il graffio del lunedì

L’Inter torna e convince a San Siro. Stasera tocca alla Juve con i mal di pancia di Ronaldo

I nerazzurri, dopo le afasie col Napoli, hanno ritrovato, grazie ai gol di Lukaku e Lautaro Martinez, e agli assist di un ritrovato Erikssen, quella cattiveria agonistica che tanto piace ad Antonio Conte

di Dario Ceccarelli

Alex Zanardi, il campione delle sfide impossibili

4' di lettura

Non è facile parlare di ritorno del campionato, delle rinnovate ambizioni di Antonio Conte e dei tormenti di Sarri, dopo quanto è accaduto ad Alex Zanardi. Qualsiasi confronto impallidisce anche se lo stesso Zanardi, con una delle sue sonore risate, ci direbbe di farla corta. Di non credere alle bufale. Che i video col cellulare mentre si guida li fanno solo i patacca. Che lo sport si è già fermato abbastanza e che non vede l’ora di risalire in sella. Alex è fatto così: alla notizia che per il virus sarebbero slittate le Olimpiadi di Tokyo (e quindi le Paralimpiadi) a Radio 24 rispose con una battuta fulminante: “Che devo dire? È una notizia che mi taglia le gambe! Ma mi farò trovare pronto nel 2021, quando avrò 54 anni…”. Un mito.

Per questo Zanardi mette tutti d'accordo. Perchè punta sempre al meglio, anche se c 'è qualche buon motivo per lasciarsi andare al peggio. Ridendoci anche sopra, cosa difficilissima quando c'è di mezzo un handicap, una disabilità: temi spinosi su cui abbiamo sempre paura di esprimerci. Lui no, lo fa, con la leggerezza della farfalla e la forza di un leone. Nessuna vergogna, nessuna pietà. Anche nello sport. La sua vera impresa è stata quella di togliere quel triste velo di imbarazzo alla disabilità. Facendola marciare a testa alta verso qualsiasi traguardo. Gli italiani, non sempre “zanardiani” nei comportamenti, lo hanno eletto amico, fratello e modello. Fa piacere. Farebbe ancora più piacere se questa fortissima ondata emotiva la replicassero, in scala minore e con più continuità, nelle scelte quotidiane.

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Chi non ha (quasi) tradito le aspettative è l'Inter. «Voglio una squadra senza limiti», aveva detto Conte lanciando la volata per il finale di campionato prima del recupero con la Sampdoria. E i suoi, dopo le afasie col Napoli, hanno ritrovato, grazie ai gol di Lukaku e Lautaro Martinez, e agli assist di un ritrovato Erikssen, quella cattiveria agonistica che tanto piace al suo allenatore. Via dunque alla rincorsa per lo scudetto? Un po' di cautela non guasta, visto che la Samp, la squadra più colpita dal covid, e senza Quagliarella per infortunio, non è stata proprio granitica. Riuscendo comunque a rifilare il solito golletto ai nerazzurri per una distrazione della difesa.

Tornata a giocare a San Siro dopo tre mesi, L'Inter è sembrata vispa e combattiva. Più convinta. Con qualche black out da correggere nella ripresa. Bene, anzi benissimo, l'Atalanta che, dopo tutto quello che è successo a Bergamo, ha travolto il Sassuolo con un sonante 4-1. Come dire: per noi non è cambiato nulla. E la Juventus? Di solito il lunedi è il giorno di chiusura dei parrucchieri, ma in questa pazza coda di campionato post covid è anche il giorno in cui i bianconeri tornano a giocare in campionato, dopo l'amaro preambolo di Coppa Italia. L'avversario, il Bologna, non dovrebbe togliere il sonno alla capolista, però in casa Juve ci sono diversi tarli che rosicchiano la panchina di Sarri, uomo abituato al pelo e contro pelo dei barbieri ostili ma poco tollerante verso il rasoio amico. E nella Juve, come sempre succede quando si steccano le finali, si avverte quel lontano rumore di piatti rotti, molto sabaudo ma non per questo meno indolore, che non lascia tranquilli i suoi sostenitori. Vero che gli obbiettivi prioritari sono lo scudetto e la Champions, ma lasciarsi indietro, come le briciole di Pollicino, una finale dietro l’altra non fa bene al morale della truppa.

Quando si vince, anche i fenomeni come Ronaldo, stanno al coperto. Non mugugnano. Muti, aspettano che passi il loro momento grigio, e poi via tutti a festeggiare. Anche perchè, diciamolo, se Ronaldo sbaglia i rigori e non salta l'avversario neanche se quello soffre di sciatica, non è colpa degli schemi di Sarri, o del fatto che il tecnico lo mette in una posizione poco gradita. Anche se i primi violini sono da sempre molto sensibili agli apprezzamenti del direttore d'orchestra, sentire che Ronaldo, uomo al titanio, ha bisogno di essere coccolato come un cocker, beh, ci fa anche ridere…Ma come? Un fisicaccio come lui, che fa rulli e pesi anche il giorno di Pasqua, ha nostalgia delle carezza di Zidane o di Ancelotti?

A complicar le cose, si è messa anche la sorella di Cristiano, donna Ronaldina, a tirare il povero Sarri per la tuta. Chissà come se la ride Allegri, uno cui non sono bastati caterve di scudetti per piacere al popolo bianconero. Il calcio è un fenomeno strano. Ricordando Mario Corso, detto il “mancino di Dio”, molti si sono soffermati sul fatto che non piaceva troppo agli allenatori. Soprattutto ad Helenio Herrera, un tecnico bravissimo ma molto vanitoso che poco gradiva chi nell’Inter lo oscurava. E quando Mariolino si “assentava” o addirittura spariva come Ronaldo in questi giorni, Herrera ne reclamava la testa. Poi arrivava Angelo Moratti, il munifico presidente, apriva il portafoglio anche per HH, regalava una Mercedes a Corso, e tutto si rimetteva a posto. Finché le cose sono andate bene, naturalmente. Poi, quando i piatti hanno cominciato a rompersi sul serio, anche la Grande Inter è finita nelle teche della Rai a farci rimpiangere, nostalgia canaglia, quel calcio che non c'è più.

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