industria dei filati

L’innovazione «green» guida il futuro del tessile made in Italy

di Chiara Beghelli


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2' di lettura

Il paragone è forse ardito, ma se la prima rivoluzione industriale passò dai telai, anche quella in corso lo sta facendo. Al posto del vapore, però, a muovere i macchinari del XXI secolo è un nuovo impegno per far diventare l'intera filiera più sostenibile. La ricerca di fibre e modi di produzione sempre più rispettosi del pianeta è il tema più ricorrente fra le novità proposte dalle aziende del settore per la primavera-estate 2020, presentate all'ultima edizione di Milano Unica: Loro Piana, per esempio, ha lanciato il nuovo filato Green Nylwool, lana merino mista a nylon bio-based, una fibra sintetica ricavata dai semi di ricino che conferisce brillantezza ed elasticità alla lana ed è perfetta per capi sportivi.

Dalla medesima stagione anche Marzotto Wool Manufacturing arricchisce il suo catalogo con i tessuti Organic Wool & Linen, dunque lana e lino con certificazione Gots (il più importante standard per la produzione sostenibile di indumenti e prodotti tessili, introdotto nel 2006), fibre provenienti da allevamenti e coltivazioni sostenibili in Sud America e Normandia. Il gruppo Reda, invece, ha chiesto all'artista britannico David Sparshott di illustrare dieci momenti di vita quotidiana vissuti indossando capi in Reda Flexo, fibra composta di lana merino e un elastomero a basso impatto ambientale, il Roica V550 prodotto dalla giapponese Asahi Kasei.

Sabbia vulcanica e carbone attivo dalla noce di cocco sono gli elementi naturali della tecnologia “37,5”(made in Colorado che, applicata ad alcuni popeline e zephyr del Gruppo Tessile Monti, consente a chi li indossa di mantenere la temperatura corporea a un valore ideale di 37,5 gradi con umidità relativa al 37,5 per cento. La storica tessitura biellese Trabaldo Togna 1840 ha arricchito il catalogo dei suoi tessuti Estrato, elasticizzati grazie a un prpocedimento che esclude elementi di sintesi, ma anche con proprietà antibatteriche, lavabili in lavatrice e water repellent fluoro free.

Il distretto tessile biellese, peraltro, nei giorni scorsi ha ospitato una delegazione della Commissione Europea per mostrare le best practice di alcune tessiture (Pettinatura di Verrone, Zegna Baruffa Lane Borgosesia e Successori Reda) in vista dell'aggiornamento degli orientamenti comunitari in materia di migliori tecniche disponibili per il settore tessile, per abbatterne ulteriormente l'impatto ambientale: «È significativo che Biella sia stata scelta, unica in Italia, per riuscire a far toccare con mano ai funzionari della Commissione Europea i diversi processi produttivi del settore tessile – ha commentato per l’occasione Carlo Piacenza, presidente dell’Unione Industriale Biellese –: prima di tutto perché questo mette in evidenza un’unicità di Biella, il fatto cioè che qui sia presente ancora l’intera filiera, dalla lana sucida al capo finito, oltre alla particolare attenzione alla sostenibilità in un territorio che, storicamente, affianca a una centenaria tradizione industriale anche l’attenzione all’ambiente, alla riduzione di sprechi e costi, e alla valorizzazione del verde e delle montagne che ci circondano».

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