dal 27 settembre

L’innovation manager è pronto al debutto per Pmi più digitali

di Giuseppe Latour


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2' di lettura

Esperti di gestione dei big data, dei sistemi in cloud, di cyber security e manifattura avanzata. Con curriculum molto diversi: matematici, informatici, ingegneri o economisti che sappiano come integrare questi aspetti nei processi organizzativi delle imprese piccole e medie. Per tutti loro il prossimo 27 settembre si metterà in moto un meccanismo che promette opportunità per migliaia di professionisti: è il voucher dedicato agli innovation manager, lo strumento che, entro la fine dell’anno (si veda anche il pezzo a lato), diventerà finalmente operativo in modo completo.

L’obiettivo dei voucher - va ricordato - è favorire i processi di trasformazione tecnologica e digitale delle Pmi e delle reti di impresa. Per fare questo, si punta a introdurre in azienda figure manageriali in grado di attuare questa complessa trasformazione, ammodernando gli assetti gestionali e organizzativi.

I contributi potranno essere richiesti dalle imprese per acquistare prestazioni di consulenza, per un periodo di almeno nove mesi, da parte di manager iscritti in un apposito elenco del Mise, il cui accesso sarà aperto dalle 10 del 27 settembre fino alle 17 del 25 ottobre prossimo, attraverso la piattaforma informatica accessibile dalla sezione «Voucher per consulenza in innovazione» del sito del ministero. Prima sarà completato un elenco definitivo e poi, in una seconda fase, sarà aperta la richiesta di contributi. A disposizione c’è una dotazione finanziaria di 75 milioni di euro, divisa in parti uguali tra 2019, 2020, e 2021.

Per capire chi sono gli innovation manager, allora, bisogna prima di tutto analizzare i criteri di accesso all’elenco. Tra gli altri, potranno fare domanda le persone in possesso di un dottorato di ricerca, di un master di secondo livello (con un anno di esperienza lavorativa), di una laurea magistrale (con tre anni di esperienza lavorativa) in queste aree: scienze matematiche e informatiche, scienze fisiche, scienze chimiche, scienze biologiche, ingegneria industriale e dell’informazione, scienze economiche e statistiche. Un’alternativa è avere svolto incarichi documentabili, per almeno sette anni, presso imprese negli ambiti di applicazione delle tecnologie abilitanti impresa 4.0.

Gli innovation manager sono, quindi, ingegneri, matematici, informatici, chimici, fisici o economisti che abbiano esperienza e formazione collegata alle tecnologie di industria 4.0. Si tratta, cioè, di esperti in manifattura avanzata, integrazione elettronica dei dati e delle informazioni lungo le diverse fasi produttive, stampa 3D, condivisione elettronica con clienti e fornitori delle informazioni sullo stato della catena di distribuzione, realtà aumentata, robotica, gestione di dati su sistemi cloud, big data, digital marketing, prototipazione rapida, cyber security, internet delle cose e delle macchine.

    Senza dimenticare, per completare il quadro, che nelle regole sulla nuova agevolazione c’è un capitolo specifico dedicato all’accesso ai mercati finanziari e di capitali. Le imprese, cioè, potranno farsi aiutare anche a utilizzare strumenti come la quotazione su mercati regolamentati, per aprire il proprio capitale a investitori indipendenti specializzati in venture capital e private equity, ma anche per sfruttare meccanismi più innovativi come l’equity crowdfunding, l’invoice financing e l’emissione di minibond.

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