Intervento

L’intreccio di locale e globale leva di crescita e investimenti

La Regione ha aperto i bandi di ricerca, formazione e innovazione alle grandi aziende italiane e straniere. In Toscana ci sono più di 700 multinazionali con 56mila addetti e un fatturato di 25 miliardi

di Enrico Rossi


3' di lettura

In Toscana il 95% delle imprese ha meno di 10 dipendenti. Eppure, secondo le analisi di Irpet, 3.500 realtà del manifatturiero da sole assorbono il 40% degli addetti, il 68% del fatturato e l'80% dell'export. In questi anni la Regione Toscana ha ascoltato l'ecosistema produttivo e ha integrato le grandi imprese e multinazionali caratterizzate da forza finanziaria e presenza sui mercati globali con la specializzazione e la flessibilità tipiche dei soggetti cresciuti nei distretti produttivi locali. In questo quadro emergono imprese “dinamiche” di ogni tipo, dimensione e nazionalità, capaci di generare, alimentare, sviluppare intere filiere locali. Realtà come Nuovo Pignone, oggi Baker Hughes, attivano il 5% del PIL regionale con una filiera di 34 mila lavoratori nella sola Toscana. Consolidando questo nesso tra locale e globale la Regione Toscana dal 2010 ha aperto i propri bandi per la ricerca, la formazione, l'innovazione, finanziati con fondi europei, anche a grandi imprese italiane ed estere. Siamo partiti dalla convinzione che turismo e tradizione sono largamente insufficienti per assicurare solidità e presenza economica e che per agganciare le filiere lunghe e paneuropee bisogna collocarsi con una propria vocazione. La nostra nasce in Toscana ma ha la testa nel mondo.

L'attrazione investimenti è diventata così una vera e propria politica industriale, riuscendo a prevenire delocalizzazioni o sostenere trasformazioni. Ha funzionato come leva di crescita aggiuntiva grazie all'ingresso di capitali e competenze.

Questo impegno ha portato anche nuovi arrivi, sia nei settori ad alta artigianalità (es. pelletteria, agroalimentare) che in quelli high-tech (es. farmaceutica, meccanica). Al protezionismo abbiamo contrapposto una forte apertura alla rivoluzione tecnologica e alla sostenibilità ambientale, cercando di creare un contesto favorevole agli investitori. Grazie a questo la Toscana ha dimostrato una forte resilienza alla crisi. Oggi in regione operano più di 700 multinazionali. Generano 25 miliardi di fatturato con 56 mila addetti. La prima provenienza è la Francia, poi da USA e Germania. Queste multinazionali scelgono la Toscana per la qualità della ricerca, la competenza della forza lavoro, la coesione sociale e la stabilità istituzionale.

È dentro questo disegno generale che dieci anni fa decidemmo di istituire presso la presidenza regionale “Invest in Tuscany”, una struttura dedicata a nuovi investitori ed aziende già presenti sul territorio. Un “one-stop-shop” nei rapporti con la Regione in grado di ascoltare esigenze, fornire informazioni, ricercare aree di insediamento, coordinare i percorsi amministrativi interni ed esterni, creare contatti con partner locali (fornitori, università, enti pubblici). Per superare l'opacità e il caos, occorrono investitori lungimiranti ma per sviluppare rapporti di fiducia bisogna anche che istituzioni ed enti locali siano veloci e affidabili, rigorosi e non subalterni. Questo lavoro ha contribuito a fare della Toscana tra il 2014 e il 2018 la terza regione, dopo Lombardia e Lazio, per attrattività di investimenti. Lo scorso anno “Invest in Tuscany” ha seguito 99 investimenti per oltre 2 miliardi di capitali investiti. Nel 2016 i progetti erano 67, mentre nel primo semestre 2019 sono già 50 per più di 1 miliardo. Finora abbiamo siglato 50 protocolli d'intesa e 10 accordi di programma. Tra gli esempi si possono citare l'espansione di Eli Lilly (450 mln di investimento dal 2010), il piano di transizione energetica di Solvay (100 mln), il programma di ricerca “Galileo” di Nuovo Pignone (200 mln). Senza dimenticare gli investimenti nella siderurgia, moda, carta, nautica, energia, ferroviario, tessile, agrifood, digitale, oro, marmo, ecc..

Il 9 dicembre a Firenze, nell'ambito dell'evento “Why investing in Tuscany & Italy?” lancremo un'indagine conoscitiva su 140 multinazionali e grandi imprese. Abbiamo imparato che il segreto di questo ecosistema è la convivenza tra PMI e grandi imprese, italiane e straniere. Ora vogliamo capire dove è più opportuno potenziare gli investimenti pubblici per un'ulteriore crescita di imprese e lavoro. Quella toscana è una buona pratica ormai decennale. Forse anche i governi nazionali dovrebbero guardare con più attenzione a esperienze come questa.

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