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L’industria dei surgelati riduce le emissioni di CO2 del 10%

Primo rapporto ambientale Iias: in Italia negli ultimi di tre anni le imprese del settore hanno anche ridotto l’uso di acqua del 4% e dell’energia del 2%

di Micaela Cappellini

(Mimmo Frassineti / AGF)

2' di lettura

Negli ultimi tre anni, le imprese italiane dei surgelati ha ridotto le emissioni di CO2 del 10%, pari a quelle emesse da oltre 350mila auto che percorrono la tratta Milano-Roma. L’utilizzo di acqua è stato ridotto del 4%, l’equivalente di 3 milioni di docce da 5 minuti risparmiate. Mentre tra energia elettrica e termica, l’industria del freddo ha saputo diminuire i consumi del 2%, pari al fabbisogno annuo di più di 8.500 famiglie di due persone. Sono questi i progressi nel segno della sostenibilità certificati dal primo report ambientale dello Iias, l’Istituto italiano alimenti surgelati. Per ottenere questi risultati, sono stati raccolti i dati di 13 stabilimenti, che rappresentano circa l'80% del consumo annuo di surgelati nel nostro Paese.

«Questa riduzione notevole dei consumi idrici ed energetici è avvenuta a fronte di un significativo aumento della produzione - spiega Giorgio Donegani, presidente Iias - poiché i consumi di surgelati negli ultimi tre anni sono cresciuti del 10%». La sostenibilità di questi prodotti passa anche attraverso la natura intrinseca dei frozen food, antispreco per definizione: il cibo congelato ha infatti una lunga durata di conservazione e permette il controllo delle porzioni. «In Italia - continua Donegani - soltanto il 2,5% degli 1,8 milioni di tonnellate di cibo sprecati ogni anno proviene dai surgelati».

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Per ridurre l'impatto ambientale, gli sforzi delle aziende del comparto si sono concentrati su due principali direzioni: da un lato la diminuzione dei consumi per tonnellata di prodotto, ottenuta grazie all'efficientamento dei processi e all'utilizzo di tecnologie innovative; e dall’altro la riduzione dell'impatto ambientale di ogni unità energetica consumata, grazie agli investimenti per l'autoproduzione dell'energia necessaria ai propri processi e alla progressiva conversione verso l'utilizzo di fonti rinnovabili. Per quanto riguarda l'energia, si stima che il settore dei surgelati consumi in un anno circa 476.000 MWh di energia elettrica e 474.000 MWh di energia termica, che corrispondono a circa 1,04 MWh complessivi per ogni tonnellata prodotta. Il 30-40% dei consumi di energia è imputabile alla produzione; il 40-50% alla surgelazione; il restante20-30% allo stoccaggio.

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