Interventi

L’insostenibile leggerezza dell’aula online

di Giuseppe Soda

(Imagoeconomica)

3' di lettura

L’emergenza sanitaria ha imposto numerose e rapide riconversioni di elementi importanti del sistema Italia. Tra queste, milioni di studenti di ogni ordine e grado e migliaia di docenti sono stati chiamati a convertire la didattica tradizionale nelle aule in quella a distanza mediata dalle tecnologie. Infatti, per ragioni del tutto giustificabili, le scuole e le università sono state tra le prime attività a doversi adattare alle politiche di controllo epidemico. È accaduto in Italia e, progressivamente, sta accadendo in tutto il mondo. La conversione dalle aule e dalla prossimità fisica alle tecnologie di apprendimento a distanza è stata realizzata nel giro di pochissimi giorni con un sforzo di adattamento immane di tutta la macchina educativa a qualsiasi livello.

Tenuto conto della distribuzione diseguale delle infrastrutture di rete e delle tecnologie nelle case degli studenti, della scarsa preparazione alla didattica online di una parte consistente del corpo docente e delle condizioni emergenziali in cui ci si è trovati, il risultato complessivo per il nostro Paese può ritenersi soddisfacente. Pur con quale inevitabile disservizio, anche legato ad una diffusa impreparazione al cambiamento e con la perseverante ed eccessiva varianza delle esperienze positive (per esempio tra Nord e Sud e tra grandi città e provincia), va riconosciuto a tutti gli operatori del sistema educativo italiano il merito di aver evitato che il dramma sanitario non diventasse anche una lunga pausa e un indebolimento ulteriore nella formazione di diverse generazioni. Arrivati alla quinta settimana dall’uragano che ha investito anche scuole e università e per contribuire alla riflessione sui tempi del ritorno alla normalità, è bene chiedersi quanto l’esperienza dell’apprendimento a distanza sia sostenibile nel tempo, preservando un minimo di efficacia.

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Qualcuno ha scritto che questa rivoluzione sarà “per sempre” e che dopo questa esperienza gli elementi di apprendimento a distanza mediati dalle tecnologie saranno parte integrante dei processi formativi delle generazioni future. È un’ipotesi verosimile; si tratta di un patrimonio di esperienze che, pur accumulato in condizioni di emergenza, non va sprecato. Altra cosa è però dire che siamo in presenza di una rivoluzione che, come in tutti i casi in cui le tecnologie digitali hanno rimpiazzato quelle analogiche, completerà il suo ciclo con un vero e proprio effetto di sostituzione della didattica tradizionale con quella online.

Quello che invece abbiamo scoperto in queste settimane e che si tratta di due approcci all’educazione e all’apprendimento assolutamente complementari e che la sostituzione “netta” andrebbe a discapito della qualità della formazione. Peraltro, una cosa che è emersa con tutta evidenza nel passaggio emergenziale all’online è che la traduzione pedissequa di contenuti pensati per la didattica tradizionale in apprendimento a distanza non è particolarmente efficace. Infatti, l’insegnamento online va pensato e progettato coerentemente ai processi specifici che la tecnologia offre. L’apprendimento, specie per le generazioni native digitali, è un processo molto complesso e il risultato della combinazione virtuosa di molte attività. Trasferimento di conoscenze e tecniche, sperimentazione pratica, pensiero critico, conversazioni aperte, testimonianze esterne, gamification (utilizzo di elementi mutuati dai giochi per favorire l’apprendimento) sono integrabili in un percorso educativo solo se la didattica tradizionale e quella mediata dalla tecnologia si integrano. Questa integrazione favorisce anche l’esplorazione interdisciplinare e il potenziamento delle molteplici “intelligenze” che l’educazione dovrebbe formare (e nel caso degli adulti consolidare) come quelle logico-matematiche, interpersonali e intrapersonali, verbali e linguistiche, visuali-spaziali, solo per citarne alcune. Per questo, le conseguenze educative della pandemia ci devono far riflettere sulla formazione dei docenti e sulla loro capacità di integrare strumenti di apprendimento differenziati.

Si tratta di una grande sfida per il futuro e di una rivoluzione culturale finalizzata a sostenere i docenti di ogni grado nell’adozione di tecniche e modelli di trasmissione della conoscenza attraverso l’integrazione tra la socialità, la responsabilità e l’empatia dell’insegnamento tradizionale con le possibilità offerte dalla tecnologia. Purtroppo, l’Italia e il sistema educativo italiano, specie dal punto di vista delle risorse da mettere in campo, non sembrano essere pronti a questa sfida. In attesa che questa rivoluzione si compia e senza disperdere tutte le cose positive di queste esperienza, non appena lo condizioni di sicurezza lo permetteranno, è importante che gli studenti tornino nelle proprie aule.

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