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L’innovazione traina l’export delle macchine agricole

di Giorgio dell'Orefice, Alessio Romeo

(kinwun - stock.adobe.com)

4' di lettura

L’export salva il mercato delle macchine agricole made in Italy. L’escalation dei costi che ha spinto al rialzo i listini, insieme alle difficoltà logistiche che hanno rallentato la consegna dei nuovi mezzi, hanno raffreddato il mercato interno nel 2022 nonostante la domanda di innovazione da parte delle imprese agricole – e la necessità di rinnovare il parco macchine anche per motivi legati alla sicurezza – continui a essere forte.

Rincari e logistica hanno però causato una flessione delle vendite sul mercato italiano con un calo delle nuove immatricolazioni del 14,6% nei primi nove mesi 2022 (con 15.800 macchine) rispetto all’anno record 2021 quando, dopo la gelata pandemica, le vendite erano letteralmente esplose mettendo a segno un progresso di oltre il 20% con 18.500 macchine immatricolate tra gennaio e settembre.

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«Un dato negativo se confrontato all’entusiasmante 2021 – spiegano a Federunacoma, l’associazione delle industrie costruttrici di macchine agricole – ma che tuttavia resta migliore dei risultati registrati nei quattro anni precedenti». Il calo ha riguardato tutte le tipologie di macchine: mietitrebbiatrici (-14%), trattrici con pianale di carico (-21,5%), rimorchi (-9,5%) e sollevatori telescopici (-25%).

A salvare i conti di un’industria strategica per il made in Italy (che si darà appuntamento dal 9 al 13 di novembre a Bologna per la propria manifestazione clou, Eima) il trend delle esportazioni che invece resta sostenuto (con una crescita nel primo semestre del 15,5%) e che lascia intatte le speranze delle imprese di chiudere l’anno superando per la prima volta la soglia dei 14 miliardi di euro di fatturato (contro i 13,7 del pur “miracoloso” 2021).

Dato ancora più significativo alla luce del fatto che il mercato interno assorbe circa il 30% della produzione mentre il restante 70% è destinato ai mercati internazionali.

I dati Istat sul commercio estero, fermi ai primi sei mesi dell’anno, indicano una crescita complessiva delle esportazioni del 15% in valore. La fetta principale del fatturato estero è assorbita dall’Europa (circa il 56% del totale), mentre le Americhe (con in prima fila gli Usa) assorbono circa il 19 per cento. Nei paesi europei non Ue va invece il 12% delle vendite.

Ma anche sul trend dell’export di trattori e macchinari incide la variabile prezzi. Infatti, al progresso del giro d’affari non corrisponde un analogo risultato nei volumi di vendita che invece sono calati dell’8 per cento. Anche nel caso dell'industria made in Italy di macchinari per l’agricoltura c’è stato un forte impatto dei costi, dell'energia in primo luogo, della componentistica e infine dei trasporti.

«Negli ultimi sei mesi – spiegano ancora a Federunacoma – il prezzo cumulativo delle varie fonti energetiche è cresciuto del 110%, e la voce energia, che prima dell’emergenza Covid incideva nella misura del 3,9% sul totale dei costi di produzione, potrebbe salire fino al 10,2% a fine anno. Sul fronte dei materiali, il prezzo complessivo degli acciai a caldo, degli acciai legati e della ghisa è cresciuto in un anno fra il 30 e il 40%, mentre quello delle plastiche è aumentato fra il 20 e il 30%. A queste voci di costo si aggiunge quella relativa ai trasporti, che risulta quattro volte superiore rispetto al dato pre Covid. Nel segmento delle trattrici si stimano già ora incrementi di prezzo intorno al 15% rispetto all’anno scorso, nel segmento delle attrezzature i listini crescono in media del 10% e in quello della componentistica del 10-12%».

La sensazione, quindi, è che l’escalation dei costi abbia indotto qualche impresa (in particolare in Italia, meno all’estero) a rinviare il proprio investimento in meccanizzazione ma che la domanda di innovazione tecnologica in agricoltura resti comunque elevata.

D’altro canto, le frontiere della qualità delle produzioni agroalimentari (che spesso richiedono tempestività nella raccolta, nel trasporto e nella prima lavorazione), della sostenibilità e della riduzione dell’impatto ambientale delle lavorazioni (con una riduzione o comunque un uso più efficiente e mirato della chimica) insieme ai nuovi vincoli ambientali dalla Politica agricola europea spingono sul ricorso alle nuove tecnologie e sulla sostituzione di macchine obsolete con quelle di ultima generazione.

Una tensione testimoniata anche dai dati del nuovo Censimento dell’agricoltura Istat, dai quali emerge come nel periodo 2018-20 su 1,1 milioni di aziende agricole siano state circa 250mila le innovazioni tecnologiche introdotte. Investimenti che nel 27,9% dei casi hanno riguardato la meccanizzazione in generale, nell'11,6 % le macchine piantatrici e seminatrici, nell'8,8% attrezzature per la lavorazione del terreno e nell'8,3% sistemi per l’irrigazione.

«L’agricoltura italiana ha necessità di tecnologie di alto livello – ha ricordato il presidente di FederUnacoma Alessandro Malavolti – e deve essere sostenuta negli investimenti per l’acquisto di macchinari innovativi. Un aiuto importante in questo senso è quello rappresentato dagli incentivi pubblici per l’acquisto di mezzi di nuova generazione e l’auspicio dell’intera filiera agromeccanica è che l’attuale sistema di aiuti venga prolungato e rafforzato, per mantenere il settore dinamico anche in presenza di una congiuntura così difficile».

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