Scienza

L’intelligenza del benessere

di Gilberto Corbellini


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Il futuro della medicina sarà sempre più nel segno della robotica

3' di lettura

Per alcuni psicologi, economisti e biologi il fattore principalmente responsabile del progresso umano in ogni campo negli ultimi quattro secoli è l’intelligenza, intesa come l’insieme di capacità cognitive funzionali alla soluzione di problemi e valutabile con batterie di test psicometrici. Tali capacità si sono costantemente potenziate e diffuse in occidente grazie all’invenzione e all’uso del metodo scientifico. Anche la salute umana è straordinariamente migliorata, soprattutto nei paesi dove l’azione educativa ha coltivato l’intelligenza.

È ragionevole domandarsi quali siano i rapporti tra salute e intelligenza, cioè tra rischio di ammalarsi in qualche fase della vita o essere malati, e le capacità cognitive a disposizione di un individuo o di una nazione. Ovvero, le persone intelligenti si ammalano diversamente da quelle che risultano esserlo meno? In che modo le malattie possono compromettere lo sviluppo dell’intelligenza? Cosa significa applicare l’intelligenza, intesa come razionalità, alla cura delle malattie e alla promozione della salute? Quale impatto avrà per le scienze della salute e sull’intelligenza naturale, la diffusione di intelligenze artificiali? Sono alcuni dei temi affrontati dalla quinta edizione del Festival della Scienza Medica a Bologna dedicata a «L’intelligenza della salute».

Gli studi che perimetrano un ambito chiamato da Ian Deary (presente al Festival) «epidemiologia cognitiva», mostrano che chi ha un QI più alto all’età di 11 anni sarà meno a rischio di malattie vascolari, obesità, varie malattie croniche e alcune forme di disturbo mentale. Inoltre, le persone più intelligenti, in generale, si ammalano di meno nell’età adulta e quando diventano anziane. L’effetto non è dovuto allo status socioeconomico, ma alle capacità cognitive. Il successo professionale può essere un mediatore, dato che l’intelligenza è un fattore decisivo per il conseguimento di uno status elevato.

L’associazione tra livelli cognitivi e salute non si riscontra nel caso del cancro non dovuto al fumo o del suicidio. Significativo. L’epidemiologia cognitiva ha trovato prove che, arrivati a 80 anni, contano di più, come determinanti della salute e della longevità, il declino cognitivo che ha avuto luogo tra gli 11 e i 79 anni e le abilità cognitive fluide, piuttosto che il livello cognitivo di partenza e le capacità cognitive cristallizzate. Le correlazioni descritte sono equivalenti per donne e uomini.

La mancanza di salute può penalizzare l’intelligenza. I bambini che crescono in paesi dove sono prevalenti malattie infettive – alcune delle quali, come la malaria, colpiscono gravemente il cervello – e malnutrizione malnutriti, subiscono ritardi cognitivi. Con ricadute negative anche per le prospettive di sviluppo economico, sanitario e civile di una nazione, dato che se troppe persone rimangono meno capaci cognitivamente sarà praticamente impossibile creare società fondate sul rispetto delle persone, la libertà economica, la giustizia, il diritto alla salute, etc. Alcuni psicologi dell’intelligenza pensano che l’effetto Flynn, ovvero l’aumento dell’intelligenza rilevato a partire dagli anni Trenta del Novecento nei paesi occidentali, potrebbe essere dovuto all’abbattimento delle malattie infettive, che nell’infanzia sottraggono l’energia metabolica richiesta per uno sviluppo cognitivamente efficiente del cervello.

    Dunque, intelligenza e salute cooperano nel consentire e far crescere il benessere umano. Discutere dell’intelligenza come determinante della salute potrebbe essere giudicato controverso, ma nel titolo del festival il termine intelligenza è soprattutto sinonimo di razionalità.

    In tal senso, le questioni oggetto di riflessioni riguardano sia l l’uso delle razionalità nelle politiche sanitarie o nelle strategie cliniche, ma anche il tema dell’attacco irrazionale alla medicina scientifica da parte delle pseudomedicine: in che modo si può usare e lavorare sull’intelligenza per evitare la diffusione di credenze come l’omeopatia, l’agopuntura o la pericolosità dei vaccini? Si tende a pensare che basti la propaganda, ma per un risultato duraturo nel tempo andrebbero somministrati nelle scuole gli elementi del pensiero critico.

    La medicina sarà sempre più personalizzata, cioè basata sulla profilazione genetica o su immunoterapie intelligenti del cancro, e sempre più supportata da intelligenze artificiali immensamente più capaci dell’uomo di calcolare ed eseguire decisioni basate su dati. L’auspicio è che questi avanzamenti migliorino l’autocontrollo intelligente dei comportamenti individuali, in modo che le scelte siano fondata su informazioni corrette, e che la scalata tecnologica non lasci indietro, nell’accesso a nuovi trattamenti, le persone socialmente ed economicamente più marginale.

    Il Festival della Scienza Medica si terrà a Bologna dal 9 al 12 maggio. Saranno presenti 3 Premi Nobel e i più qualificati ricercatori ed esperti nazionali e internazionali per discutere, attraverso oltre sessanta eventi, di medicina e salute a trecentosessanta gradi.
    Il programma su
    www. bolognamedicina.it

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