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L’inflazione rialza la testa, cosa fa correre i rincari del carrello della spesa

Dopo 8 mesi all’insegna della deflazione continua da gennaio 2021, secondo le rilevazioni dell’Istat, ecco il ritorno del segno più con un +0,4% su base annua

di Enrico Netti

(IMAGOECONOMICA)

2' di lettura

I rincari di elettricità, benzina e gasolio alimentano il ritorno di fiamma dell’inflazione che a gennaio segna un +0,7% e un +0,4% su base annua, secondo le ultime rilevazione Istat. La spinta arriva dalla componente energia che negli ultimi tre mesi ha segnato continui rincari del barile. Pesa inoltre un gennaio particolarmente avverso dal punto di vista climatico con grandinate, tornado, nevicate anomale anche in bassa quota, valanghe e bombe d’acqua. Eventi che hanno penalizzando la produzione ortofrutticola. Così a far tornare positiva l’inflazione contribuiscono i prezzi dei prodotti alimentari, che aumentano dello 0,6%, con punte del 3% per la frutta.

Era da 8 mesi che l’indice dei prezzi al consumo era in area negativa. L’inflazione torna così in area positiva prevalentemente per l’attenuarsi della flessione dei prezzi dei beni energetici - che passano da -7,7% del mese precedente a -4,9% - sia nella componente regolamentata (da -7% a -2,1%) sia in quella non regolamentata (da -8,1% a -6,3%), e, in misura minore, per l’accelerazione di quelli dei beni durevoli (da +0,6% a +1,2%) e per il calo meno ampio dei prezzi dei servizi relativi ai trasporti (da -0,7% a -0,1%). L’aumento dei prezzi dei carburanti ha un effetto valanga sulla spesa, con un aumento dei costi di trasporto oltre che di quelli di produzione, trasformazione e conservazione. A subire gli effetti dei prezzi dei carburanti, fanno sapere da Coldiretti, è anche l’intero sistema agroalimentare, dove i costi della logistica arrivano ad incidere fino dal 30 al 35% sul totale dei costi per frutta e verdura. Una situazione, rileva la Coldiretti, che favorisce le speculazioni nei campi, dove molti prodotti, dagli agrumi ai carciofi, vengono sottopagati agli agricoltori, in controtendenza agli aumenti sugli scaffali.

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«Dopo mesi di deflazione dovuta alla bassa domanda, è positivo il ritorno di un segno più davanti all’indice dei prezzi - commenta Marco Pedroni, presidente di Ancc-Coop e di Coop Italia -. Ora servono politiche per la crescita dei consumi nel lungo periodo perché solo un quinto degli italiani prevede di spendere più del 2019». Una esplicita richiesta di misure straordinarie per promuovere i consumi.

I rincari rilevati dall’Istat valgono, per una famiglia con due figli, un aggravio di spesa di 160 euro l’anno. «Occorrerà attendere l’andamento delle prossime settimane per verificare se l’Italia è uscita a tutti gli effetti dalla deflazione - avverte Carlo Rienzi, presidente Codacons -. Su tale aspetto influiranno in modo pesante le decisioni che saranno adottate dal nuovo Governo in merito alle misure anti-Covid, agli spostamenti tra Regioni e al commercio».

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