuovi investimenti
Trasporti e continuità territoriale. Aerea e marittima. Entro il nuovo anno dovranno essere fatti i bandi. Si arriverà in tempo per la stagione turistica?
Il nuovo modello di continuità aerea si basa sul calcolo dell’offerta settimanale e stabilisce il numero di posti necessari per garantire il servizio. Abbiamo già inviato la bozza al Ministero col quale stiamo definendo un percorso condiviso per accelerare l’iter istruttorio a Bruxelles. Garantiti i collegamenti con gli hub di Roma e Milano, ipotizziamo una rete di collegamenti sugli aeroporti medi d’Italia ed Europa che ci consenta di intercettare i flussi turistici fin dai Paesi d’origine puntando sulla tariffa unica. Per noi le linee aeree e marittime sono infrastrutture immateriali, come le autostrade sulla terraferma, ed hanno la funzione di rendere effettiva la coesione territoriale. E se le linee sono come le autostrade la tariffa non può che essere la stessa a prescindere dalla provenienza di chi viaggia.
Quanto pesa la burocrazia nei progetti di sviluppo dell’isola?

Minori costi e burocrazia si traducono in più efficienza e sviluppo. Per avere una Regione realmente “moderna” bisogna puntare sulla semplificazione, a cominciare da quella legislativa. Semplificazione e snellimento della macchina burocratica della Regione e degli enti locali sono i veri presupposti per dare un’accelerazione a tutti i progetti di sviluppo, alla spesa efficiente dei fondi e alla ripresa delle iniziative imprenditoriali.
C’è il caso del porto di Cagliari dove i vincoli diventano un ostacolo.

È un paradosso che il porto di un’area industriale strategica per tutta la Sardegna venga sottoposto a vincoli paesaggistici che ne rallentino l’operatività, frenando lo sviluppo. Abbiamo più volte criticato l’atteggiamento dilatorio del Mibac sollecitando soluzioni che consentano il completamento delle infrastrutture connesse al Porto canale e favoriscano finalmente la piena operatività della Zona franca e della Zona economica speciale.
La Regione ha chiesto di commissariare le opere pubbliche. Quanto valgono sul piano economico gli interventi?

Parliamo di opere per tre miliardi di euro che darebbero un forte impulso al rilancio della nostra economia.
Energia. Per il 2025 è fissato lo stop agli impianti a combustibili fossili. La Sardegna è pronta o ci sarà bisogno di una deroga?

Abbiamo tutti l’obiettivo di arrivare a una energia pulita, completamente green e sostenibile, ma chi governa ha anche la responsabilità di essere realista. Se la Germania ha fissato il phase out dal carbone al 2038 ritengo sia corretto dare al mercato e agli investitori un orizzonte al 2030 per la Sardegna. Che voglio ricordare, ospita le ultime e più energivore industrie della filiera di metallurgia non ferrosa del Paese. Continuare ad annunciare l’uscita al 2025 comporta soltanto incertezze e instabilità che rischiano di causare un danno gravissimo: gli imprenditori che devono programmare investimenti in Sardegna potrebbero, con questo scenario, decidere di rinunciare definitivamente alle loro iniziative industriali.
Metanizzazione. Si riuscirà ad avere il metano nell’isola?

Al momento il metano è l’unica transizione possibile verso le rinnovabili che garantisca energia a un costo competitivo. Con il metano ci sarà un risparmio di 300 milioni l’anno e una riduzione del 25% delle emissioni di CO2.
A Taranto c’è il caso Ilva, in Sardegna Portovesme e Porto Torres. C’è futuro per l’industria?

Non esiste una economia avanzata nel mondo che non abbia un settore industriale competitivo. Semmai occorre dopo decenni, una chiara politica industriale del Paese e delle Regioni. Per parte nostra con “Agenda Industria” abbiamo avviato un nuovo metodo di lavoro, attivando un tavolo permanente con i principali protagonisti del sistema per restituire al settore un ruolo strategico nell’economia sarda e promuovere investimenti nei nostri territori.

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