CALCIO&BREXIT

L’Inghilterra regina d’Europa porta 1,5 miliardi al Pil

di Simone Filippetti


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5' di lettura

Il 3 aprile è stata una giornata fredda e grigia che minacciava pioggia a Londra. A White Hart Lane, sobborgo popolare della metropoli ma ormai un indirizzo famoso nel calcio globale, il cielo è diventato pioggia, che poi si è trasformata in neve, mentre i tifosi del Tottenham Football Club si affrettavano a entrare nello stadio. C'era una folla mai vista, nonostante la partita in cartellone fosse un non memorabile turno infrasettimanale: veniva inaugurato, dopo molti ritardi, il nuovo stadio, un gioiello di architettura la più moderna struttura al mondo per il calcio (dieci piani, comprensivi di un hotel, di un bancone bar da Guinness dei primati, un birrificio, un centro commerciale, decine di salette, una terrazza sul tetto, una camminata sospesa sopra il prato) . Sui giornali, l’allenatore Mauricio Pochettino, uno dei nomi candidati a succedere a Massimiliano Allegri alla guida della Juventus, rilasciava dichiarazione del tipo “Questo stadio ci aiuterà a vincere” o uno stadio così deve accogliere trofei”. Sembravano le solite frasi di circostanza, come se scale mobili e poltroncine super lusso possano davvero aiutare a far vincere. E invece dopo pochi mesi dall'inaugurazione, gli Spurs potrebbero addirittura portare nel nuovo stadio, costato 1 miliardo di sterline, il trofeo più ambito di tutti: la Champions League, la coppa dalle grandi orecchie.

Brexit? Sì, ma non nel pallone

Due giorni fa, si è disputato il primo derby britannico nel calcio europeo: dalla scomoda Baku, sulle rive del Mar Nero, l’italianissimo (e ingiustamente criticato) Maurizio Sarri ha regalato al Chelsea di Roman Abramovic, che non vinceva un trofeo internazionale dal 2012 (corsi e ricorsi storici anche allora c’era un tecnico italiano alla guida, Di Matteo) e alla tifoseria che non lo ha mai amato finora, la coppa dell’Europa League. Dopo aver strapazzato per 45 minuti l’Arsenal del tre volte vincitore Unai Emery. Domani sera si farà il bis a Madrid: anche la finale di Champions, quest’anno, sarà un affare tutto inglese, tra la capitale e la città dei Beatles.
Paradossi della storia: nell'anno in cui il Regno Unito abbandona l'Unione Europa, i club inglesi dominano il calcio europeo. Londra è l'unica zona di tutta l'Inghilterra che ha votato per rimanere dentro la Ue e oggi è la nuova Caput Mundi del pallone del Vecchio Continente. Nel giro di 48 ore il calcio inglese è tornato sul tetto d'Europa. Con le vittorie, abbastanza attese, di Chelsea e Arsenal, e soprattuto, quelle clamorose di Tottenham e Liverpool, la Premier League monopolizza le due finali dei più prestigiosi trofei in Europa e del mondo: la Champions League e l'Europa League (che per i più anziani sono le vecchie Coppa dei Campioni e Coppa Uefa).

La torta sontuosa dei diritti UEFA

Erano 10 anni che in Champions League non c'era una finale tutta inglese, ma soprattutto non era mai successo nella storia del calcio che un solo paese spedisse 4 squadre contemporaneamente in entrambe le finali: il calcio europeo oggi è un derby della Premier League. “Football is coming home”, ossia il calcio torna a casa, nel paese dove è nato, è il ritornello che gli inglesi cantano durante i Mondiali, ma negli ultimi 30 anni non è servito a molto (ultimo piazzamento degno di nota il quarto posto di Italia 90 proprio contro gli Azzurri). Stavolta invece è davvero così. C'è poco da stupirsi. La Premier League è il campionato di calcio più ricco d'Inghilterra e distribuisce 4,5 miliardi di sterline (circa 6 miliardi di euro) di diritti tv ai club: l'anno scorso gli “Spurs”, nomignolo che i fan hanno affibbiato al Tottenham, ha incassato 306 milioni, il club con il maggiore guadagno; e il secondo classificato Liverpool, che sabato proverà ad acciuffare la coppa sfuggitagli l’anno scorso per sfortuna contro il Real Madrid dell’allora star Cristiano Ronaldo, 140 milioni. Dopo l'exploit del 2019, la Premier League sarà ancora più seguita e i suoi diritti tv della prossima stagione saranno venduti a un prezzo ancora più alto. A cui si aggiungeranno gli introiti delle coppe: la Champions League è una miniera d'oro per i club: per questa stagione la Uefa aveva stanziato 3,15 miliardi di euro (lordi) come monte diritti; e arrivare dritti in Finale porta nelle casse di un club una montagna di denaro. Liverpool e Tottenham hanno finora incassato 70 milioni di euro; il 1 giugno, giorno dell'attesa finale di Madrid, al Wanda Metropolitano che ospita normalmente l'Atletico, gli introiti supereranno i 100 milioni ciascuno. I 70 finora conteggiati sono dovuti al gettone di partecipazione e ai premi partita, basati su passaggi turno e vittorie (o pareggi). A questi si sommano altri 290 milioni di “market pool” da incassare secondo il meccanismo di redistribuzione di contributi Uefa in base al punteggio del paese (ranking) e al numero di club per paese; e al Regno Unito, ovviamente, spetta la fetta più grossa. In più, al vincitore della Coppa, andrà un premio di 4 milioni. Stessa modalità per l'Europa League, dove però gli introiti sono più ridotti: per la competizione sono stati messi in palio 560 milioni. a Chelsea e Arsenal andranno circa 50 milioni ciascuno. Alla federazione inglese entreranno 400 milioni grazie all'en plein del 2019.

La Soccer Economy fa bene al Pil
Oltre all'incasso dei club, la storica doppia Finale avrà un impatto economico anche sull'esangue Pil del paese (+1,3% l'economia nel 2019, in ribasso ma sempre meglio dell'Italia ferma sullo zero virgola): l'euforia porterà a un boom di consumi e a più posti di lavoro. Il calcio, ormai la più grossa industria di global entertainment globale è una voce grossa del Pil britannico. L'anno scorso, il solo Liverpool che arrivò in finale di Champions perdendola, regalò all'economia inglese 575 milioni di sterline di introiti (tra maggiori consumi, dai pub e ristoranti tutti pieni, al merchandising, al turismo del calcio al boom di ascolti tv che si portano dietro spot milionari, ecc.), secondo uno studio condotto da Deloitte. Quest'anno ci saranno 4 club di cui 3 di Londra, la città più ricca e benestante d'Inghilterra e l'effetto sul Pil sarà ancora più imponente: si stimano 1,5 miliardi di sterline. Un'altra boccata d'ossigeno, dopo il Royal Baby (che si stima possa portare circa 1,4 miliardi di consumi nei prossimi due anni), per un paese stremato e annoiato dalla Brexit. I bagarini per ora stanno già facendo affari d'oro: i biglietti per Madrid e Baku sono introvabili e a Londra il prezioso tagliando arriva a costare anche 30mila sterline. Altro Pil che sfugge alle classifiche ufficiali.

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