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L’inossidabile Zaia e anche Fedriga, così la Lega continua a volare a Nordest

Mentre lo scenario nazionale è sull’ottovolante, quello Veneto vede il governatore occupare per l’ennesima volta il posto d'onore nel consenso misurato dal Governance Poll 2022 realizzato da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore.

di Gianni Trovati

Zaia: autonomia non è secessione ricchi ma piano modernità Paese

3' di lettura

Zaia, sempre Zaia, fortissimamente Zaia. Cambiano le stagioni politiche, la Lega all’epoca Nord crolla al 4% nel crepuscolo della stagione bossiana, poi avvia con Matteo Salvini la risalita che la fa volare fino al 34% delle Europee 2019 prima della nuova picchiata post Papeete. Ma mentre lo scenario nazionale è sull’ottovolante, quello Veneto è stabile come un olio su tela e vede Luca Zaia, presidente della Regione dal 2010, occupare per l’ennesima volta il posto d'onore nel consenso misurato dal Governance Poll 2022 realizzato da Noto Sondaggi per Il Sole 24 Ore.

LA CLASSIFICA DEI GOVERNATORI
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Consensi al top nel Nord Est

Il risultato di questa edizione, il 70% dei cittadini che si dicono pronti a rivotarlo alla guida del Veneto, è un poco sotto al 74% dello scorso anno, che era stato spinto anche dal picco storico del 76,8% dei voti raccolti alle amministrative del 2020. Ma siamo sempre a livelli da record. Con un favore popolare che ha via via desertificato la platea dei potenziali concorrenti, interni ed esterni, e si è mostrato indifferente non solo al variare delle fasi politiche ma anche all’affanno che ha fiaccato alcune battaglie cruciali. A partire dalla più identitaria di tutte, quell’autonomia del Veneto che nei 1.716 giorni passati dal plebiscito referendario del 22 ottobre 2017 ha impegnato quattro governi in discussioni infinite senza però riuscire a muoversi dalla casella di partenza. Al punto che ancora una volta si è in attesa di un nuovo avvio, con il disegno di legge quadro che la ministra per gli Affari regionali Mariastella Gelmini dovrebbe portare a breve in consiglio dei ministri per cominciare a disegnare le regole di base su cui poi innestare le intese con le Regioni. In Veneto la richiesta di autonomia è una cosa seria: rimane inevasa, ma Zaia continua a volare. Un altro bel tema per i politologi, che ora si potranno impegnare anche sull’ascesa netta dell’altro alfiere della Lega di governo: Massimiliano Fedriga, presidente del Friuli Venezia Giulia, con un +9% rispetto all’anno scorso scalza dal secondo posto il suo predecessore alla guida della conferenza delle Regioni, l’emiliano-romagnolo Stefano Bonaccini impegnato a tenere alta la bandiera del centrosinistra con un comunque brillante terzo posto (+5% rispetto a 12 mesi fa).

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LA MAPPA DEI GOVERNATORI
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Lombardia e Sicilia spaccate

Insieme a quelli di Zaia, i successi di Fedriga, almeno in termini di consenso, contribuiscono a spostare a Est il baricentro di una Lega pragmatica e governista che è cresciuta vistosamente nella gestione della crisi pandemica, in contrapposizione per nulla velata con certi slanci anti-restrizioni e qualche scivolata no-vax alimentata dai lombardi impegnati nelle istituzioni romane. Mentre a Milano il presidente lombardo Attilio Fontana continua a viaggiare a metà classifica, spaccando esattamente a metà l’elettorato con un risultato che promette di animare ulteriormente le discussioni nel centrodestra alle prese con le ambizioni presidenziali di Letizia Moratti, attuale vice di Fontana. Scenario simile a quello che, all’altro capo del Paese, vede in Sicilia il presidente uscente Nello Musumeci attestarsi al 50% dei consensi esattamente come Fontana, mentre la sua ricandidatura continua a spaccare il centrodestra in una faglia che a Palermo vede Fratelli d’Italia opporsi agli altri, riottosi alleati.

I GOVERNATORI
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Il centro sinistra in fondo

Nel centrosinistra, dietro a Bonaccini, continua a brillare l’eterodosso Vincenzo De Luca, promosso dai campani con un robusto 58% che lo appaia al quinto posto alla new entry di Roberto Occhiuto, presidente forzista della Calabria. Mentre gli altri presidenti targati Pd continuano a viaggiare nelle parti più basse della classifica, giù giù fino a Nicola Zingaretti che non sembra aver beneficiato del tramonto degli impegni nazionali alla segreteria del Pd e raccoglie un 37% che lo spinge al penultimo posto, sopra solo al molisano Donato Toma con il suo 35%.

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