verso la riunione di aprile

L’inflazione si sgonfia, la Bce manterrà la rotta

di Riccardo Sorrentino

(Epa)

3' di lettura

Mantenere la barra dritta. La Banca centrale europea non potrà fare altro, nella riunione del board di aprile: un meeting che non potrà che lasciare tutto come è oggi - sulla forward guidance, sul quantitative easing e ovviamente sui tassi che saranno gli ultimi a essere toccati - e cercare di evitare i trabocchetti delle polemiche (anche politiche) e delle interpretazioni eccessive.

Sarà una riunione ponte - segnala allora Marco Valli di Unicredit - in attesa dell’incontro di giugno quando saranno pubblicate le nuove proiezioni macroeconomiche e, soprattutto, saranno noti i dati di aprile e di maggio sull’inflazione.

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L’andamento dei prezzi ha infatti di nuovo colto tutti di sorpresa. Dopo la fiammata di febbraio, quando sono cresciuti del 2% annuo, hanno rallentato fino all’1,5% a marzo, una frenata ben più brusca di quanto si fosse immaginato. L’inflazione core, che nel mese precedente non si era mossa dal +0,9%, ha addirittura frenato fino allo 0,7%, in parte per effetto dello sfasamento della Pasqua (che quest’anno cade ad aprile e l’anno scorso a marzo) e quindi del’andamento dei prezzi dei servizi turistici.

Sono in molti quindi a chiedersi se il tono leggermente più “rigido” il mese scorso individuato nella comunicazione della Bce sia stato un errore di interpretazione degli analisti o di una “fuga in avanti” della banca centrale. Dal comunicato è stata cancellata una frase importante («Se necessario al raggiungimento del suo obiettivo, il consiglio direttivo agirà usando tutti gli strumenti disponibili nell’ambito del suo mandato») con l’obiettivo esplicito di ridurre il senso di urgenza sulle cose ancora da fare, mentre durante a riunione si è frettolosamente discussa anche la possibilità di modificare anche quella parte in cui si preannunciano - anche in questo caso se necessario - tassi più bassi.

Non sembra quindi che ci sia stato un eccesso nelle intepretazioni. C’era un motivo, si è detto sei settimane fa, perché la Bce fosse più prudente (al di là dell’avvicinarsi di importanti appuntamento politici come le elezioni francesi): il rialzo dei prezzi del petrolio, sia pure gonfiato da fattori puramente statistici (l’effetto base), può avere ricadute imprevedibili. Può fermarsi al settore dell’energia, può interessare indirettamente anche altri costi, oppure può alterare - è capitato, anche durante il forte calo del greggio - le aspettative di inflazione e per questa via tutta la struttura dei prezzi.

Ora invece sembra che l’effetto possa ridursi a ben poco. Fabio Balboni e il suo team alla Hsbc sottolineano in una loro analisi come stiano in realtà calando tutti quei prezzi che finora hanno gonfiato l’indice: il petrolio, ma anche gli alimentari, dopo i rialzi legati al cattivo tempo invernale. L’effetto-Pasqua, però, creerà molto “rumore” e impedirà di vedere con chiarezza dove sta andando l’inflazione e quale effetto stia avendo davvero la politica monetaria della Bce.

Un elemento sembra ancora mancare perché la dinamica dei prezzi si avvii al 2%: l’aumento dei salari, che è - nella migliore delle ipotesi - molto lenta. La Banca centrale europea ne è consapevole ma continua a puntare, senza far riferimento esplicito a modelli teorici, alla curva di Phillips - della cui esistenza è più che lecito dubitare - e all’auspicato aumento delle retribuzioni, di cui però non c’è traccia.

È molto probabile che il meccanismo in gioco sia diverso, e che i prezzi rispondano alla quantità di moneta effettivamente circolante nell’economia. Non è molta, in realtà, a differenza di quanto il quantitative easing potrebbe far pensare: l’operazione (che è più precisamente un credit easing) ha lo scopo e la funzione di migliorare il funzionamento del sistema bancario, ancora non del tutto risanato, e sono le aziende di credito ad assorbire la liquidità che è stata creata finora. I prezzi al consumo verranno dopo.

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