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L’industria Ue è trainata da tre regioni italiane che vanno veloci

Di fatto la nostra Lombardia è la prima regione industriale in base alla classificazione europea Nuts2

di Marco Fortis

(Zerbor - stock.adobe.com)

3' di lettura

Tre regioni italiane figurano tra le prime dieci in Europa per livello di valore aggiunto industriale: Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna.

Il confronto europeo, vincolato dalla limitata disponibilità dei dati Eurostat, è possibile solo fino al 2019-2020 e unicamente a valori correnti, mentre l’Istat ha già aggiornato le statistiche dell’Italia al 2021, sia a valori correnti sia a valori concatenati 2015.

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Escludendo il caso anomalo dell’Irlanda meridionale (non comparabile a causa degli insediamenti di imprese straniere motivati esclusivamente da ragioni fiscali), la Lombardia è, di fatto, la prima regione industriale in base alla classificazione NUTS2 dell’Unione Europea, con un valore aggiunto nel 2019 di 80,4 miliardi di euro, davanti alle due regioni tedesche di Stoccarda e dell’Oberbayern, pilastri, rispettivamente, dei due Länder del Baden-Württemberg e della Baviera.

Il Veneto è al sesto posto, mentre l’Emilia-Romagna è all’ottavo. Complessivamente, nei primi dieci posti della classifica europea per livello di valore aggiunto dell’industria troviamo quattro regioni tedesche (oltre alle due già citate, anche Düsseldorf e Colonia), le tre italiane, due francesi (Ile-de-France e Rodano-Alpi) e una spagnola (la Catalogna).

La graduatoria delle prime dieci regioni industriali europee non si è molto modificata dal 2015 in poi. Le prime cinque posizioni sono rimaste immutate (Lombardia, Stoccarda, Oberbayern, Ile-de-France e Düsseldorf, nell’ordine). Mentre il Veneto è salito dall'ottavo al sesto posto (superando Catalogna e Rodano-Alpi) e l’Emilia-Romagna è salita dal nono all’ottavo posto (superando anch’essa il Rodano-Alpi). Colonia è invece rimasta in decima posizione.

In un precedente articolo (uscito il 29 dicembre) avevamo già sottolineato come le industrie dell’Emilia-Romagna e del Veneto, nonché quella della Lombardia, siano cresciute, in termini di valore aggiunto a prezzi costanti, molto di più della media delle industrie italiana, tedesca, francese e spagnola sull’arco del periodo 2015-2021.

Ciò ha suscitato curiosità e notevole interesse da parte dei lettori. Alcuni, peraltro, hanno obiettato che l’analisi sarebbe stata ancor più esaustiva se il confronto fosse stato fatto non solo tra regioni italiane e intere nazioni europee ma anche tra regioni italiane e altre regioni europee.

In realtà, un simile confronto può essere soltanto parziale e a valori correnti per la mancanza di dati comparabili a valori concatenati e per il ritardo con cui l’Eurostat raccoglie i dati di contabilità regionale, come già detto all’inizio.

Il nuovo triangolo industriale

Tuttavia, a dimostrazione della forte dinamica industriale delle due maggiori regioni del nostro Nord Est, nonché della stessa Lombardia, svolgeremo qui comunque una breve analisi comparata dell’andamento del loro valore aggiunto industriale a prezzi correnti rispetto alle altre sette principali regioni europee. Confronto che fuga ogni dubbio sulla superiore performance produttiva del nostro “nuovo triangolo industriale” imperniato su Nord Est-Lombardia.

Dal grafico, infatti, è possibile constatare che dal 2015 al 2019 il Veneto e l’Emilia-Romagna sono state le regioni il cui valore aggiunto industriale a prezzi correnti è cresciuto nettamente di più (rispettivamente del 16,1% e del 14,9%) se confrontato con quello delle altre maggiori regioni UE.

Anche la Lombardia, fino al 2018, aveva avuto la terza più forte crescita industriale. Molto staccate dietro Veneto ed Emilia-Romagna, nel 2019 troviamo poi l’Oberbayern (cresciuta dell'11,2% rispetto al 2015) seguita dalla Catalogna (+10,9%). Deludenti invece Dusseldorf (+5,8%), Stoccarda (+5,2%) e Colonia (+4,8%). In definitiva, anche l’analisi a valori correnti e a livello regionale dimostra il notevole cambio di passo dell’industria italiana, che, facendo perno in particolare su Nord Est e Lombardia, negli ultimi anni è cresciuta assai di più della media in Europa.

Tendenza che è stata confermata anche nel 2022.

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