intervista al ceo Pontroué

L’innovazione firmata Panerai: oltre gli orologi, ora si punta sulle esperienze

L’amministratore delegato del marchio del gruppo Richemont, Jean-Marc Pontroué, rivela la nuova strategia dedicata ai clienti: «Proporremo eventi speciali in tutto il mondo, ma con l’Italia, e il suo mare, al centro»

di Paco Guarnaccia


default onloading pic
Jean Marc Pontroué

4' di lettura

Dopo il Salon International de la Haute Horlogerie dello scorso gennaio, il primo come ceo di Panerai per Jean-Marc Pontroué (carica che ricopre da aprile 2018), il brand orologiero di origine italiana, nel portafoglio del gruppo Richemont fin dagli anni 90, ha intrapreso nuove strade, senza però cambiare il suo dna di marchio con prodotti molto caratterizzati.

La prima innovazione è stata rendere i modelli professionali Submersible una collezione indipendente (precedentemente, infatti, rientravano nella famiglia Luminor); la seconda, direttamente collegata, far diventare Panerai anche un brand in grado di creare e proporre experience.
Tra i nuovi lanci di Submersible sono stati realizzati dei pezzi in partnership con il Comando subacquei e incursori (Comsubin) della Marina Militare Italiana, con il team velico Luna Rossa, con l’esploratore Mike Horn e con l’apneista Guillame Nery. Di ognuno di questi modelli esiste anche una versione in edizione limitatissima che, in pratica, offre al cliente che ne acquisisce uno di vivere esperienze uniche proprio con questi partner che operano in settori non certo aperti a tutti.

Panerai Submersible Marina Militare Carbotech 47 mm (39.900 euro)

Dopo la prima experience del 2 e 3 settembre scorso nella base dei Comsubin a Le Grazie (in provincia di La Spezia) che ha permesso a poche decine di persone di vivere una giornata da incursore, Pontroué ha potuto stilare un primo bilancio della sua gestione.

---Vai al Dossier Orologi del Sole 24 Ore

Siete soddisfatti della resa di questo primo progetto?
«Ero molto preoccupato. Era la prima volta che ci cimentavamo in un’impresa come questa. Le incertezze erano tante, anche perché la Marina Militare non è abituata ad avere gente in caserma e non eravamo certi che i clienti alla fine dei due giorni si sarebbero divertiti. Invece è andato tutto bene. Ora ho la certezza che fare di Panerai anche un brand di experience funziona. Abbiamo centinaia di idee che possono essere sviluppate in Italia. Inoltre, abbiamo un link forte con il mondo del mare. E infatti a breve saremo a Tahiti per l'experience con Nery».

Deep Blue Submersible Chrono Guillaume Néry Edition 47 mm

Come giudica il suo primo anno e mezzo da ceo?
«Probabilmente il mio lavoro è uno che in molti mi invidiano, perché ho la possibilità di vivere tra l’Italia e la Svizzera e Panerai è un brand molto forte nel segmento del lusso. Quello che devo fare è cercare di introdurre nuove strategie senza cambiare nulla. La parte difficile è stata fatta in passato: io devo solo puntellare gli aspetti per i quali la maison è conosciuta. Quello che ho introdotto finora, come rendere Sumbersible una linea a sé stante, ha funzionato molto bene e ci ha dato grandi risultati. Ogni intervento che è stato fatto e che faremo è per un’evoluzione del brand, non per una rivoluzione».

Cosa vedremo quindi in futuro?
«L’anno prossimo continueremo nel solco tracciato nel 2019. Quindi ancora Submersible, ma molte novità riguarderanno Luminor, il nostro modello icona che nel 2020 compirà 70 anni. Avremo più “world experience” aperte a tutti i clienti del mondo, come quella che avrà protagonista Luna Rossa, e molte di quelle che io chiamo “local experience” come sarà, ad esempio, il lancio di un orologio dedicato a Paltrinieri solo per il mercato italiano. Poi avremo altre local experience anche per l’India e la Cina. Potremmo farne a centinaia, ma credo che mantenere un ritmo che vada dalle cinque alle dieci experience l’anno possa funzionare, perché per ognuna ci vuole una perfetta pianificazione».

A proposito di pianificazione: cosa pensa dello spostamento da gennaio a fine aprile del prossimo SIHH?
«Per un brand come il nostro è uno degli eventi dell’anno, ma non è più l’unico e il solo come fino a poco tempo fa. Credo che in futuro avremo sempre più occasioni per creare dei momenti esclusivamente nostri per incontrare clienti e media e mostrare loro le novità in anteprima. Il Sihh è di sicuro una buona piattaforma per accogliere tutti, anche se ormai tutti gli ordini vengono chiusi prima di andare in fiera e quindi, per quanto riguarda il business, sappiamo già tutto prima di arrivare a Ginevra… Durante il Sihh hai molte più possibilità di incontrare i clienti finali e di invitarli. Di sicuro avremo molto più tempo per innovare e presentare modelli inediti, anche se non presenteremo tutto solo in quell’occasione».

Mike Horn ha raggiunto il Polo Sud nel 2017 con un Panerai Luminor Submersible 1950 3 days GMT automatic Titanio - 47 mm PAM719

Su quali aspetti del business siete più concentrati attualmente?
«Stiamo lavorando per restare leader negli Stati Uniti, infatti abbiamo aperto molti nuovi punti vendita in città come Houston, Chicago, San Francisco e New York. Vogliamo poi accelerare il nostro inserimento in Cina, che resta uno degli obiettivi dei prossimi anni. Abbiamo iniziato ad aprire vetrine negli aeroporti più importanti del mondo perché ormai le persone viaggiano sempre di più e, di conseguenza, passano in aeroporto molto più tempo. Continueremo a sviluppare l’e-commerce che per noi vale molto e a far crescere il rapporto con i nostri dealer, aprire nuovi store in franchising insieme a loro e a mantenere i nostri partner distributivi. Oggi abbiamo circa 50 boutique di proprietà e altrettante in franchising.

A proposito di boutique, lo scorso giugno avete inaugurato ufficialmente quella di Roma.
«In pochissimi mesi questo store è già entrato come vendite tra i nostri primi 15 al mondo su 100. L’Italia, poi, è uno dei mercati che per noi cresce più velocemente. Gli Stati Uniti sono il primo, seguiti da Hong Kong».

La nuova boutique Panerai di Roma, in via del Babuino

Per quanto riguarda Hong Kong, state monitorando la situazione politica?
«Quando si guida un brand presente in molti mercati sai che ogni nazione può avere problemi sociali, politici e climatici. Hong Kong è una città nella quale quando ci sono delle crisi, il business arretra molto velocemente ma che, quando riparte, ritorna alla normalità altrettanto velocemente. Panerai è comunque un brand che lavora e dipende molto dalla clientela locale: se in un Paese il semaforo è rosso, ce ne sono molti altri in cui sono verdi. Penso al Giappone, a Taiwan, alla Corea del Sud, alla Gran Bretagna e al Messico (uno dei mercati più in crescita, in cui abbiamo aperto uno store a Città del Messico). La diversificazione nella nostra maison è tanta e ben bilanciata tra America, Europa, Asia e Medio Oriente».

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...